ROMA – In Aula i deputati sia di maggioranza sia di opposizione strabuzzano gli occhi quando prende la parola il leghista Simone Billi: «Noi ci opponiamo fermamente a questi 800 miliardi di debiti». A Montecitorio è in corso il dibattito sul piano di riarmo europeo con relativo voto sulle sei mozioni presentate, una di maggioranza e cinque di opposizione. Stefano Graziano, il capogruppo del Pd in commissione Difesa, scuote la testa e osserva: «In un’altra epoca si sarebbe andati al Quirinale a fare una verifica di governo. C’è un problema serio nella maggioranza».
I partiti che sostengono il governo hanno tre posizioni diverse, come è stato dimostrato dal voto espresso a Strasburgo: sì di Forza Italia al riarmo, no della Lega e astensione di Fratelli d’Italia. I leghisti sin da subito hanno bocciato il piano, mentre Forza Italia lo sostiene con l’obiettivo di arrivare a una difesa comune europea.
ROMA – In Aula i deputati sia di maggioranza sia di opposizione strabuzzano gli occhi quando prende la parola il leghista Simone Billi: «Noi ci opponiamo fermamente a questi 800 miliardi di debiti». A Montecitorio è in corso il dibattito sul piano di riarmo europeo con relativo voto sulle sei mozioni presentate, una di maggioranza e cinque di opposizione. Stefano Graziano, il capogruppo del Pd in commissione Difesa, scuote la testa e osserva: «In un’altra epoca si sarebbe andati al Quirinale a fare una verifica di governo. C’è un problema serio nella maggioranza».
I partiti che sostengono il governo hanno tre posizioni diverse, come è stato dimostrato dal voto espresso a Strasburgo: sì di Forza Italia al riarmo, no della Lega e astensione di Fratelli d’Italia. I leghisti sin da subito hanno bocciato il piano, mentre Forza Italia lo sostiene con l’obiettivo di arrivare a una difesa comune europea.
Le ripercussioni di tutto questo sono piombate ieri alla Camera. Il testo della maggioranza, che avrà il via libera con 144 voti a favore, per mettere d’accordo le forze di governo fa sparire la parola ReArm. Un’anomalia, secondo le opposizioni, che protestano durante tutto il corso dei lavori, chiedendone anche la sospensione. E infatti la mozione finisce sul tavolo della Giunta del regolamento perché, stando all’articolo 112, non si potrebbe abbinare il testo del centrodestra alle altre mozioni in un dibattito incentrato proprio sul piano di ReArm.
Si vedrà quale sarà la decisione. Intanto il documento di maggioranza impegna il governo «a proseguire nell’opera di rafforzamento delle capacità di difesa e sicurezza nazionale al fine di garantire la piena efficacia dello strumento militare». Parole fumose, secondo i partiti di minoranza.
Lo dice per primo il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi: «Il Parlamento è stato insultato perché la maggioranza, per uscire dai suoi problemi politici, palesati dall’intervento della Lega, ha abbinato una mozione che non è assolutamente abbinabile al ReArm». Chiara Braga, capogruppo Pd, chiede «una discussione senza scappatoie». Riccardo Magi di +Europa fa notare che «non è possibile che si votino documenti che non corrispondono a quello che si è detto in Aula». Parla di «trucco» Davide Faraone di Italia viva e Ettore Rosato di Azione aggiunge che dentro la mozione «c’è il nulla». Poi Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs definiscono Matteo Salvini «un fanfarone».
Tuttavia anche le opposizioni, le cui mozioni sono state tutte bocciate, non hanno una linea comune, piuttosto sono emerse le tre idee differenti. C’è chi boccia la proposta europea senza appello, come Avs e M5S. «Meloni svende l’Italia», dice Giuseppe Conte. Chi invece la sostiene, come +Europa, Azione e Italia viva. Il Pd, infine, si pone nel mezzo, con la richiesta di una «revisione radicale» del Piano di von der Leyen, indicando come obiettivo primario la difesa comune europea.