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Weber “Meloni fa bene ad andare, solo insieme otteniamo risultati. Su dazi e armi serve equilibrio”

MANFRED WEBER PRESIDENTE PARTITO POPOLARE EUROPEO 

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Intervista al presidente del Ppe: “Dobbiamo rafforzare gli eserciti nazionali, non possiamo contare esclusivamente sugli Usa”
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Giorgia Meloni non sbaglia a incontrare Donald Trump, l’importante è che non si comprometta “l’unità dell’Ue”. Il presidente del Ppe, il tedesco Manfred Weber, alla vigilia del congresso che dovrebbe confermarlo alla guida dei popolari europei, è convinto che in questa fase “tutti i partiti ragionevoli e pro-europei debbano collaborare”.

La premier italiana oggi a Washington incontrerà il presidente Trump. Può parlare a nome dell’Ue?

“È presidente del Consiglio dei ministri. Sa che solo insieme possiamo ottenere risultati nei nostri colloqui con gli americani. Quindi l'unità è necessaria. In questo momento difficile con gli Usa, sono utili tutti i canali. Per questo è un bene che Giorgia Meloni abbia questo incontro”.

Non lo considera un errore?

“Niente affatto. L'Italia è uno dei Paesi del G7, uno dei grandi paesi dell'Ue, uno dei paesi fondatori dell'Unione Europea. Anche Emmanuel Macron ha avuto i suoi contatti. Presto anche la Germania lo farà con Friedrich Merz. Ringrazio Me…

Giorgia Meloni non sbaglia a incontrare Donald Trump, l’importante è che non si comprometta “l’unità dell’Ue”. Il presidente del Ppe, il tedesco Manfred Weber, alla vigilia del congresso che dovrebbe confermarlo alla guida dei popolari europei, è convinto che in questa fase “tutti i partiti ragionevoli e pro-europei debbano collaborare”.

La premier italiana oggi a Washington incontrerà il presidente Trump. Può parlare a nome dell’Ue?

“È presidente del Consiglio dei ministri. Sa che solo insieme possiamo ottenere risultati nei nostri colloqui con gli americani. Quindi l'unità è necessaria. In questo momento difficile con gli Usa, sono utili tutti i canali. Per questo è un bene che Giorgia Meloni abbia questo incontro”.

Non lo considera un errore?

“Niente affatto. L'Italia è uno dei Paesi del G7, uno dei grandi paesi dell'Ue, uno dei paesi fondatori dell'Unione Europea. Anche Emmanuel Macron ha avuto i suoi contatti. Presto anche la Germania lo farà con Friedrich Merz. Ringrazio Meloni per il buon coordinamento con noi a livello europeo”.

Il presidente Trump sta diventando un problema nelle relazioni con l'Europa?

“È evidente. Ma dobbiamo mantenere la calma, non reagire in modo eccessivo. Anche sui dazi, un vero attacco ai prodotti europei, bisogna trovare un equilibrio e un approccio ragionevole. Dobbiamo utilizzare la pausa di 90 giorni. Usarli per trovare un risultato solido”

La linea Usa sta cambiando anche sulla difesa. L’Europa potrebbe non contare più sugli States.

“Il punto di partenza è che abbiamo eserciti nazionali forti e affidabili. Dobbiamo rafforzarli. Negli ultimi anni non è stata una priorità. Ed è vero: il mondo è cambiato. È finito il tempo in cui contiamo solo su 320 milioni di americani per difendere 450 milioni di europei. Questo processo è iniziato prima di Trump. E dobbiamo riconoscere che la Russia ha un’economia di guerra”.

Quindi l’Europa deve spendere di più?

“Certo, e se lo facciamo insieme è meglio. L’Europa deve essere più forte”.

Il “RearmEu” è sufficiente? Si può ricorrere al debito comune?

“Il primo passo è spendere in modo più efficiente, perché stiamo sprecando in questo momento un sacco di soldi dei contribuenti europei. Abbiamo 27 appalti, 27 agenzie etc. Dovremmo fare come con i vaccini contro il Coronavirus: comprandoli insieme abbiamo risparmiato. È importante chiarire che l’obiettivo è avere forti eserciti nazionali”.

Quindi non un esercito europeo?

“Eserciti nazionali. La cooperazione è un valore aggiunto. Sulla tecnologia dipendiamo completamente dai dati americani. Si pensi alla cyberdifesa o alla sorveglianza aerea. Costruire un sistema indipendente è molto costoso, nessuno può farlo da solo. Bisogna essere meglio collegati e meglio integrati contro le minacce provenienti dalla Cina o dalla Russia”.

