Una foto definitivamente strappata? Del centrosinistra che fu resta (forse) la nostalgia. Carlo Calenda ne è stabilmente fuori. Matteo Renzi occasionalmente dentro.
L’ex premier e leader di Italia viva ripete spesso di non avere rotto i ponti, anzi di perseguire l’antico disegno dell’alleanza, ma poi le strade di dividono e i buoni propositi si smentiscono. L’immagine di ieri delle opposizioni che hanno sottoscritto il documento in 11 punti su Gaza resterà negli archivi: c’erano Elly Schlein, la segretaria del Pd, Giuseppe Conte, il leader dei 5Stelle e Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per Avs. Insieme inoltre sulla riforma della Rai anche con Riccardo Magi di +Europa. Gli altri vecchi partner? Dispersi, perduti, altrove.
Su Gaza evidentemente hanno posizioni diverse. Né sui referendum dell’8 e 9 giugno si ritrovano sullo stesso fronte: Renzi ha detto che l’indicazione saranno 4 No all’abrogazione, difendendo il “suo” Jobs Act, che i quesiti referendari promossi dalla Cgil di Mauriz…
Una foto definitivamente strappata? Del centrosinistra che fu resta (forse) la nostalgia. Carlo Calenda ne è stabilmente fuori. Matteo Renzi occasionalmente dentro.
L’ex premier e leader di Italia viva ripete spesso di non avere rotto i ponti, anzi di perseguire l’antico disegno dell’alleanza, ma poi le strade di dividono e i buoni propositi si smentiscono. L’immagine di ieri delle opposizioni che hanno sottoscritto il documento in 11 punti su Gaza resterà negli archivi: c’erano Elly Schlein, la segretaria del Pd, Giuseppe Conte, il leader dei 5Stelle e Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per Avs. Insieme inoltre sulla riforma della Rai anche con Riccardo Magi di +Europa. Gli altri vecchi partner? Dispersi, perduti, altrove.
Su Gaza evidentemente hanno posizioni diverse. Né sui referendum dell’8 e 9 giugno si ritrovano sullo stesso fronte: Renzi ha detto che l’indicazione saranno 4 No all’abrogazione, difendendo il “suo” Jobs Act, che i quesiti referendari promossi dalla Cgil di Maurizio Landini mirano a smantellare. Sulla cittadinanza invece l’indicazione è Sì, come le altre opposizioni. Sarà Teresa Bellanova a coordinare la campagna referendaria renziana per i No.
Renzi si toglie qualche sassolino dalla scarpa sui meloniani che sostengono non difenda abbastanza il Jobs Act: “Siamo alle comiche. Il JobsAct è una legge che ho voluto io, che ho firmato io, che ha portato oltre un milione di posti di lavoro. Schlein e Conte hanno sul JobsAct la stessa posizione che avevano Meloni e Salvini: tutti contro il Jobs Act. Noi siamo orgogliosi di quella legge e lo diciamo a voce alta. L'Influencer Meloni che pensa di questa legge? Pensa sempre che è una legge sbagliata?”.
Ma nel centrosinistra i referendum sono il Rubicone dei partiti centristi e dei loro leader Renzi e Calenda. I due “fratelli coltelli” stanno prendendo posture diverse: più vicino a Giorgia Meloni è Carlo Calenda, mentre Renzi ha offerto un patto a Schlein per blindare le candidature regionali dell’opposizione. Enrico Borghi, ex dem, convinto renziano, minimizza le differenze: “Non siamo ai tavoli dell’opposizione? Se ci chiamano andiamo, se no non andiamo. Comunque sui referendum questa è la nostra posizione, cioè 4 No. Mentre della cittadinanza allargata siamo convinti sostenitori. E intanto ci battiamo per la partecipazione all’appuntamento referendario. Sul lavoro si sta viaggiando con gli specchietti retrovisori. Ma per le regionali abbiamo chiesto al centrosinistra di fare un accordo-pacchetto. Ci pare che Calenda non sia intenzionato a partecipare e va avanti con la bussola di “’ndò cojo cojo”.
Il calendiano Osvaldo Napoli sottolinea l’equidistanza da destra e da sinistra che Azione vuole imprimere alle sue politiche. Agli appelli all’unità di Schlein i centristi non rispondono. La segretaria dem rilancia: “Noi su tante cose stiamo cercando di unire le nostre forze. Stiamo insieme sulla sanità, sul salario minimo, sulle famiglie, e quindi sul congedo parentale”. Renzi e Calenda? Il quadro è incerto, ma non definitivo.