ROMA – «È il Watergate italiano. Per questo sono convinto che Meloni non metterà il segreto di Stato sulla vicenda Paragon». A pronunciare, in chiaro, quello che da giorni in molti sussurrano sul caso del software spia israeliano, è Matteo Renzi . Il leader di Italia Viva - nel presentare la tessera del partito con il volto di Alcide De Gasperi - ha infatti evocato quella che da molti è considerata una possibilità: e cioè che il governo, davanti a una richiesta delle procure di andare in fondo alla vicenda Paragon, blocchi tutto in nome della sicurezza nazionale con il segreto di Stato.
«Il mio convincimento - ha detto Renzi - è che non c’è alcuna possibilità che il responsabile di questo attentato alla libertà democratica non venga chiaramente individuato, a meno che qualcuno non decida di mettere il segreto di Stato. Ma io sono certo che, per la sua storia personale e anche per quello che ha fatto recentemente, Giorgia Meloni non metterà il segreto su questa vicenda e consentirà di…
ROMA – «È il Watergate italiano. Per questo sono convinto che Meloni non metterà il segreto di Stato sulla vicenda Paragon». A pronunciare, in chiaro, quello che da giorni in molti sussurrano sul caso del software spia israeliano, è Matteo Renzi . Il leader di Italia Viva - nel presentare la tessera del partito con il volto di Alcide De Gasperi - ha infatti evocato quella che da molti è considerata una possibilità: e cioè che il governo, davanti a una richiesta delle procure di andare in fondo alla vicenda Paragon, blocchi tutto in nome della sicurezza nazionale con il segreto di Stato.
«Il mio convincimento - ha detto Renzi - è che non c’è alcuna possibilità che il responsabile di questo attentato alla libertà democratica non venga chiaramente individuato, a meno che qualcuno non decida di mettere il segreto di Stato. Ma io sono certo che, per la sua storia personale e anche per quello che ha fatto recentemente, Giorgia Meloni non metterà il segreto su questa vicenda e consentirà di sapere chi ha messo sotto controllo Francesco Cancellato».
L’intervento di Renzi arriva non per caso. Ma dopo le dichiarazioni dei rappresentanti di Paragon al Copasir. In quella sede, infatti, la società di software ha spiegato che i clienti hanno a disposizione un database all’interno del quale sono custoditi tutti i dati. Se dunque le procure volessero sapere chi e come è stato intercettato, dovrebbero chiedere la chiave alle agenzie di intelligence che usano il software. Il passaggio non è scontato. Perché fino a questo momento i Servizi hanno rivendicato un atteggiamento trasparente: seppur nel segreto del Copasir, non hanno avuto difficoltà ad ammettere che su Mediterranea c’è stato un lavoro di intelligence nell’ambito di un’indagine sul contrasto all’immigrazione clandestina. Sarebbero state effettuate delle intercettazioni ma tutte autorizzate, come prevede la legge, dalla procura generale di Roma. Diverso il discorso su Cancellato: nessuna attività, è stato detto. Dunque - ragionavano ieri fonti dell’intelligence - nei nostri database non può esserci nulla.
Un ragionamento che non convince però il deputato di Avs, Angelo Bonelli che annuncia un’interrogazione. «Cosa si vuole proteggere? Perché il governo resta in silenzio?».