Contro i giudici e contro il suo partito, rivendicando continuità. Quella continuità di cui al Nazareno, invece, non vogliono sentir parlare. Vincenzo De Luca appare in una diretta Facebook due giorni dopo la sentenza della Consulta che blocca la sua terza candidatura e di conseguenza anche quella di Luca Zaia in Veneto. «Vogliono che si decida a Roma», dice il governatore intravedendo già «il mercato delle candidature». Quindi chiede al Pd di partire «dai programmi in corso, dall’attuale lavoro di governo, non dalle nuvole». E traccia un profilo: «Dovrà essere chi ha dimostrato di saper governare, e non chi è il prodotto della politica politicante». Un avviso da leggere come uno stop a Roberto Fico. Insomma, il futuro della Campania, secondo lo sceriffo, non può prescindere da lui.
Eppure, per adesso, i contatti tra Elly Schlein e De Luca sono interrotti. «La cosa vergognosa è che le forze di opposizione non hanno detto una parola sulla sentenza», attacca De Luca parlando, in genera…
Contro i giudici e contro il suo partito, rivendicando continuità. Quella continuità di cui al Nazareno, invece, non vogliono sentir parlare. Vincenzo De Luca appare in una diretta Facebook due giorni dopo la sentenza della Consulta che blocca la sua terza candidatura e di conseguenza anche quella di Luca Zaia in Veneto. «Vogliono che si decida a Roma», dice il governatore intravedendo già «il mercato delle candidature». Quindi chiede al Pd di partire «dai programmi in corso, dall’attuale lavoro di governo, non dalle nuvole». E traccia un profilo: «Dovrà essere chi ha dimostrato di saper governare, e non chi è il prodotto della politica politicante». Un avviso da leggere come uno stop a Roberto Fico. Insomma, il futuro della Campania, secondo lo sceriffo, non può prescindere da lui.
Eppure, per adesso, i contatti tra Elly Schlein e De Luca sono interrotti. «La cosa vergognosa è che le forze di opposizione non hanno detto una parola sulla sentenza», attacca De Luca parlando, in generale, anche di «cialtroni». E Sandro Ruotolo, campano, componente della segreteria, spiega le ragioni di questo silenzio: «Vogliamo discontinuità, voltare pagina, superare De Luca, il deluchismo e il suo sistema di potere». E infatti, qualsiasi fosse stata la decisione della Corte, il Nazareno aveva già deciso che non avrebbe ricandidato il presidente uscente.
Questi sono i toni in vista della riunione di lunedì con i vertici dem campani, governatore escluso, che servirà a ragionare sulle elezioni d’autunno. L’ex presidente della Camera Roberto Fico del M5s resta il favorito. Ma «la partita è lunga», come ha detto il figlio Piero De Luca. E potrebbe riservare sorprese. L’obiettivo del Nazareno è non perdere pezzi. Di questo si ragiona da giorni. Le sirene di Forza Italia hanno iniziato a cantare: «Porte aperte ai deluchiani». Il commissario campano dem Antonio Misiani predica calma: «Evitiamo strappi». Ma una parte dei moderati potrebbe già essere in fuga verso il centrodestra.
E così Campania e Veneto possono legarsi in un complesso puzzle di cui si parla nel dietro le quinte: Matteo Piantedosi candidato del centrodestra per il dopo-De Luca consentirebbe a Matteo Salvini di traslocare al Viminale; a quel punto al Mit potrebbe andare Luca Zaia. Con il sogno realizzato del vicepremier e un ministero di peso per il presidente bloccato dalla Consulta (e dal governo), FdI avrebbe il via libera per guidare la coalizione nella regione lighista. Fantapolitica? Di certo la complessità del momento è tanta. La fiamma ha poi un altro sogno: espugnare Milano (dove si vota nel ‘26).
In via Bellerio in questi giorni ricordano la “saggezza” di Silvio Berlusconi, all’epoca capo di un governo di cui Giorgia Meloni e Ignazio La Russa erano ministri e poi della coalizione: con il Popolo della Libertà primo partito incontrastato e la Lega Nord piantata attorno al 4 per cento, nel 2010 concesse ai lumbard il via libera prima per Piemonte (con Roberto Cota) e Veneto (proprio con Zaia), poi nel 2013 per la Lombardia (con Roberto Maroni). Tradotto: Meloni prenda insegnamento, anche se si è primi, bisogna saper cedere. «Non abbiamo nessuna intenzione di giocare a Risiko — le parole di Giovanni Donzelli ieri dall’evento valdostano di FdI — In ogni regione sceglieremo il candidato migliore, senza guardare le bandierine».