✕

Regionali in Veneto, dopo lo stop della Consulta a Zaia nel centrodestra è tutti contro tutti

Il presidente del Veneto Luca Zaia 

Ascolta l'audio

La Lega (che spera comunque nel quater del governatore): “Rimanga a noi”. FdI spinge per Di Carlo. Forza Italia: due mandati più che sufficienti, e fa il nome di Tosi
1 minuti di lettura

"La sentenza sul terzo mandato è tecnica”. Il tentativo di Luca Zaia è evidente, tenersi aperta una porta ‘politica’ nel suo Veneto anche dopo la decisione della Corte costituzionale che mette fine alle speranze di ricandidarsi di Vincenzo De Luca, l’attuale presidente della Campania.

"Siamo di fronte a un Paese che, in alcune delle proprie norme, vive nell'ipocrisia. La sentenza, di natura tecnica, riguarda la Regione Campania", le parole esatte del ‘doge’ che addirittura sperava nel quarto, di mandato.

Ma la sentenza della Consulta ha un effetto dirompente in Veneto, che dovrebbe andare al voto in autunno. Tanto più che come dice chiaramente il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, “la Regione deve restare alla Lega, per noi è una questione esistenziale”. Parole che vorrebbero bloccare le mire di Fratelli d’Italia.

Zaia ci spera ancora: “Il nodo è politico”, dice a caldo, anche se all’indomani sembra rassegnato: “Al sottoscritto viene negata questa opportunità, ne prendo atto”. …

"La sentenza sul terzo mandato è tecnica”. Il tentativo di Luca Zaia è evidente, tenersi aperta una porta ‘politica’ nel suo Veneto anche dopo la decisione della Corte costituzionale che mette fine alle speranze di ricandidarsi di Vincenzo De Luca, l’attuale presidente della Campania.

"Siamo di fronte a un Paese che, in alcune delle proprie norme, vive nell'ipocrisia. La sentenza, di natura tecnica, riguarda la Regione Campania", le parole esatte del ‘doge’ che addirittura sperava nel quarto, di mandato.

Ma la sentenza della Consulta ha un effetto dirompente in Veneto, che dovrebbe andare al voto in autunno. Tanto più che come dice chiaramente il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, “la Regione deve restare alla Lega, per noi è una questione esistenziale”. Parole che vorrebbero bloccare le mire di Fratelli d’Italia.

Zaia ci spera ancora: “Il nodo è politico”, dice a caldo, anche se all’indomani sembra rassegnato: “Al sottoscritto viene negata questa opportunità, ne prendo atto”. Il leghista Molinari non nega l’effetto domino della sentenza, che avrà ripercussioni anche nelle regioni del Nord amministrate dalla destra: “I nostri veneti confidano che FdI ci lasci la regione”, sottolinea. Tuttavia il partito di Meloni non è un mistero che spinga per la candidatura del senatore Luca De Carlo, che però glissa: “Ai cittadini interessano di più i dazi rispetto a una sentenza utile ai toto-nomi”.

In realtà nei partiti che a Roma sono al governo la questione è tutt’altro che secondaria. Lo scambio ipotizzato è tra Veneto e Lombardia: ossia lasciare la prima alla Lega e la seconda, ora governata dal leghista Attilio Fontana, a FdI. Ma qui si voterà solo nel 2028 e il centrodestra è già in ebollizione. "Per Forza Italia due mandati sono più che sufficienti”, ha sentenziato la deputata azzurra Matilde Siracusano, che è anche sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento. “In Veneto il centrodestra troverà il miglior candidato possibile, noi ad esempio abbiamo Flavio Tosi, che ha già dimostrato di essere un ottimo amministratore”, ha aggiunto.

Nel risiko futuro, difficile che entri anche il Friuli Venezia Giulia (anche lì si vota nel 2028). Il suo presidente Massimiliano Fedriga, va dritto al punto: “Mi piace molto fare il presidente di regione e rispondere alla mia terra”. “La Consulta esclude le regioni a statuto speciale, – aggiunge – quindi anche il Friuli Venezia Giulia, dal limite dei due mandati. Adesso sarà il Consiglio regionale ad occuparsene, spetterà alla volontà dei consiglieri se approvare il terzo mandato".

Leggi i commenti