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Migranti trattati da criminali, la denuncia del Pd e del comitato dei rifugiati nel centro di Gjader

Il centro migranti di Gjader in Albania

 

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Emergono storie terribili durante il viaggio da Brindisi all’Albania, come il divieto di andare in bagno per una persona con problemi di salute
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GJADER (ALBANIA) - Far apparire i migranti trasferiti in Albania come un manipolo di criminali meritevoli di una sorta di 41 bis all’estero. Isolati dal mondo e con scarse capacità di tutelare i propri diritti. Per i parlamentari dell’opposizione e i volontari del Comitato italiano rifugiati che anche ieri hanno visitato il centro di Gjader è questa la strategia del governo Meloni per riconquistare il consenso intorno all’operazione, fallimentare nella prima fase, di delocalizzazione dei flussi migratori. Denuncia Andrea Casu, il deputato del Pd che ha trascorso la domenica delle Palme nel bunker con il collega Fabio Porta, con l’europarlamentare Cecilia Strada e con l’avvocata Donatella Tanzariello: “Siamo entrati in un buco nero dello Stato di diritto. Loro sono qui da quarantott’ore ma non ci hanno consentito di conoscere nemmeno l’elenco dei migranti e i criteri in base ai quali li hanno portati qui”. E a Fabio Rampelli, il vicepresidente di Fratelli d’Italia che dice “la sinistra…

GJADER (ALBANIA) - Far apparire i migranti trasferiti in Albania come un manipolo di criminali meritevoli di una sorta di 41 bis all’estero. Isolati dal mondo e con scarse capacità di tutelare i propri diritti. Per i parlamentari dell’opposizione e i volontari del Comitato italiano rifugiati che anche ieri hanno visitato il centro di Gjader è questa la strategia del governo Meloni per riconquistare il consenso intorno all’operazione, fallimentare nella prima fase, di delocalizzazione dei flussi migratori. Denuncia Andrea Casu, il deputato del Pd che ha trascorso la domenica delle Palme nel bunker con il collega Fabio Porta, con l’europarlamentare Cecilia Strada e con l’avvocata Donatella Tanzariello: “Siamo entrati in un buco nero dello Stato di diritto. Loro sono qui da quarantott’ore ma non ci hanno consentito di conoscere nemmeno l’elenco dei migranti e i criteri in base ai quali li hanno portati qui”. E a Fabio Rampelli, il vicepresidente di Fratelli d’Italia che dice “la sinistra sta dalla parte dei delinquenti”, Casu risponde a muso duro: “Se ci sono criminali con reati odiosi come l’adescamento di minorenni, a cosa serve portarli qui se hanno già un accordo con i loro Paesi d’origine per rimpatriarli? Procedano direttamente, senza sprecare soldi che sarebbero utili invece per contrastare la criminalità nelle strade. E senza costruire inutili monumenti alla propaganda per giustificare il loro flop”.

Ai parlamentari e al Cir i migranti hanno raccontato storie diverse. Molti di loro hanno solo denunce per violazioni amministrative. Uno di loro, un uomo del Bangladesh, è stato riportato in Italia, a Bari, e sarebbe a piede libero perché in realtà un giudice aveva già sospeso l’esecuzione del suo provvedimento di espulsione. “Bisogna verificare se c’è danno erariale”, commenta Casu. Terribili, se verificati, i racconti del viaggio da Brindisi al porto di Shengjin: uno dei quaranta cittadini trasferiti, con problemi di salute, ha raccontato che gli avrebbero vietato perfino di andare in bagno e se la sarebbe fatta addosso, senza ottenere un ricambio fino all'arrivo. Tanzariello ha chiesto di verificare le visite di idoneità: “Alcune risalgono addirittura al 2024, mentre l’ente gestore del centro aveva chiesto che non fossero precedenti alle 72 ore prima dell’arrivo in Albania”. Continuano poi le proteste e gli atti di autolesionismo: un altro ieri sera, dopo i tre di venerdì.

Tra i racconti raccolti dal gruppo di ispezione, c’è la storia di un ragazzino di vent’anni, arrivato da sette mesi dal Bangladesh, che non ha fatto neanche in tempo ad imparare l’italiano. Altri, invece, sono da trent’anni in Italia. Dove c’è chi ha figli e chi ha i genitori, chi una compagna: se quest’ultimo si sposasse, otterrebbe la cittadinanza italiana e potrebbe lasciare Gjader. Molti sono pronti a dimostrare di non aver più nessun riferimento nei loro paesi d’origine.

La prima domenica in Albania i 39 migranti la trascorrono giocando a calcio nello spiazzo tra i moduli. Hanno ottenuto un pallone ma chiedono anche libri e televisori. Lo hanno capito, il tempo che dovranno trascorrere lì sarà molto lungo. E non sarà facile ricevere le visite di fidanzati e parenti, come in Italia. Un gruppo di uomini di nazionalità diverse - nigeriani, pachistani, bangladesi, georgiani, marocchini, moldavi, tunisini – sotto le montagne di Kakarriqi, frazione di Gjader semidisabitata che deve il nome a una tribù conosciuta nel Medioevo dai veneziani. Bollati in blocco come stupratori e criminali efferati secondo il centrodestra. “Rampelli – attaccano Casu e Porta – afferma di conoscere i reati per cui sarebbero incriminati. Ma né noi, né le organizzazioni umanitarie che seguono da vicino il caso, abbiamo avuto accesso ad alcuna informazione ufficiale di questo tipo nonostante le ripetute richieste. Perché lui li conosce? Il governo sta forse utilizzando dati riservati per alimentare la propria propaganda politica attraverso i partiti di maggioranza? Il ministro dell’Interno Piantedosi e Rampelli devono chiarire subito, pubblicamente”.

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