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Usa-Iran, mistero sui negoziati sul nucleare a Roma nel giorno di Vance

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance

 

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Prima la conferma di Tajani, poi la smentita iraniana. Il vicepresidente Usa vedrà la premier a Palazzo Chigi, sabato visita al Colosseo con il ministro Giuli. E domenica forse dal Papa
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La notizia ha raggiunto Roma poco prima della mezzanotte. I colloqui tra Washington e Teheran sul nucleare iraniano, alla fine, potrebbero non tenersi più in Italia. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ieri pomeriggio aveva confermato l’indiscrezione rilanciata dal sito americano Axios. E che suonava così: sabato avrebbero dovuto incrociarsi nell’Urbe i rappresentanti del governo Usa e dell’Iran. Due Paesi che non hanno rapporti diplomatici dagli anni ‘80.

Il secondo round di colloqui in pochi giorni, per le due delegazioni, che si erano viste sabato scorso nel sultanato dell’Oman, ma almeno secondo la versione ufficiale in due stanze separate, con gli esponenti di Muscat a fare da mediatori. Stavolta, sostengono fonti diplomatiche, iraniani e americani avrebbero dovuto ritrovarsi nella stessa stanza, co…

La notizia ha raggiunto Roma poco prima della mezzanotte. I colloqui tra Washington e Teheran sul nucleare iraniano, alla fine, potrebbero non tenersi più in Italia. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ieri pomeriggio aveva confermato l’indiscrezione rilanciata dal sito americano Axios. E che suonava così: sabato avrebbero dovuto incrociarsi nell’Urbe i rappresentanti del governo Usa e dell’Iran. Due Paesi che non hanno rapporti diplomatici dagli anni ‘80.

Il secondo round di colloqui in pochi giorni, per le due delegazioni, che si erano viste sabato scorso nel sultanato dell’Oman, ma almeno secondo la versione ufficiale in due stanze separate, con gli esponenti di Muscat a fare da mediatori. Stavolta, sostengono fonti diplomatiche, iraniani e americani avrebbero dovuto ritrovarsi nella stessa stanza, con i rappresentanti della Farnesina nel ruolo di «facilitatori». Così si auguravano sull’altra sponda dell’Atlantico, anche se dalla Repubblica islamica già nel pomeriggio di ieri frenavano: meglio colloqui indiretti.

Di notte, è arrivata quella che sembra una retromarcia. «Dopo consultazioni è stato deciso che Muscat continuerà a ospitare il secondo round di colloqui» con gli Usa. Appuntamento già fissato: «Il 20 aprile». A riferirlo è stato Ismail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, in un’intervista all’Irna di Teheran. Tajani nel pomeriggio aveva confermato il vertice di Roma, sabato, in coincidenza con la visita del vicepresidente JD Vance nel Belpaese, prevista dal 18 al 20 aprile. «Abbiamo ricevuto la richiesta dalle parti interessate e da parte dell’Oman e abbiamo dato una risposta positiva – le parole del capo della Farnesina - Siamo pronti ad accogliere, come sempre, incontri che possano essere portatori di risultati positivi, in questo caso sul nucleare. Roma si conferma capitale di pace, di mediazione, non è la prima volta che ci sono colloqui di questo tipo nel nostro Paese».

L’oggetto delle trattative è chiaro: il nucleare iraniano. Anche se i nomi dei membri delle delegazioni ancora non sono stati diramati. È possibile che prendano parte al summit il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che intanto volerà a Mosca da Sergey Lavrov, e l’inviato speciale degli Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, che ieri ha aggiornato Israele sui colloqui.

La Farnesina, prima delle notizie da Teheran, non aveva fatto sapere quale sarebbe stato il luogo dell’incontro a Roma. Era stata confermata la presenza di una delegazione omanita, ma era stata smentita informalmente, come sede del summit, l’ambasciata del paese del Golfo, sulla Camilluccia, Roma Nord. Nella Capitale era previsto l’arrivo di esperti dell’Onu, magari proprio Raphael Grossi, il capo dell’agenzia internazionale per l’energia atomica, atteso in questi giorni a Teheran. Nonostante gli abboccamenti tra diplomazie, il clima rimane teso. L’ha fatto capire ieri lo stesso Trump: «L’Iran è perfetto, ma non possono avere armi nucleari. Se necessario, faremo qualcosa di duro», è l’avvertimento del tycoon, poche ore dopo l’annuncio del vertice.

Vance al summit non dovrebbe comunque presenziare. Proprio quel giorno, sabato, è atteso al Colosseo. Il governo, riferiscono fonti diplomatiche, è già stato informato della richiesta del “vp”, che insieme alla moglie Usha desidera visitare l’Anfiteatro Flavio. A fargli da cicerone dovrebbe essere il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Vance atterrerà a Roma venerdì, all’indomani della trasferta di Giorgia Meloni alla Casa bianca. Il clou — anzi, il vero motivo della calata nello Stivale del vice-Donald — sarà la visita da Papa Francesco, ancora da ufficializzare, ma si parla della presenza del vicepresidente americano a San Pietro per la messa di domenica. Il 18 Vance stringerà la mano alla premier. Incontro nel pomeriggio, a Palazzo Chigi. A cui seguirà un vertice allargato ai vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini.

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