Poco prima della sentenza della Corte costituzionale ecco lungo il Transatlantico di Montecitorio un incontro anticipatore: un colloquio tra Elly Schlein e Roberto Fico, l’aspirante candidato governatore in Campania.
Impossibile non notarlo, quando nell’aria c’è la bocciatura della legge regionale che avrebbe permesso a Vincenzo De Luca di correre per la terza volta. Non a caso, quando si avrà la conferma che l’attuale presidente, suo malgrado, non si potrà ricandidare, a strettissimo giro il commissario del Pd in Campania, Antonio Misiani, fa un appello alla «responsabilità per aprire tutti insieme una pagina nuova». La frattura tra i dem campani è un rischio. La rabbia di De Luca è evidente: «È stata accolta una tesi strampalata, che ha fatto inorridire autorevoli costituzionalisti».
L’effetto della sentenza comunque è dirompente. Dalla Campania sale verso il Veneto, dove Luca Zaia sperava nel quarto mandato. Adesso, lo dice chiaramente il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari…
Poco prima della sentenza della Corte costituzionale ecco lungo il Transatlantico di Montecitorio un incontro anticipatore: un colloquio tra Elly Schlein e Roberto Fico, l’aspirante candidato governatore in Campania.
Impossibile non notarlo, quando nell’aria c’è la bocciatura della legge regionale che avrebbe permesso a Vincenzo De Luca di correre per la terza volta. Non a caso, quando si avrà la conferma che l’attuale presidente, suo malgrado, non si potrà ricandidare, a strettissimo giro il commissario del Pd in Campania, Antonio Misiani, fa un appello alla «responsabilità per aprire tutti insieme una pagina nuova». La frattura tra i dem campani è un rischio. La rabbia di De Luca è evidente: «È stata accolta una tesi strampalata, che ha fatto inorridire autorevoli costituzionalisti».
L’effetto della sentenza comunque è dirompente. Dalla Campania sale verso il Veneto, dove Luca Zaia sperava nel quarto mandato. Adesso, lo dice chiaramente il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, «la Regione deve restare alla Lega, per noi è una questione esistenziale». Parole che vorrebbero bloccare gli appetiti di Fratelli d’Italia.
Ma tornando alla Campania il patto del re Carlo, perché la star di Montecitorio ieri era il sovrano inglese, riguarda Pd e M5s. Alle regionali campane, che saranno in autunno, il campo largo correrà insieme e l’incontro tra Schlein e Fico segnala — tanto è vero che i due stavano anche per entrare insieme in Aula — che il nome forte, come aspirante successore di De Luca, è quello dell’ex presidente della Camera.
E infatti De Luca figlio, cioè Piero, apprezzato deputato dem dell’area riformista, la scorsa settimana, a riprova di un inizio di trattativa, ha pranzato in un ristorante del centro di Roma con Giuseppe Conte. I due hanno fatto passare l’incontro per un puro caso, ma di sicuro i destini della sinistra in Campania non possono prescindere da Vincenzo De Luca, che è elettoralmente molto radicato. Ma anche il futuro di Vincenzo De Luca non può passare dall’isolazionismo.
L’attuale governatore proverà ad alzare la posta più che può e questo al Nazareno lo mettono in conto. Potrebbe provare a imporre al Pd un candidato di propria fiducia, come il suo vice Fulvio Bonavitacola o l’assessora Lucia Fortini, arrivando a minacciare una candidatura autonoma, che con ogni probabilità porterebbe alla sconfitta dello sfidante di centrosinistra. Non è escluso, altra voce che si rincorre in Transatlantico, che il presidente della Campania chieda di celebrare le primarie per schierare un suo candidato. Di certo inizierà una lunga trattativa.
Schlein aveva già comunicato che, a prescindere dalla sentenza, De Luca non sarebbe stato ricandidato e ora, dalla segreteria, escludono anche nomi di diretta emanazione del governatore. Non sarà facile per il Pd tenere tutto insieme. «Chiederà almeno due assessorati di peso, sanità e bilancio», sono pronti a scommettere i deputati campani che seguono da vicino la partita.
Se in Campania la sentenza sbarra la strada a De Luca in Veneto, che dovrebbe andare al voto in autunno, Zaia ci spera ancora: «Il nodo è politico», dice. Il leghista Molinari non nega però che la sentenza avrà ripercussioni anche nelle regioni del Nord amministrate dalla destra. Zaia potrebbe essere costretto al passo indietro, ma «i nostri veneti confidano che FdI ci lasci la regione», sottolinea Molinari. Tuttavia il partito di Meloni già immagina la candidatura del senatore Luca De Carlo, che però glissa: «Ai cittadini interessano di più i dazi rispetto a una sentenza utile ai toto-nomi». In realtà il centrodestra ribolle. Si ipotizza uno scambio tra Veneto e Lombardia: lasciare la prima alla Lega e la seconda, ora governata dal leghista Attilio Fontana, a FdI. Ma qui si voterà nel 2028, una data troppo lontana nel tempo per essere terreno di una contrattazione che comunque alimenterà il conflitto tra gli alleati.