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Rai, le opposizioni si ricompattano. Schlein: “Stop informazione occupata militarmente dalla destra”

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I leader di Pd, M5S, Avs e +Europa discutono del Media Freedom Act. Sul tavolo c’è il mancato recepimento, da parte del governo, del Freedom Media Act
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“Essere qui tutti insieme significa recuperare il tempo perduto su come rendere indipendente e autonomo il sevizio pubblico della Rai, ma anche su come mettere al centro del dibattito pubblico italiano la libertà e il pieno diritto a una libera informazione”. Elly Schlein guida il fronte compatto di tutti i leader del centrosinistra - in una gremita sala della Stampa Estera a Palazzo Grazioli - che partecipano all’incontro su “Informazione emergenza democratica”, promosso MoveOn Italia, Articolo 21, Rete #NoBavaglio, insieme ad altri movimenti e associazioni.

Una chiamata collettiva alla politica progressista, con l’assunzione di “impegni concreti”, chiedono gli organizzatori, per portare avanti “una battaglia non solo politica ma culturale”. Sul tavolo c’è il mancato recepimento, da parte del governo italiano, del Freedom Media Act, il Regolamento europeo.

“Do la piena disponibilità a lavorare come Pd con gli altri, e confrontandoci con le altre proposte, per una riforma necessaria, …

“Essere qui tutti insieme significa recuperare il tempo perduto su come rendere indipendente e autonomo il sevizio pubblico della Rai, ma anche su come mettere al centro del dibattito pubblico italiano la libertà e il pieno diritto a una libera informazione”. Elly Schlein guida il fronte compatto di tutti i leader del centrosinistra - in una gremita sala della Stampa Estera a Palazzo Grazioli - che partecipano all’incontro su “Informazione emergenza democratica”, promosso MoveOn Italia, Articolo 21, Rete #NoBavaglio, insieme ad altri movimenti e associazioni.

Una chiamata collettiva alla politica progressista, con l’assunzione di “impegni concreti”, chiedono gli organizzatori, per portare avanti “una battaglia non solo politica ma culturale”. Sul tavolo c’è il mancato recepimento, da parte del governo italiano, del Freedom Media Act, il Regolamento europeo.

“Do la piena disponibilità a lavorare come Pd con gli altri, e confrontandoci con le altre proposte, per una riforma necessaria, indispensabile”, dice la segretaria dem. Poi la data-faro del prossimo agosto, entro la quale il nostro Paese deve recepire pienamente il regolamento europeo del Media Freedom Act. “Dobbiamo dire con chiarezza a Meloni che la festa è finita. L’8 agosto prossimo non è che va in vigore il regolamento, perché quello è già legge: ma siamo noi che ci poniamo come fuorilegge se non la recepiamo - sottolinea Schlein - perché quello che accade in Rai è clamoroso. C’è una destra che si è ubriacata di potere, mai c’era stata una tale occupazione militare e scientifica del servizio pubblico”.

Arriva dai promotori anche un’anticipazione dei dati che emergeranno dal prossimo Rapporto 2025 firmato da Thibaut Bruttin, il segretario generale di Reporters sans frontières, che segnala un “netto peggioramento” della condizione del giornalismo in Italia nell’era della destra meloniana, “con l’aggravarsi degli ostacoli” posti al lavoro dei cronisti e con “l’adozione di leggi restrittive che continuano a insidiare la libertà di informazione”, con accenti di “sgomento, per la trasformazione dell’azienda di Stato Rai in TeleMeloni”.

Giuseppe Conte picchia sulla paralisi Rai. “È uno scandalo che sia ancora bloccata la commissione parlamentare di Vigilanza, a cui si impedisce di svolgere i suoi compiti istituzionali: solo perché ci rifiutiamo di votare il nome di un presidente per la Rai che la maggioranza vuole imporre”. Anche per Nicola Fratoianni, Avs, “è emergenza, bisogna costruire una battaglia politica nel Paese. E dobbiamo organizzare nella società un dibattito per rimettere al centro questa emergenza, la dimensione pubblica come bene comune: iniziare una 'marcia' nel Paese”. Angelo Bonelli, altro vertice di Avs, mette in fila casi eclatanti: “Vediamo i continui attacchi a Report, vediamo aver messo da parte programmi estremamente importanti portandoli dalla prima serata a fasce orarie che li rendono invisibili. C'è un tentativo di assoggettare il servizio pubblico ai voleri di chi governa. La riforma del premierato è strettamente collegata a questo tentativo e dobbiamo mettere come opposizioni la massima responsabilità per garantire che l'informazione sia salvaguardata nella sua autonomia. Ci sono responsabilità non solo della destra”. E Riccardo Magi, segretario di +Europa, aggiunge: “A proposito di libertà di informazione, siamo alla vigilia di un appuntamento elettorale importante: il referendum per l'8 e il 9 giugno prossimo. Nel servizio pubblico radiotelevisivo non c'è nessuna informazione adeguata, nonostante il regolamento approvato dalla commissione di Vigilanza Rai. Questo perché quel regolamento, in linea con tutti quelli precedenti nella storia istituzionale del Paese, è un regolamento che non è fatto per garantire ai cittadini informazione, ma è ossessionato dal fatto che non vi sia una frazione di secondo in più per il sì o per il no. Quindi è un regolamento che è possibile rispettare puntualmente senza garantire informazione – osserva Magi –Nei fatti è un regolamento a favore dell'astensionismo e quindi un regolamento a favore del governo che vorrebbe che i cittadini non andassero a votare. Per questo motivo noi come Comitato Promotore intendiamo impugnare al Tar il regolamento approvato dalla commissione di Vigilanza per garantire, perché sia garantita effettiva informazione ai cittadini su un appuntamento di voto che non deve passare nel silenzio come sta avvenendo ora".

Molto applaudito anche l’intervento di Sigfrido Ranucci: “Stiamo andando verso la concreta impossibilità di svolgere questo mestiere: in tanti anni di una Rai governata da partiti, non c’è mai stato un momento così duro e un pericolo così serio concreto e immediato. Dobbiamo salvare la Rai”.

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