✕

Ricovero Mattarella, il cardiologo: “Per il recupero servirà una settimana di riposo”

Ascolta l'audio

Intervista ad Antonio Curnis: “L’80% dei pazienti che hanno bisogno di un’operazione simile ha tra i 65 e i 70 anni”
1 minuti di lettura

Antonio Curnis è cardiologo e dirige il servizio di elettrofisiologia e elettrostimolazione degli Spedali Civili di Brescia. In un anno la sua struttura mette circa 700 pacemeker.

Dottore, a cosa serve il pacemaker?

«A stimolare il cuore quando batte troppo piano, circostanza che può essere generata da vari problemi, ad esempio dalla malattia del nodo del seno o da quella del nodo atrioventricolare. Provocano un problema elettrico all’organo, che appunto va troppo lentamente. Ma si usa anche per evitare crisi in pazienti che prendono farmaci che rallentano il battito, ad esempio quelli contro la pressione alta».

Come si presenta il dispositivo?

«Ce ne sono di due famiglie. Una prevede l’utilizzo di uno, due o tre cateteri che vanno posizionati sui tessuti del cuore, un’altra invece è più moderna, senza fili. In questo modo si riduce il rischio di infezioni».

Antonio Curnis è cardiologo e dirige il servizio di elettrofisiologia e elettrostimolazione degli Spedali Civili di Brescia. In un anno la sua struttura mette circa 700 pacemeker.

Dottore, a cosa serve il pacemaker?

«A stimolare il cuore quando batte troppo piano, circostanza che può essere generata da vari problemi, ad esempio dalla malattia del nodo del seno o da quella del nodo atrioventricolare. Provocano un problema elettrico all’organo, che appunto va troppo lentamente. Ma si usa anche per evitare crisi in pazienti che prendono farmaci che rallentano il battito, ad esempio quelli contro la pressione alta».

Come si presenta il dispositivo?

«Ce ne sono di due famiglie. Una prevede l’utilizzo di uno, due o tre cateteri che vanno posizionati sui tessuti del cuore, un’altra invece è più moderna, senza fili. In questo modo si riduce il rischio di infezioni».

Come si innesta il pacemaker?

«Ci sono tecniche diverse. La più diffusa prevede la puntura di una vena, di solito la succlavia destra o sinistra, attraverso la quale, con un catetere, si posizione il pacemaker, che è un dispositivo di pochi millimetri, nel cuore. L’intervento si fa in anestesia locale e da quando entriamo a quando diamo l’ultimo punto, a seconda dell’anatomia del paziente, può durare tra 30 e 60 minuti».

Quanto resta ricoverato il paziente?

«Noi di solito dimettiamo il giorno successivo all’intervento. Poi ci vuole una settimana di riposo perché le piccole ferite cicatrizzino per bene».

Come funziona il pacemaker?

«Interviene solo quando il battito del paziente scende sotto una certa frequenza, per evitare una crisi di brachicardia pericolosa. Lo possiamo programmare per intervenire, ad esempio, quando il cuore arriva a 60 battiti al minuto. È importante dire che si può intervenire sulle impostazioni in qualunque momento, a seconda dell’evoluzione dello stato di salute del malato».

Una volta messo va sostituito?

«I modelli nuovi hanno una batteria che può durare 10-15 anni».

Qual è l’età media dei pazienti ai quali viene applicato?

«Circa l’80% hanno più di 65-70 anni ma i pacemaker si mettono da zero anni in su».

Il presidente Mattarella affronta un intervento programmato.

«Sì, si può fare in urgenza se occorre, ma nella maggioranza dei casi l’intervento viene programmato. Se in ospedale non c’è l’elettrofisiologo si può applicare un pacemaker esterno. È temporaneo. Ma ovviamente non è questo il caso».

Leggi i commenti