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Equalize, altri 9 arresti: estorsioni e dossier con l’aiuto delle ‘ndrine

Carmine Gallo

 (ansa)

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Manette all’imprenditore romano Sbraccia: si era rivolto a Gallo per risolvere un contenzioso. Altri guai per l’hacker Calamucci
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Fabbricavano dossier illegali scavando nelle vite e nei database delle forze dell’ordine in cambio di soldi. Ma hanno anche assoldato mafiosi certificati per lavori sporchi. Come minacciare su commissione. Specie se a richiederlo era il primo cliente di Equalize, la premiata ditta delle schedature abusive: l’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia, arrestato ieri. «Mi devo rivolgere a qualcuno di malaffare», diceva ai suoi Carmine Gallo, ex superpoliziotto passato, poi, all’investigazione privata illecita, morto per infarto ai domiciliari il 9 marzo. Quel “qualcuno” è Nunziatino Romeo, 60 anni, pentito di ‘ndrangheta, legato alla cosca Barbaro-Papalia. Gallo, da poliziotto, lo conosceva bene: «Mi ha dato l’informazione con cui ho liberato la Sgarella». In carcere da fine marzo, è dalle sue rivelazioni che il gip di Milano, Fabrizio Filice, ha disposto gli arresti per nove persone per tentata estorsione mafiosa.

Nel nuovo filone d’indagine sulle cyber-spie entra dritta l’ndrangheta. L’im…

Fabbricavano dossier illegali scavando nelle vite e nei database delle forze dell’ordine in cambio di soldi. Ma hanno anche assoldato mafiosi certificati per lavori sporchi. Come minacciare su commissione. Specie se a richiederlo era il primo cliente di Equalize, la premiata ditta delle schedature abusive: l’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia, arrestato ieri. «Mi devo rivolgere a qualcuno di malaffare», diceva ai suoi Carmine Gallo, ex superpoliziotto passato, poi, all’investigazione privata illecita, morto per infarto ai domiciliari il 9 marzo. Quel “qualcuno” è Nunziatino Romeo, 60 anni, pentito di ‘ndrangheta, legato alla cosca Barbaro-Papalia. Gallo, da poliziotto, lo conosceva bene: «Mi ha dato l’informazione con cui ho liberato la Sgarella». In carcere da fine marzo, è dalle sue rivelazioni che il gip di Milano, Fabrizio Filice, ha disposto gli arresti per nove persone per tentata estorsione mafiosa.

Nel nuovo filone d’indagine sulle cyber-spie entra dritta l’ndrangheta. L’immobiliarista Sbraccia si rivolge a Gallo e all’hacker di Equalize, Samuele Calamucci, già ai domiciliari e da ieri con braccialetto elettronico, per una «mediazione mafiosa». Non vuole pagare i 35 milioni che deve (ma solo 8) a un appaltatore. E cerca chi lo convinca con le cattive. Lo fa Romeo che, dice il gip, avrebbe agito anche per favorire «il subentro» di imprese vicine ai Barbaro, Pasquale e Francesco, arrestati ieri, in un cantiere di Sbraccia a Milano, dopo l’esclusione della G&G dei Motterlini, i minacciati.

L’arresto di Sbraccia non è solo l’esito di una storia. È l’inizio di scenari che stanno facendo rumore tra politica e imprenditoria romana. Sbraccia è uomo dalle grandi relazioni. Ancor più negli ultimi anni, col boom del business delle ristrutturazioni 110% e del mercato dei crediti fiscali. Con la sua Fenice srl è entrato nel consorzio Venezia Nuova, che gestisce il Mose e relativi appalti milionari. Di lui il pm di Milano Francesco De Tommasi scrive: «È un imprenditore privo di scrupoli e ossessivamente proiettato verso l’acquisizione illecita di informazioni riservate da usare per proteggere sé stesso e colpire i suoi nemici». E ancora: «È il classico affarista che si muove con disinvoltura nel sottobosco della politica e delle istituzioni, tessendo rapporti ai massimi livelli, anche nelle forze dell’ordine, per ottenere protezione e un’immagine che lo tenga al riparo da indagini».

Nei verbali davanti ai magistrati di Milano e Roma, Calamucci ha raccontato diverse storie, ora al vaglio degli inquirenti. Certi sono i suoi rapporti con l’ex vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, e con Rosario Bonomo, uno degli indagati nel caso “Squadra Fiore”, la centrale di spionaggio che da Roma avrebbe agito parallelamente e in contrasto con Equalize. Sbraccia era vicino all’ex presidente della Banca Popolare di Bari, Jacobini. Calamucci, in un verbale da verificare, racconta che a casa di Sbraccia («dove non funzionavano i telefonini») ci fu una cena cui avrebbe partecipato anche l’allora premier Giuseppe Conte, in cui si discusse di una possibile nomina di Legnini in Bpb (che aveva vinto un appalto al Csm). Ipotesi, quella di Legnini alla Popolare di Bari, di cui c’è traccia nei verbali del cda ma naufragata per lo scandalo che travolse l’istituto. Secondo Calamucci – in un racconto anch’esso per ora senza riscontri – Sbraccia avrebbe fatto da mediatore per far arrivare soldi a Luca Palamara che, dal Csm, avrebbe dovuto favorire una magistrata moglie di un dirigente della Popolare.

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