VARSAVIA – Duemila miliardi di dollari. Nella valigetta di intenzioni, propositi e proposte (ma anche avvertimenti) che il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, si porterà dietro domani partendo per Washington, c’è anche questa cifra. Di cosa si tratta? Della quantità di titoli di Stato americani detenuta nell’area euro. Sostanzialmente i titoli di Stato a Stelle e strisce comprati dagli europei. Quasi l’8 per cento di tutto il debito pubblico Usa.
Perché nella guerra dei dazi stanno entrando con sempre più prepotenza le armi della finanza. La gestione del debito e la quotazione di dollaro e euro. E tra gli argomenti che la Commissione intende utilizzare per convincere Donald Trump, ci sono anche questi duemila miliardi.
Sefcovic incontrerà domani i suoi omologhi statunitensi per riannodare i fili di una trattativa che si era interrotta bruscamente due settimane fa. L’esponente slovacco dell’esecutivo europeo, che sta diventando un fedelissimo di Ursula von der Leyen, si presen…
VARSAVIA – Duemila miliardi di dollari. Nella valigetta di intenzioni, propositi e proposte (ma anche avvertimenti) che il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, si porterà dietro domani partendo per Washington, c’è anche questa cifra. Di cosa si tratta? Della quantità di titoli di Stato americani detenuta nell’area euro. Sostanzialmente i titoli di Stato a Stelle e strisce comprati dagli europei. Quasi l’8 per cento di tutto il debito pubblico Usa.
Perché nella guerra dei dazi stanno entrando con sempre più prepotenza le armi della finanza. La gestione del debito e la quotazione di dollaro e euro. E tra gli argomenti che la Commissione intende utilizzare per convincere Donald Trump, ci sono anche questi duemila miliardi.
Sefcovic incontrerà domani i suoi omologhi statunitensi per riannodare i fili di una trattativa che si era interrotta bruscamente due settimane fa. L’esponente slovacco dell’esecutivo europeo, che sta diventando un fedelissimo di Ursula von der Leyen, si presenterà allora nella capitale americana almeno con due richieste.
La prima può essere considerata una conseguenza della scelta compiuta ieri su telefonini e computer. Sostanzialmente, l’Ue chiede di sospendere o ridimensionare i dazi rimasti in vigore su acciaio, alluminio e auto. «Gli americani — faceva infatti notare ieri il ministro degli Esteri francese, Eric Lombard — hanno sospeso solo una parte delle misure annunciate. Mantengono l’aumento del 10% dei dazi doganali per tutti i prodotti europei importati negli Stati Uniti, per non parlare delle misure sull’acciaio e sulle automobili che vengono confermate. Quindi ci troviamo di fronte a delle cattive notizie meno cattive del previsto. Per questo motivo l’Europa deve continuare a mantenere la pressione». L’Unione, dunque, considera il passo indietro anche su questi tre beni un atto di buona volontà che porrebbe il negoziato sui binari migliori.
La seconda richiesta è di discutere su quella che la presidente della Commissione ha chiamato «zero per zero»: ossia annullare le tariffe reciproche. Creare così un’area di libero scambio vera, in cui entrambi i continenti sotterrano le asce di guerra.
E poiché ormai nel Vecchio continente nessuno si fida più del Tycoon, oltre a tutte le contromisure commerciali — dalle tariffe alla web tax — viene messa nel conto la possibilità di utilizzare l’argomento del debito pubblico. Lo stock statunitense infatti ammonta a oltre 36 mila miliardi di dollari. Di questi, oltre ottomila sono detenuti all’estero. Il 25 per cento dei quali nell’eurozona. E altri mille miliardi sono nelle mani dei cinesi. E allora sul tavolo l’Ue vuole mettere anche questo fattore. Sapendo che complessivamente oltre seimila miliardi di titoli scadono entro un anno.
Se dunque quella montagna di titoli iniziasse a sgretolarsi, per la Casa Bianca — come hanno dimostrato gli ultimi giorni — non sarà facile ricostruirla. Senza contare che nelle relazioni riavviate tra Bruxelles e Pechino un dossier è proprio riservato alla gestione e all’acquisto dei bond. Nel vertice Ue-Cina che si terrà a luglio inevitabilmente questo tema sarà tra quelli centrali da discutere. E probabilmente la presidente della Commissione potrebbe incontrare qualche settimana prima il premier cinese Li Qiang. La guerra dei dazi, insomma, sta sconfinando nel conflitto finanziario.