C’è una ragione in più per cui Giorgia Meloni intende portare a Washington la promessa di non seguire alcune capitali europee nel dialogo con la Cina: la sicurezza. L’Italia, secondo la premier, non può scontrarsi con Washington per la semplice ragione che dagli Usa dipende buona parte della difesa da eventuali aggressioni esterne. Contano le basi Nato sulla penisola, come la dotazione nucleare messa a disposizione dagli americani. Anche solo un parziale disimpegno aprirebbe una crepa, soprattutto se si considerano le ultime mosse di Putin, che confermano l’aggressività di Mosca. Una linea che implicitamente conferma anche Antonio Tajani, in missione in Giappone. «È una sesquipedale sciocchezza dire: “Adesso parlo con la Cina per fare un dispetto agli americani”. Gli Stati Uniti sono il nostro alleato tradizionale e non possiamo pensare di barattare la loro amicizia con quella della Cina, per fare loro un dispetto. Sarebbe un errore clamoroso».
E dunque, la presidente – che atterrer…
C’è una ragione in più per cui Giorgia Meloni intende portare a Washington la promessa di non seguire alcune capitali europee nel dialogo con la Cina: la sicurezza. L’Italia, secondo la premier, non può scontrarsi con Washington per la semplice ragione che dagli Usa dipende buona parte della difesa da eventuali aggressioni esterne. Contano le basi Nato sulla penisola, come la dotazione nucleare messa a disposizione dagli americani. Anche solo un parziale disimpegno aprirebbe una crepa, soprattutto se si considerano le ultime mosse di Putin, che confermano l’aggressività di Mosca. Una linea che implicitamente conferma anche Antonio Tajani, in missione in Giappone. «È una sesquipedale sciocchezza dire: “Adesso parlo con la Cina per fare un dispetto agli americani”. Gli Stati Uniti sono il nostro alleato tradizionale e non possiamo pensare di barattare la loro amicizia con quella della Cina, per fare loro un dispetto. Sarebbe un errore clamoroso».
E dunque, la presidente – che atterrerà nella capitale americana mercoledì sera, per poi essere ricevuta giovedì nello Studio ovale - si mostrerà disposta a ragionare con il tycoon su ogni dossier. Senza preclusioni. Ad esempio: gli americani considerano inaccettabile il partenariato globale siglato con Pechino proprio dall’esecutivo di Meloni, per sostituire il memorandum sulla Via della seta. Vigilano sulla penetrazione cinese nei porti italiani (in cima alla lista resta quello di Trieste), così come sulle operazioni industriali che coinvolgono il colosso asiatico. Non a caso, la premier ricorderà che in diverse occasioni è stato già utilizzato il golden power: recentemente con il socio cinese in Pirelli.
Ovviamente, il percorso impone cautela, perché nessuno può ormai fidarsi di Trump. «Siamo usciti dalla Via della Seta – ricorda Tajani - ma continuiamo a lavorare con Pechino». Accanto alle promesse sulla Cina, la premier porterà a Washington anche la certezza di arrivare al vertice Nato di giugno al 2% di spese militari per l’Alleanza. E ribadirà lo sforzo per evitare una guerra commerciale, puntando su un’area di libero scambio transatlantico e sul commercio di gas. «La missione di Meloni - giura il ministro degli Esteri - porterà beneficio anche alla Ue».
Le opposizioni pensano esattamente il contrario. Bollano la visita come inutile, forse persino controproducente. «Finora la tanto sbandierata amicizia tra Meloni e Trump non ha portato nulla di buono per l’Italia - dice il dem Antonio Misiani - Il rischio è che l’incontro si traduca solo in una photo opportunity utile alla propaganda interna. Il punto di fondo è che il negoziato lo deve fare l’Europa, non i singoli paesi. Perciò ci auguriamo che la premier tenga fede all’impegno di non rompere il fronte europeo». Ancora più duro Nicola Fratoianni, a nome di Avs: «la presidente del Consiglio sta mettendo in campo una strategia di resa: va ad incontrare il tycoon per dire sì a tutte le sue richieste e le sue pretese. Compreremo più gas liquido, che costa tantissimo e fa danni all’ambiente, e un sacco di armi americane per ingrassare le loro industrie e impoverire il nostro Paese e il nostro continente».
Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Conte: «Spero che Meloni abbia un sussulto di orgoglio a nome di tutta l’Italia: sino a qui l’abbiamo vista esibire la bandiera del sovranismo, ma la realtà parla di una sudditanza rispetto alla Ue e a Washington. Confido che non se ne torni con grandi impegni di acquisto di armi americane e di gas americano». L’ex premier giallorosso difende anche il memorandum da lui firmato con Pechino: «Non è stata una bella mossa stracciare l’accordo della via della Seta». Più morbido invece Carlo Calenda: «Ovvio che Meloni accetti l’invito degli Stati Uniti come hanno fatto Macron e Starmer, la polemica intorno alla sua visita di Stato è stupida. Il punto è cosa fa quando va a Washington. Trump cercherà di spaccare l’Europa. Lì si vedrà se lei è una leader che tiene il fronte europeo unito, oppure se cede alle lusinghe del presidente Usa. Questa per la nostra premier è la prova del nove».