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Fuga da via Arenula: lascia anche il dirigente del caso Almasri

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio 

 (ansa)

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Birritteri lascia l’ufficio degli Affari internazionali. Nei mesi scorsi gli addii del capo di gabinetto del ministro Nordio e del vertice del Dap
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ROMA – Prima il capo di gabinetto, Alberto Rizzo, a febbraio dello scorso anno: tante grazie e rientro in magistratura. Poi il capo del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, l’ex pm antimafia Giovanni Russo: dopo la vicenda Cospito e la condanna del sottosegretario Andrea Delmastro per rivelazione del segreto, anche sulla base delle dichiarazioni di Russo, il magistrato ha deciso a fine anno di lasciare una poltrona che non è stata ancora occupata. Ora è arrivato il turno di Luigi Birritteri, capo del Dipartimento per gli affari di Giustizia, scelto da Nordio nel 2023. E che adesso ha chiesto di lasciare via Arenula e di rientrare nei ranghi della magistratura nonostante avesse davanti ancora almeno un anno di lavoro. Birritteri non è un dirigente qualsiasi. Ma quello che ha visto passare sulla sua testa tutta la vicenda Almasri. È stato, infatti, il suo ufficio a gestire – come è previsto dalla legge, avendo la responsabilità sulla “cooperazione internazionale in mat…

ROMA – Prima il capo di gabinetto, Alberto Rizzo, a febbraio dello scorso anno: tante grazie e rientro in magistratura. Poi il capo del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, l’ex pm antimafia Giovanni Russo: dopo la vicenda Cospito e la condanna del sottosegretario Andrea Delmastro per rivelazione del segreto, anche sulla base delle dichiarazioni di Russo, il magistrato ha deciso a fine anno di lasciare una poltrona che non è stata ancora occupata. Ora è arrivato il turno di Luigi Birritteri, capo del Dipartimento per gli affari di Giustizia, scelto da Nordio nel 2023. E che adesso ha chiesto di lasciare via Arenula e di rientrare nei ranghi della magistratura nonostante avesse davanti ancora almeno un anno di lavoro. Birritteri non è un dirigente qualsiasi. Ma quello che ha visto passare sulla sua testa tutta la vicenda Almasri. È stato, infatti, il suo ufficio a gestire – come è previsto dalla legge, avendo la responsabilità sulla “cooperazione internazionale in materia civile e penale” – le interlocuzioni con la Corte penale internazionale e la Corte di appello di Roma. È il suo ufficio a occuparsi di tutti i mandati di estradizione.

La vicenda non è neutra. Un pezzo dell’indagine in corso al tribunale dei ministri punta infatti proprio a verificare come si sia mosso il Dag nella vicenda Almasri. E chi, e perché, abbia deciso di non rispondere ai magistrati romani provocando, nei fatti, la scarcerazione del presunto assassino e torturatore libico poi riportato immediatamente a casa. Da qui arriva infatti la decisione della procura di Roma – il solo atto “non dovuto”, dopo la denuncia dell’avvocato Li Gotti – di indagare il ministro della Giustizia Carlo Nordio per “omissione di atti di ufficio”.

Gli atti della Corte penale internazionale – e quanto è stato possibile ricostruire in queste settimane anche grazie alle dichiarazioni di Nordio - raccontano come la scelta sia stata tutta politica. Di Nordio, e del suo gabinetto. Mentre gli uffici che facevano riferimento al Guardasigilli avevano provato, documenti alla mano, a provare la scarcerazione del libico. «Il ministero - si legge nell’atto di accusa della Cpi - avrebbe dovuto rispondere alla richiesta del procuratore generale e trasmettere il 20 gennaio le richieste» al tribunale. Questo «avrebbe consentito alla Corte di appello di Roma di ordinare nuovamente la misura cautelare di Almasri».

Il punto è che la decisione è stata tutta di Nordio e del suo gabinetto. Il dipartimento – con i magistrati addetti – al contrario avevano trovato una strada possibile (un nuovo ordine di arresto, che avrebbe così sanato la questione procedurale posta dalla corte di appello) per evitare la scarcerazione. Ma la proposta era rimasta lettera morta. Su questo il tribunale dei ministri sta facendo una serie di accertamenti, documentali e non solo, circa il lavoro del Dipartimento. Quando questa storia finirà, però, è possibile che Birritteri già non ci sarà più.

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