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Così lo zar si prende gioco del tycoon

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L’efferato attacco missilistico russo contro le famiglie che affollavano le vie di Sumy nella Domenica delle Palme, una delle festività più sentite in Ucraina, dimostra che Vladimir Putin non ha alcuna intenzione di rispettare la tregua proposta dalla Casa Bianca e accettata da Kiev
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L’efferato attacco missilistico russo contro le famiglie che affollavano le vie di Sumy nella Domenica delle Palme, una delle festività più sentite in Ucraina, dimostra che Vladimir Putin non ha alcuna intenzione di rispettare la tregua proposta dalla Casa Bianca e accettata da Kiev, come ha ricordato ieri il ministro degli Esteri Andriy Sybiha. Ed è la riprova che lo zar, formatosi nel Kgb, continua a prendersi gioco del tycoon, diventato presidente, senza che questi dia segno di accorgersene. Ma la «vile e orribile» strage di Sumy, come l’ha definita Giorgia Meloni, sottolinea anche quanto prono, verso Putin, e dilettantesco sia l’atteggiamento dell’eterogenea squadra che Trump ha scelto per porre fine alla guerra «in ventiquattr’ore» secondo una promessa elettorale ormai ampiamente scaduta. Conferma, altresì, quanto al presidente americano poco importi della pace in Ucraina. E quanto, invece, gli interessi il rapporto bilaterale con la Russia, e personale con Putin.

Come ha scritto…

L’efferato attacco missilistico russo contro le famiglie che affollavano le vie di Sumy nella Domenica delle Palme, una delle festività più sentite in Ucraina, dimostra che Vladimir Putin non ha alcuna intenzione di rispettare la tregua proposta dalla Casa Bianca e accettata da Kiev, come ha ricordato ieri il ministro degli Esteri Andriy Sybiha. Ed è la riprova che lo zar, formatosi nel Kgb, continua a prendersi gioco del tycoon, diventato presidente, senza che questi dia segno di accorgersene. Ma la «vile e orribile» strage di Sumy, come l’ha definita Giorgia Meloni, sottolinea anche quanto prono, verso Putin, e dilettantesco sia l’atteggiamento dell’eterogenea squadra che Trump ha scelto per porre fine alla guerra «in ventiquattr’ore» secondo una promessa elettorale ormai ampiamente scaduta. Conferma, altresì, quanto al presidente americano poco importi della pace in Ucraina. E quanto, invece, gli interessi il rapporto bilaterale con la Russia, e personale con Putin.

Come ha scritto su Telegram Kirill Dmitriev, amministratore del fondo sovrano russo, dopo due giorni passati in gran mistero alla Casa Bianca grazie a una sospensiva delle sanzioni nei suoi confronti: «La comprensione delle posizioni russe apre nuove possibilità per una cooperazione costruttiva, inclusi investimenti e rapporti economici». Sulla guerra in Ucraina neppure mezza riga. Dopotutto business is business: Dmitriev e il suo ospite, Steve Witkoff, sono uomini d’affari, mica diplomatici. Poi accidentalmente si sono anche incontrati qualche tempo fa, in una sceneggiata organizzata in Arabia Saudita, per parlare di una guerra iniziata tre anni fa da Vladimir Putin (ma in Italia alcuni politici e i loro fiancheggiatori mettono in dubbio che sia stato davvero lui a iniziarla, e non piuttosto la Nato).

L’attacco missilistico a Sumy, così come quello di una settimana fa a Kryvyi Rih, città natale di Zelensky (anche lì ben nove bambini uccisi), ha una spietata forza simbolica. Perché la città, al confine nord-est dell’Ucraina con la Russia, è stata la base logistica per il blitz ucraino, dell’estate 2024, nella regione russa di Kursk, conquistata rapidamente e poi lentamente persa dall’esercito di Kiev. Destini incrociati in questa guerra territorialmente d’altri tempi, ma combattuta con gli armamenti più moderni. Perché Sumy, a sua volta, era stata parzialmente occupata dall’esercito di Mosca nei primi giorni dell’«operazione militare speciale» del 2022, e poi liberata dalle truppe ucraine.

Ma la carneficina della Domenica delle Palme ha un altro significato simbolico. Perché avviene a meno di quarantott’ore dall’inchino di Steve Witkoff, l’uomo d’affari designato da Trump come negoziatore per l’Ucraina, a Putin a San Pietroburgo. Witkoff, prima di stringere intensamente le mani dello zar, aveva messo la propria destra sul cuore. Un segno di gratitudine per l’incontro, ma anche di sottomissione. Il suo capo, cioè Trump, aveva usato un’espressione assai cruda per l’analogo atteggiamento dei capi di Stato o di governo che a suo dire lo avevano chiamato per i dazi («vogliono tutti baciarmi il culo»). È difficile sottrarsi all’impressione che il comportamento di Witkoff non rientri nella stessa categoria adulatoria. Comunque le quattro ore di colloquio, alla luce di quanto accaduto ieri, non paiono aver ammorbidito lo zar, anche se il suo portavoce Dmitry Peskov ha parlato di «lavoro scrupoloso».

Infine Sumy assume ancor di più un crudele significato simbolico perché avviene poco dopo l’incredibile boutade del generale Keith Kellogg, l’inviato di Donald Trump per Kiev, che in un’intervista al Times di Londra ha “svelato” un piano per spartire l’Ucraina come Berlino dopo la Seconda guerra mondiale. Kellogg, che poi ha detto di essere stato «frainteso», ieri, dopo il bombardamento di Sumy, ha detto che la Russia «ha superato ogni limite di decenza».

Chissà se questo limite superato convincerà Trump che Putin lo sta prendendo in giro da mesi a sua insaputa.

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