La premier incassa un sì da Trump: “Verrà in visita a Roma”. Ipotesi di un incontro con la Ue
dal nostro inviato Tommaso CiriacoDonald Trump con Giorgia Meloni nella Cabinet Room
(reuters)WASHINGTON – Su un filo sottile cammina Giorgia Meloni. Equilibrismi nello Studio Ovale, senza inciampare. Equivicinanza da Bruxelles e Washington. Sui dazi non molla l’Europa, anzi: propone un vertice a Roma tra Stati Uniti e Unione europea, per far rientrare in partita Ursula von der Leyen. Difende anche Volodymyr Zelensky, mentre Donald Trump lo bersaglia. Però incassa anche lodi reiterate dal tycoon. E ricambia picchiando sull’ideologia woke, che l’esercito Maga considera l’anticamera dell’inferno.
Quando si ritrova nello Studio ovale, la presidente del Consiglio è travolta dallo show trumpiano. Passano lunghi minuti prima di riuscire a parlare. Il primo concetto è però la sintesi diplomatica perfetta del viaggio (e del suo equilibrismo): «Vorrei i…
WASHINGTON – Su un filo sottile cammina Giorgia Meloni. Equilibrismi nello Studio Ovale, senza inciampare. Equivicinanza da Bruxelles e Washington. Sui dazi non molla l’Europa, anzi: propone un vertice a Roma tra Stati Uniti e Unione europea, per far rientrare in partita Ursula von der Leyen. Difende anche Volodymyr Zelensky, mentre Donald Trump lo bersaglia. Però incassa anche lodi reiterate dal tycoon. E ricambia picchiando sull’ideologia woke, che l’esercito Maga considera l’anticamera dell’inferno.
Quando si ritrova nello Studio ovale, la presidente del Consiglio è travolta dallo show trumpiano. Passano lunghi minuti prima di riuscire a parlare. Il primo concetto è però la sintesi diplomatica perfetta del viaggio (e del suo equilibrismo): «Vorrei invitare Trump a compiere una visita ufficiale in Italia. Se ci fosse la possibilità, vorremmo organizzare un incontro con l’Europa». Poco dopo, aggiunge: «Ringrazio il Presidente per aver accettato l’invito. Considererà se incontrare anche l’Europa».
Di più non può dire, perché a porte chiuse Trump non vuole troppo sentire parlare di Ursula. Mostra resistenza, fissa paletti, fa e disfa. Meloni però non si rassegna. Voleva farsi ponte, insiste. «Sui dazi reciproci sono sicura che si possa fare un accordo, trovandosi a metà strada. Sono qui per aiutare». E per sostenere anche la causa di Bruxelles.
Di concreto, però, non si vede molto: l’americano tiene il punto sulle barriere doganali. Sui dossier, poi, la faccenda diventa ancora più complessa. Il Presidente Usa la stuzzica sulle spese militari per la Nato, «non sono mai abbastanza», lei cerca di rassicurare, non senza qualche imbarazzo: «Non abbiamo parlato di limiti massimi a cui può spingersi l’Italia, ma del fatto che il nostro Paese manterrà gli impegni. Al vertice dell’Aja di fine giugno noi arriveremo al 2%. Siamo una nazione seria».
C’è un punto, però, in cui Meloni si convince che sia necessario contraddire l’alleato. Gli chiedono del fatto che Trump giudichi Volodymyr Zelensky responsabile della guerra, lei non si sottrae: «Sapete come la penso sull’Ucraina. Credo ci sia stata un’invasione e che l’invasore fosse Putin. Ma oggi quello che è importante è che insieme vogliamo lavorare per arrivare a una pace giusta e duratura».
Non si avanza molto sui dazi, dunque. E restano distanze su Kiev. Sul fronte politico, invece, il lavoro di Meloni si fa più semplice. Al fianco di Trump siede il vicepresidente J.D. Vance, che a Monaco teorizzò la decadenza dell’Europa con toni brutali. E la premier prova a compiacerlo: «Qualcuno mi chiama nazionalista occidentale, non so se sia la parola giusta, ma io so che quando parlo di Occidente, parlo di civiltà. Voglio renderla più forte. Se abbiamo dei problemi tra le due sponde dell’Atlantico, questo è il momento di sederci e trovare soluzioni». Subito dopo conia anche uno slogan in inglese che richiama quello dei “Make America Great Again”. “Lavoriamo per rendere l’Occidente di nuovo grande. Dobbiamo trovarci nel miglior punto intermedio per crescere assieme». Battaglia spinta contro la filosofia woke, insomma. Rievoca Cristoforo Colombo e aggiunge: «Questo per ricordare che condividiamo un’altra lotta, contro l’ideologia che voglio cancellare dalla storia, ma anche la lotta alle migrazioni illegali e alle droghe sintetiche, come la piaga del Fentanyl». Come non bastasse, promette lotta spinta all’immigrazione illegale, che a Mar-a-lago va tanto di moda.
Nel chiuso del vertice, come detto, tutto appare più sfumato. L’amministrazione Usa chiede passi in avanti su web tax e investimenti, Meloni evita di parlarne.E anche sui satelliti di Space X di proprietà di Elon Musk (che non si vede nello Studio Ovale), la premier si sfila: «Non abbiamo parlato di Starlink, ma di spazio. Lavoreremo insieme per le missioni su Marte». L’ultima promessa piace molto al tycoon: Roma acquisterà maggiori quantità di gas statunitense, o almeno così sembra. «L’Italia dovrà aumentare le importazioni energetiche. E le imprese italiane investiranno 10 miliardi negli Usa».
Nello notte italiana, l’aereo decolla per Roma. Poteva andare meglio, forse. Di certo, poteva finire molto peggio.