La maggioranza vuole promuovere all’estero le Università telematiche italiane. L’ira del M5S
di Ernesto FerraraUna spinta alle università telematiche, a quanto pare molto care al governo di centrodestra. Scoppia il caso, nelle commissioni Esteri e Cultura della Camera, sulla risoluzione a prima firma dei deputati FdI Giulio Tremonti e Federico Mollicone approvata nei giorni scorsi. Non due deputati qualsiasi ma i presidenti espressione delle maggioranze delle due commissioni. Dunque una risoluzione di peso.
Il testo parte dalla proposta di valorizzare anche aumentandone la dotazione finanziaria gli Istituti di cultura italiana all’estero, che sono 86, ma contestualmente impegna il governo a “valutare l’opportunità di sostenere iniziative per favorire la partecipazione da parte degli studenti stranieri, nei rispettivi paesi di residenza, ai corsi delle Università telematiche italiane, ferme restando le ipotesi previste dalla disciplina interna per lo svolgimento degli esami a distanza”. In pratica un invito a prevedere forme di promozione all’estero delle Università che propongono corsi on line…
Una spinta alle università telematiche, a quanto pare molto care al governo di centrodestra. Scoppia il caso, nelle commissioni Esteri e Cultura della Camera, sulla risoluzione a prima firma dei deputati FdI Giulio Tremonti e Federico Mollicone approvata nei giorni scorsi. Non due deputati qualsiasi ma i presidenti espressione delle maggioranze delle due commissioni. Dunque una risoluzione di peso.
Il testo parte dalla proposta di valorizzare anche aumentandone la dotazione finanziaria gli Istituti di cultura italiana all’estero, che sono 86, ma contestualmente impegna il governo a “valutare l’opportunità di sostenere iniziative per favorire la partecipazione da parte degli studenti stranieri, nei rispettivi paesi di residenza, ai corsi delle Università telematiche italiane, ferme restando le ipotesi previste dalla disciplina interna per lo svolgimento degli esami a distanza”. In pratica un invito a prevedere forme di promozione all’estero delle Università che propongono corsi on line, anche per stranieri. Nel testo della risoluzione si parla di quest’idea come “azione importantissima di politica culturale nazionale, particolarmente rilevante nei confronti di aree come l’Africa”, ricordando come oggi ormai le principali Università italiane e straniere abbiano modalità telematiche. Uno dei propositi dell’atto è quello di permettere che nei consolati e proprio nelle sedi degli istituti di cultura italiana all’estero gli studenti stranieri possano essere identificati per iscriversi alle università telematiche italiane.
Per farlo occorrono modifiche anche normative. Per il Movimento 5 Stelle, un’agevolazione alle Università telematiche. Un mondo abbastanza legato al centrodestra secondo il Movimento: “Abbiamo espresso netta contrarietà rispetto alla previsione inserita nella risoluzione approvata dalle Commissioni Esteri e Cultura della Camera, a firma Tremonti e Mollicone. Un testo che, da un lato, si propone legittimamente di valorizzare gli Istituti Italiani di Cultura all'estero, ma che dall'altro rivela con chiarezza il vero obiettivo: impegnare il governo a promuovere le iscrizioni degli studenti stranieri alle università telematiche italiane. Così facendo, si trasformano gli Istituti di Cultura, nati per promuovere la lingua, la storia e l'arte italiana nel mondo, in semplici piattaforme di reclutamento per atenei privati online” sferzano i deputati M5S in commissione cultura Anna Laura Orrico e Antonio Caso.
Per i 5S si tratta di “un'operazione che nulla ha a che fare con la promozione culturale e tutto con un'idea mercantilistica e strumentale dell'università. Il sapere, ancora una volta, viene subordinato alla logica del profitto, piegato agli interessi di un settore che da anni gode di attenzioni, agevolazioni e scorciatoie. È l'ennesimo segnale di un disegno chiaro: piegare la diplomazia culturale italiana a vantaggio di soggetti privati, snaturandone funzioni e finalità. Non si rafforza la cultura italiana all'estero promuovendo iscrizioni a corsi online, ma investendo seriamente nella qualità e nella presenza degli Istituti, nel personale, nelle attività artistiche e accademiche in loco. Nella nuova riformulazione addirittura gli impegni risultano persino peggiorati: si rafforza esplicitamente la spinta a favore delle università telematiche, trasformando gli Istituti Italiani di Cultura in strumenti di marketing. Ancora una volta, il sapere piegato al profitto” protestano Orrico e Caso.