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Decreto Sicurezza, l’Anm: “Norme a rischio di incostituzionalità, sanzioni sproporzionate”

(ansa)

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Il sindacato delle toghe critica il provvedimento: “Pone seri problemi di metodo e di merito, già denunciati dall'accademia e dall'avvocatura”
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I motivi di contrarietà, alla fine, erano così diffusi e pesanti da aver superato anche le divisioni interne all’Associazione nazionale magistrati. “Possibili profili di illegittimità costituzionale nel decreto Sicurezza”, denuncia l’Anm presieduta da Cesare Parodi, nero su bianco, in una nota della giunta esecutiva al completo, contro le norme varate in Consiglio dei ministri dieci giorni fa, entrate in vigore da sabato scorso. La lotta al decreto che introduce nuovi reati e aggrava le pene, specie sul terreno del dissenso e delle reazioni nelle carceri, diventa un fronte insidioso per il governo: il primo che riesca ad unire magistrati e avvocati, dopo lo scontro durissimo sulla separazione delle carriere che li aveva visti su barricate opposte . Contro i nuovi reati del dl Sicurezza, invece, l’Unione delle Camere penali, presidente Francesco Petrelli, ha appena proclamato tre giorni di sciopero, il 5, 6 e 7 maggio, proprio contro la “riproposizione di politiche securitarie e carcer…

I motivi di contrarietà, alla fine, erano così diffusi e pesanti da aver superato anche le divisioni interne all’Associazione nazionale magistrati. “Possibili profili di illegittimità costituzionale nel decreto Sicurezza”, denuncia l’Anm presieduta da Cesare Parodi, nero su bianco, in una nota della giunta esecutiva al completo, contro le norme varate in Consiglio dei ministri dieci giorni fa, entrate in vigore da sabato scorso. La lotta al decreto che introduce nuovi reati e aggrava le pene, specie sul terreno del dissenso e delle reazioni nelle carceri, diventa un fronte insidioso per il governo: il primo che riesca ad unire magistrati e avvocati, dopo lo scontro durissimo sulla separazione delle carriere che li aveva visti su barricate opposte . Contro i nuovi reati del dl Sicurezza, invece, l’Unione delle Camere penali, presidente Francesco Petrelli, ha appena proclamato tre giorni di sciopero, il 5, 6 e 7 maggio, proprio contro la “riproposizione di politiche securitarie e carcerocentriche inutili e inique”.

Il carico da novanta ora arriva dalle toghe, che mettono sotto accusa le “sanzioni sproporzionate” contro condotte “che sono spesso frutto di marginalità sociale” oppure contro “la resistenza passiva nelle carceri e nei Cpr” che “produce effetti criminogeni”. Una nota che cade esattamente 24 ore prima dell’incontro , fissato per domani 15 aprile, tra l’Anm e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

“Il decreto Sicurezza pone seri problemi di metodo e di merito, già denunciati dall'accademia e dall'avvocatura”. Sul metodo, argomentano i magistrati, “perché il ricorso al decreto legge ha posto nel nulla un fecondo dibattito in parlamento che durava da oltre un anno”. Ma è sul merito che si addensano le critiche: “Le quattordici nuove fattispecie incriminatrici, l'inasprimento delle pene di altri nove reati e l'introduzione di aggravanti prive di fondamento razionale danno vita a un apparato normativo che non si concilia facilmente con i principi costituzionali di offensività, tassatività, ragionevolezza e proporzionalità". Inoltre - prosegue l'Anm - incriminare la resistenza passiva nelle carceri e nei Cpr, e dunque la resistenza non violenta e la semplice manifestazione del dissenso, produce effetti criminogeni, con il rischio concreto che lo stato di detenzione diventi il presupposto per l'irrogazione di nuove e ulteriori condanne. E ancora, nonostante la gravissima situazione carceraria, più volte denunciata, si introducono nuove ipotesi di esclusione delle misure alternative e dei benefici penitenziari, oltre al carcere per le donne incinte. A fronte di ciò, non vengono previste misure per fronteggiare la drammatica situazione degli istituti penitenziari o per potenziare gli strumenti a disposizione della magistratura di sorveglianza, aumentando le dotazioni anche per il finanziamento di strutture alternative". La nota esprime un auspicio: che “in sede di conversione del dl sicurezza possano essere adottati tutti i correttivi necessari a scongiurare i rischi di un diritto penale simbolico”. Invitando avvocatura e accademia “a una riflessione comune sull'uso dello strumento penale come mezzo di controllo sociale e sui possibili profili di illegittimità costituzionale che alcune delle norme contenute nel decreto presentano".

Già due settimane fa, nella riunione del comitato direttivo centrale dell’Anm, il segretario Rocco Maruotti aveva aperto i lavori commentando negativamente il via libera, in Consiglio dei ministri, del decreto sicurezza: “Norme che lanciano un messaggio inquietante”. Parole giudicate precipitose al suo interno, perché non condivise adeguatamente con la giunta. Subito dopo, erano arrivati gli strali da parte della destra. “Nuovo sciagurato attacco della politica”, “Ingerenza inaccettabile”, “i magistrati non hanno potere di veto”.

Poi, lo studio delle norme ha prodotto la levata di scudi. Critiche severe erano già arrivate da voci autorevoli della magistratura e dell’Accademia, tra cui quella dell’ex presidente di Magistratura democratica, Nello Rossi, che aveva parlato di “pessimo segnale alla democrazia e rischio di una spirale dell’ordine pubblico”.

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