A sera è dovuta intervenire la portavoce del governo francese, Sophie Primas, per ridurre l’impatto di una polemica già abbondantemente detonata, sull’asse Roma-Parigi: «Il viaggio di Giorgia Meloni da Trump? Non ci preoccupa, tutte le voci che permettono un dialogo con gli Usa sono benvenute, tanto più che Meloni ha indicato di essere solidale con l’Ue», è la versione che Primas consegna ai cronisti intorno alle 19, dopo una giornata di attriti tra l’esecutivo macronista e quello meloniano.
A innescare le reazioni del governo italiano è stato il ministro transalpino Marc Ferracci. «Se cominciamo ad avere discussioni bilaterali, questa dinamica di unità europea finirà per spezzarsi», ha avvertito il titolare dell’Industria di Parigi, a proposito della trasferta a Washington di Meloni, in programma il 17 aprile. Ferracci ha confermato che nel governo francese serpeggia il sospetto che la leader di FdI non vada negli Usa a rappresentare una posizione unitaria dell’Ue. O comunque non q…
A sera è dovuta intervenire la portavoce del governo francese, Sophie Primas, per ridurre l’impatto di una polemica già abbondantemente detonata, sull’asse Roma-Parigi: «Il viaggio di Giorgia Meloni da Trump? Non ci preoccupa, tutte le voci che permettono un dialogo con gli Usa sono benvenute, tanto più che Meloni ha indicato di essere solidale con l’Ue», è la versione che Primas consegna ai cronisti intorno alle 19, dopo una giornata di attriti tra l’esecutivo macronista e quello meloniano.
A innescare le reazioni del governo italiano è stato il ministro transalpino Marc Ferracci. «Se cominciamo ad avere discussioni bilaterali, questa dinamica di unità europea finirà per spezzarsi», ha avvertito il titolare dell’Industria di Parigi, a proposito della trasferta a Washington di Meloni, in programma il 17 aprile. Ferracci ha confermato che nel governo francese serpeggia il sospetto che la leader di FdI non vada negli Usa a rappresentare una posizione unitaria dell’Ue. O comunque non quella che Macron auspica. «Il rischio che giochi da sola c’è» punge Ferracci, rispondendo a una domanda sulla premier italiana. «Nessuno ha interesse a precipitarsi a Washington in ordine sparso per fare concessioni a Trump», commenta anche il ministro per gli Affari europei di Parigi, Benjamin Haddad.
Le reazioni italiane arrivano in batteria. I più irritati sono i “Fratelli”. «Mi pare che Macron vada serenamente a rappresentare la Francia negli Usa, non capisco perché contesti chi lo fa allo stesso modo», dice Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, uscendo dalla Camera intorno alle 6 di sera, poco prima della rettifica parigina. I toni sono questi: «Perché la missione di Meloni sarebbe rischiosa? Quando ci vanno i francesi non è rischiosa e quando ci vanno gli italiani sì? Quando Macron va in missione all’estero va bene e quando vanno gli altri no? La verità è che i francesi credono che ci siano stati di serie A e di serie B. L’Italia non vuole essere prima di nessuno, ma certo non seconda». Prima di Lollobrigida era intervenuto un altro big meloniano, il ministro degli Affari Ue, Tommaso Foti. «Vorrei fare una domanda agli amici francesi, così preoccupati per l’incontro Meloni-Trump: come mai quando il presidente Macron si reca a Washington tutto sembra andare bene, mentre quando è la Meloni ad andare, invece no? Rispetto e reciprocità».
Per il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, i francesi «evidentemente non hanno capito lo spirito di questa missione, l’Ue è ben contenta che l’Italia vada a parlare per sostenere le posizioni europee». Pure il segretario di Forza Italia allude all’attivismo di Macron. «Mi pare che la Francia di missioni ne abbia fatte tante. Noi siamo l’Italia e lavoriamo nell’interesse dell’Unione europea».
Al di là della precisazione serale, la distanza di Macron con l’approccio negoziale di Meloni, e parte della Commissione, è diventata evidente. Da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca, Roma e Parigi si sono di nuovo disallineate, prima sui negoziati di pace e le garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina e ora sulla risposta alla guerra commerciale. «Meloni deve scegliere da che parte stare», ripetono nell’entourage di Macron, sostenendo di avere messaggi contraddittori da Roma. «Prima si risponde, poi si negozia», è la posizione dell’Eliseo sui dazi. Tanto che il presidente francese ha spinto Bruxelles a minacciare il «bazooka» contro le tariffe. Mossa che Meloni non ha mai condiviso.
Sull’altro fronte, quello di Kiev, l’Italia non ha ancora confermato se parteciperà oggi a Bruxelles al vertice della coalizione dei “volenterosi”, progetto nato proprio su spinta franco-britannica.