A proposito di Russia. Lei crede alla buona fede di Putin sulla pace in Ucraina?

“Donald Trump gli ha steso un tappeto rosso. Zelensky ha subito detto di essere pronto a un cessate il fuoco. E Putin cosa ha risposto? Non lo so. Domenica scorsa ha di nuovo bombardato i civili”.

L’alto Rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha detto che quella russa è una dittatura.

“Questa è in effetti la realtà di una brutale dittatura che vuole tornare ad essere un impero”.

La Casa Bianca ritiene che la colpa della guerra sia di Zelensky e Biden.

“Io vedo che Putin non ha alcun interesse alla pace. Pensa di poter vincere questa guerra. Anche Trump sta ora sperimentando la vera natura di Putin”

Quindi l’Europa deve sostenere l’Ucraina fino alla fine?

“Pieno sostegno. Se Putin sente che l'Unione Europea è unita, allora sente che non può vincere. La pace nasce da un momento di forza e non da un momento di debolezza”.

In questa fase è un problema che alcuni partiti europei e alcuni leader, come Viktor Orban ma non solo, siano molti vicini a Trump?

“Orban è un problema di certo. Sfida continuamente l'unità europea. Sono orgoglioso che il principale partito di opposizione, il Tisza, faccia parte del Ppe e ora è in testa nei sondaggi. Ma ci sono anche altri leader, come il presidente finlandese Stubb, che hanno contatti diretti con Trump e li utilizzano in positivo”.

A fine mesi si terrà il congresso del Ppe. È in discussione il riavvicinamento all’Ecr?

“Il Ppe si riunirà a Valencia e prima di tutto festeggeremo il nostro grande successo alle elezioni. La metà dei Commissari Europei sono del Ppe, la metà dei leader al Consiglio e un forte Gruppo al Parlamento. Siamo il primo partito europeo e l'unico che ha guadagnato seggi alle elezioni europee. I socialisti hanno perso, i verdi hanno perso, i liberali hanno perso. Valencia sarà l’occasione per dire alle persone che si possono fidare di noi. La cooperazione con altri partiti non sarà al centro delle discussioni”.

Oltre a rieleggerla presidente di cosa parlerete allora?

“Migrazione, difesa, competitività, crescita economica. Se l’Europa non riuscirà a risolvere questi problemi, imboccherà una strada difficile”.

Però il tema del rapporto con i Conservatori resta. Lei considera l’Ecr nella maggioranza di Ursula von der Leyen?

“Per me, è chiaro che c'è un posto per i conservatori ragionevoli nella leadership dell'Europa. Mi sono battuto per portare Raffaele Fitto alla vicepresidenza esecutiva della Commissione europea. E’ stato simbolico per chiarire che noi siamo pronti al compromesso anche con chi nel campo conservatore è ragionevole”.

E potreste valutare di abbandonare l’alleanza storica con i socialisti?

“Se vogliamo ottenere cose più grandi, ad esempio sul prossimo bilancio europeo, tutti i partiti europeisti hanno una responsabilità speciale. L'estrema destra e l'estrema sinistra non saranno pronti a votare definitivamente per un approccio ragionevole. Ecco perché, ancora una volta, penso che in questo momento sia necessario cooperare con tutti coloro che sono costruttivi, che in linea di principio credono nel futuro dell'Europa. E vorrei sottolineare un aspetto importante per l'Italia: il ruolo di Antonio Tajani. Lui garantisce che l’Italia resti nel campo pro-europeo”.

Nella maggioranza di governo italiana però c’è anche la Lega di Salvini.

“Io vedo che il governo italiano a Bruxelles è costruttivo e pro-europeo. Per esempio sul Patto sulla migrazione e l'asilo è stato fondamentale”.

Sta per nascere il nuovo governo tedesco. Quale dovrebbe essere il primo obiettivo del futuro cancelliere Merz?

“Prima di tutto riportare la Germania nelle discussioni sul futuro dell'Europa. Dal punto di vista dei contenuti, la sfida più grande è riconquistare la crescita economica. La situazione economica in Germania è estremamente difficile. Per il terzo anno siamo in recessione. Abbiamo bisogno ora di un governo tedesco che si impegni insieme alla Francia e all’Italia europea per stabilizzare e rafforzare l'Europa”.

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