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Albania, migranti in manette. Salvini difende gli agenti: “Noi sempre con loro”

Lo sbarco dei migranti ammanettati dalla Libra

 (reuters)

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Il vicepremier: “Mica potevamo dargli le uova di Pasqua”. Piantedosi: “Sono dei pregiudicati, scelta condivisa”
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ROMA – «Sui giornali titoli sui 40 immigrati condannati, in attesa di espulsione e trasferiti in Albania con le manette. E come dovevano trasferirli? Con le mimose? Con la colomba pasquale, con l’uovo pasquale? Pensa che gente strana siamo». Matteo Salvini difende la scelta di ammanettare i migranti. Lo fa aprendo la decima edizione della scuola politica della Lega, a Roma. Uno show a tutto campo: «Noi siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine senza se e senza ma».

«Una pratica normalissima, adottata dagli operatori in loro piena autonomia, una decisione che rivendico e condivido». Così invece il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. I migranti giovedì scendevano dalla nave Libra ed erano diretti al Centro di permanenza per i rimpatri di Shengjin. «Si tratta di persone che sono state trasferite in limitazione della libertà personale anche per effetto di provvedimenti assunti dall’autorità giudiziaria», ha spiegato il ministro dell’Interno, sottolineando che tra loro «c’era…

ROMA – «Sui giornali titoli sui 40 immigrati condannati, in attesa di espulsione e trasferiti in Albania con le manette. E come dovevano trasferirli? Con le mimose? Con la colomba pasquale, con l’uovo pasquale? Pensa che gente strana siamo». Matteo Salvini difende la scelta di ammanettare i migranti. Lo fa aprendo la decima edizione della scuola politica della Lega, a Roma. Uno show a tutto campo: «Noi siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine senza se e senza ma».

«Una pratica normalissima, adottata dagli operatori in loro piena autonomia, una decisione che rivendico e condivido». Così invece il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. I migranti giovedì scendevano dalla nave Libra ed erano diretti al Centro di permanenza per i rimpatri di Shengjin. «Si tratta di persone che sono state trasferite in limitazione della libertà personale anche per effetto di provvedimenti assunti dall’autorità giudiziaria», ha spiegato il ministro dell’Interno, sottolineando che tra loro «c’erano cinque casi di condanna per violenza sessuale, un caso di tentato omicidio, reati contro il patrimonio, furti, resistenza a pubblico ufficiale. Un ampio campionario di precedenti», tale da qualificarli «come persone pericolose». E pertanto «condurli senza alcuna limitazione alla libertà di movimento avrebbe significato esporre il personale di accompagnamento a dei rischi. Per scongiurarli si sarebbe dovuto quadruplicare il numero delle persone in attività di accompagnamento, impiegare almeno un’altra nave e fare un trasferimento molto costoso. Qualcuno ci avrebbe accusato di spendere molti soldi».

«Il ricorso alle manette è stato adottato per persone trattenute nei Cpr e ora in Albania non perché abbiano commesso un reato, ma perché destinatarie di un provvedimento amministrativo di espulsione, cioè perché hanno un documento scaduto», denuncia il Tai, il Tavolo Asilo e immigrazione. «Un’insopportabile esibizione di crudeltà».

Piantedosi è a Napoli. Al Med5 dei ministri dell’Interno, l’organismo che raggruppa i rappresentanti di Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna. L’intedimento è di insistere sulla linea dei rimpatri volontari assistiti e di chiedere alla Ue maggiori finanziamenti per gli «Stati membri in prima linea», anche «nella considerazione che le frontiere esterne sono gestite da questi ultimi per il bene dell’intera Unione». L’altra priorità esplicitata è quella del contrasto «ai trafficanti degli esseri umani». La linea è stata fissata in documento di ventisei punti.

Ma torniamo a Salvini. E al suo comizio davanti agli studenti del Carroccio. Ce l’ha con i tedeschi che «comprano i carri armati», attacca Macron che «si sente Napoleone», se la prende con Sanchez che è andato in visita da Xi, attacca la burocrazia di Bruxelles, dice no ai controdazi, spera ancora in un veneto a guida leghista dopo lo stop al terzo mandato di Zaia. Il disastro di Trump invece è assente dalla narrazione. Attacca l’Unione europea descritta come «un club, dove noi paghiamo la nostra tessera associativa e c’è chi ha la tessera gold e fa quello che vuole. Io odio l’arroganza e la violenza di chi salta la fila. Unione de che?»

Chi sarebbero questi maleducati?

Francesi e tedeschi che «possono fare quel cavolo che vogliono a prescindere dalle regole e dal rispetto degli altri. I tedeschi prevedono cinquanta miliardi come fossero spiccioli per aiutare le loro imprese e comprare armi, e la storia insegna che quando i tedeschi comprano armi non sempre è una buona notizia. Se poi mettono 500 miliardi nel loro sistema industriale, facendo sconti sulle bollette delle industrie tedesche, dove sta la parità di condizioni». Meloni in settimana a Washington «proverà a essere sintesi tra Europa e Stati Uniti, perché bisogna trattare insieme». La priorità «non prevede guerre commerciali». È mettere in sicurezza «i posti di lavoro e gli imprenditori, e quindi no ai riarmi europei».

E il dopo Zaia? Con Fratelli d’Italia che rivendica il Veneto? «Noi non imponiamo niente a nessuno, ma sicuramente la tradizione di buon governo della Lega è sotto gli occhi di tutti e quindi, tendenzialmente: squadra che vince non si cambia». Insomma, la Lega non vuole cedere.

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