Italo-americani contro la stretta sulla cittadinanza per gli avi, le richieste alla premier Meloni
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Non solo dazi. Nell’agenda della premier Giorgia Meloni, durante la sua visita a Washington della prossima settimana, ci sarà anche la furia degli italo-americani che rischiano di perdere l’opportunità per ottenere la cittadinanza del proprio paese d’origine, a causa del provvedimento con cui il governo ha appena cambiato le regole. Alcuni di loro intendono fare pressione sui parlamentari che li rappresentano al Congresso, affinché sollevino il problema con la presidente del Consiglio per ricevere eccezioni.
Nei giorni scorsi il governo, in particolare su iniziativa del ministro degli Esteri Tajani, ha cambiato le norme per la domanda del passaporto italiano, limitando questa possibilità a chi ha genitori o nonni nati nel nostro paese. Niente di più, risalendo lungo l’albero genealogico. Quindi niente bisnonni o trisavoli, magari emigrati dall’Italia appena dopo l’Unità. "La cittadinanza - ha spiegato il ministro - è una cosa seria". Quindi va subordinata ad un legame concr…
NEW YORK - Non solo dazi. Nell’agenda della premier Giorgia Meloni, durante la sua visita a Washington della prossima settimana, ci sarà anche la furia degli italo-americani che rischiano di perdere l’opportunità per ottenere la cittadinanza del proprio paese d’origine, a causa del provvedimento con cui il governo ha appena cambiato le regole. Alcuni di loro intendono fare pressione sui parlamentari che li rappresentano al Congresso, affinché sollevino il problema con la presidente del Consiglio per ricevere eccezioni.
Nei giorni scorsi il governo, in particolare su iniziativa del ministro degli Esteri Tajani, ha cambiato le norme per la domanda del passaporto italiano, limitando questa possibilità a chi ha genitori o nonni nati nel nostro paese. Niente di più, risalendo lungo l’albero genealogico. Quindi niente bisnonni o trisavoli, magari emigrati dall’Italia appena dopo l’Unità. "La cittadinanza - ha spiegato il ministro - è una cosa seria". Quindi va subordinata ad un legame concreto e reale con il nostro paese, e non sfruttata come un’opportunità commerciale.
Il ministro si riferiva in particolare al fenomeno della forte crescita delle domande per il passaporto in arrivo dall’America latina, soprattutto Venezuela, Brasile e Argentina. Il sospetto è che molte di queste persone non sappiano neppure dove sia l’Italia e non abbiano un vero interesse a diventare cittadini. Nel migliore dei casi sperano di ricevere qualche forma di assistenza dal nostro paese, mentre nel peggiore vogliono solo un documento che renda più facile l’ingresso negli Stati Uniti. Con il passaporto venezuelano, ad esempio, è ormai assai difficile ottenere un visto o qualsiasi permesso per entrare legalmente negli Usa, anche solo come turisti. Con quello emesso da Roma, invece, un Esta non si nega quasi a nessuno, e una volta entrati si può trovare il modo per restare.
L’amministrazione Trump non è contraria al provvedimento, perché la aiuta a frenare l’immigrazione illegale dall’America latina, ma per molti cittadini italo-americani rappresenta un vero disastro. Molti di loro avevano avviato da tempo le pratiche per ottenere la cittadinanza, magari pagando migliaia di dollari agli avvocati che li assistevano, ma adesso vedono svanire il sogno, oltre ai soldi già spesi.
La loro tipologia sociale è assai diversa da quella dei venezuelani o brasiliani che puntano ad usare il nostro passaporto come una chiave di accesso agli Usa. Nella maggior parte dei casi sono persone benestanti, che vogliono davvero riscoprire le proprie radici. Intendono investire nel paese dei loro avi, magari comprare case, tornare alle origini per la pensione. Se hanno perso le tracce precise del percorso compiuto dalla famiglia è stato per i casi della vita e le difficoltà incontrare nell’integrarsi, non per negligenza, trascuratezza e mancanza di reale affetto verso l’Italia. Quindi vivono il provvedimento del governo come un tradimento, uno schiaffo in faccia. La loro speranza ora è quella di sollevare la questione direttamente con Meloni, durante la sua missione a Washington, magari aiutati dalla pressione dei parlamentari. Lo scopo è ottenere il riconoscimento della diversità della loro storia, le condizioni e gli obiettivi, in modo da ricevere eccezioni che permettano di realizzare il sogno di tornare ad essere italiani. Anche perché sarebbe nell’interesse pratico ed economico di Roma.