Gaza riunisce l’opposizione: “Stop allo sterminio in Palestina”
di Conchita Sannino«È importante avere scritto questa mozione insieme. Gaza è ripiombata nel silenzio e nell’indifferenza. Ma nessuno di noi è disposto a tacere». Elly Schlein tende lo sguardo, annuiscono gli altri, Conte è alla sua destra, Fratoianni e Bonelli alle due ali. Prove di campo largo bis. Tutti insieme tra nuovi patti e sottesa prudenza. Tra conferenze stampa congiunte, sorrisi e annunci di battaglie comuni: in particolare sulla Rai e sul conflitto in Medio Oriente. Al mattino, il corale impegno sul “Media freedom act”, per una riforma condivisa e per liberare la tv di Stato «dall’ubriacatura di potere della destra», grazie all’incontro promosso da MoveOn Italia, Articolo 21, Rete #NoBavaglio. Di pomeriggio, il piatto forte: la mozione pro Gaza, sempre firmata da Pd, M5s e Avs, ma «aperta alla maggioranza» per dire «stop allo sterminio» e chiedere «il riconoscimento dello Stato di Palestina».
È il giorno della ritrovata intesa, foto a favore di telecamere e smartphone. Pazienza se per il c…
«È importante avere scritto questa mozione insieme. Gaza è ripiombata nel silenzio e nell’indifferenza. Ma nessuno di noi è disposto a tacere». Elly Schlein tende lo sguardo, annuiscono gli altri, Conte è alla sua destra, Fratoianni e Bonelli alle due ali. Prove di campo largo bis. Tutti insieme tra nuovi patti e sottesa prudenza. Tra conferenze stampa congiunte, sorrisi e annunci di battaglie comuni: in particolare sulla Rai e sul conflitto in Medio Oriente. Al mattino, il corale impegno sul “Media freedom act”, per una riforma condivisa e per liberare la tv di Stato «dall’ubriacatura di potere della destra», grazie all’incontro promosso da MoveOn Italia, Articolo 21, Rete #NoBavaglio. Di pomeriggio, il piatto forte: la mozione pro Gaza, sempre firmata da Pd, M5s e Avs, ma «aperta alla maggioranza» per dire «stop allo sterminio» e chiedere «il riconoscimento dello Stato di Palestina».
È il giorno della ritrovata intesa, foto a favore di telecamere e smartphone. Pazienza se per il centrosinistra è ben più facile ritrovare sul bombardamento di un ospedale battista a Gaza nord quella convergenza che si fa impervia, quasi impossibile, quando l’allarme porta al sangue innocente di Sumy, in Ucraina, o alla gestione dell’emergenza dazi scatenata dai devastanti diktat trumpiani. Ma alla vigilia delle regionali, su cui si sta già lavorando insieme (vedi il dopo De Luca in Campania) era fatale si ricomponessero le ragioni unitarie di Schlein e Conte: al loro fianco - mentre risultano diversamente assenti, per ora, Renzi e Calenda - gli alleati di Sinistra e Verdi, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, e il parziale appoggio di + Europa.
Ruota intorno a Gaza la giornata politica delle opposizioni. Il documento in 11 punti depositato dai tre gruppi chiede, tra l’altro, sanzioni al governo israeliano «per la sistematica violazione dei diritti umani» e l’attuazione del mandato di arresto del premier Netanyahu. «Da parte nostra c’è stata l’immediata condanna dell’orrore di Hamas del 7 ottobre – premette la segretaria del Pd -. Ma dal governo non abbiamo sentito una parola di condanna dell’apocalisse umanitaria in corso a Gaza, mai una voce che dall’Ue si sia alzata per chiedere il cessate il fuoco, per liberare gli ostaggi e per portare a Gaza gli aiuti umanitari». Conte puntualizza: «La nostra è un’iniziativa comune doverosa. Dobbiamo tenere accesi i riflettori perché quanto accade a Gaza è un crimine contro l’umanità. Uno sterminio ormai sistematico». Per questo Fratoianni battezza la mozione unitaria come «un fatto politico importante», per lui propedeutico al «cambio di passo», perché «siamo davanti a qualcosa che ormai ci ha rubato le parole». Fare fronte comune? Per Bonelli, un passo alla volta: «Di fronte alla peggiore destra, inserita in un quadro internazionale di aggressione a tutti i diritti, abbiamo il dovere di costruire una futura alleanza. Che io auspico ci possa essere, ma che non può avvenire solo su contenuti e temi».
In mattinata, a Schlein, Conte e gli altri sul tema dell’informazione sotto attacco si era unito anche Magi, tutti insieme a spingere perché l’Italia recepisca il Media freedom act. «Se entro agosto non lo facciamo saremo fuorilegge, dobbiamo dire a Meloni che la festa è finita», il messaggio delle opposizioni unite. All’incontro, il più giovane relatore ha solo 19 anni, Giovanni Rossetti, della rivista Il Caffé. Osserva i cinque leader tra speranza e disincanto. «Non lo vogliamo chiamare campo largo? Vogliamo dire magari campo fertile, purché dia frutto». Lo applaudono, lui confessa dopo: «L’ho rubato a un collega».