Non sono d’accordo. Non si fa così memoria». La voce di Giampaolo Mattei è colma di serena stanchezza. «Mi tocca uscire allo scoperto, parlare del privato, capisce che oltre che doloroso è anche antipatico». L’altro giorno a Primavalle, nella parte nord ovest di Roma, Fratelli d’Italia ha inaugurato il murale dedicato ai fratelli Virgilio e Stefano Mattei, vittime di uno dei più orrendi attentati compiuti dalla sinistra extraparlamentare il 16 aprile 1973. Morirono nel rogo che avvolse il loro appartamento al terzo piano di una casa popolare in via Bernardo da Bibbiena 33.
Virgilio aveva 22 anni, Stefano 8. L’incendio venne appiccato nel cuore della notte da sei militanti di Potere operaio per dare una lezione al loro papà, Mario Mattei, la cui unica colpa era di essere il segretario della locale sezione del Msi, la Giarabub.
Virgilio e Stefano erano i fratelli di Giampaolo. Ma lui non è d’accordo con questo riconoscimento, benedetto da un post di Giorgia Meloni, e dal presidente del …
Non sono d’accordo. Non si fa così memoria». La voce di Giampaolo Mattei è colma di serena stanchezza. «Mi tocca uscire allo scoperto, parlare del privato, capisce che oltre che doloroso è anche antipatico». L’altro giorno a Primavalle, nella parte nord ovest di Roma, Fratelli d’Italia ha inaugurato il murale dedicato ai fratelli Virgilio e Stefano Mattei, vittime di uno dei più orrendi attentati compiuti dalla sinistra extraparlamentare il 16 aprile 1973. Morirono nel rogo che avvolse il loro appartamento al terzo piano di una casa popolare in via Bernardo da Bibbiena 33.
Virgilio aveva 22 anni, Stefano 8. L’incendio venne appiccato nel cuore della notte da sei militanti di Potere operaio per dare una lezione al loro papà, Mario Mattei, la cui unica colpa era di essere il segretario della locale sezione del Msi, la Giarabub.
Virgilio e Stefano erano i fratelli di Giampaolo. Ma lui non è d’accordo con questo riconoscimento, benedetto da un post di Giorgia Meloni, e dal presidente del Senato Ignazio La Russa che si è inginocchiato davanti al murale. C’erano anche il ministro Alessandro Giuli, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il presidente della Regione Rocca (sponsor della cerimonia), pezzi grossi del partito.
E c’era anche la sorella di Giampaolo, Antonella. Lei approva il murale: «I miei fratelli sono tornati a casa», ha detto, intervenendo alla manifestazione.
E allora perché Giampaolo ieri ha scritto una lettera ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera per dire che la destra meloniana sta strumentalizzando per fini elettorali il dramma della sua famiglia? È un uomo mite di 56 anni. Ne aveva quattro quella notte, il più piccolo di sei fratelli. Presiede l’Associazione Fratelli Mattei, «apartitica», precisa. Da vent’anni dialoga con i familiari delle vittime di sinistra, condannando le strumentalizzazioni. Ha scritto anche un libro che merita di essere letto: La notte brucia ancora (Sperling&Kupfer).
«Nessuno ci ha chiesto l’autorizzazione», denuncia. «Io l’ho saputo dai giornali. Ci siamo riuniti in associazione e abbiamo deciso di dissociarsi. Con un avvocato stiamo valutando di chiedere la rimozione. È un santino. Tra un anno si vota e l’iniziativa cela dei secondi fini. La Russa in questi anni non l’ho mai visto. Meloni sì, lei ha sempre ricordato la nostra tragedia. Però preferirei andare nelle scuole, guardare avanti. Invece chi l’ha organizzato, Stefano Oddo, capogruppo di Fratelli d’Italia nel quartiere, è rimasto fermo agli anni Settanta».
Ma allora come spiegare la presenza di Antonella Mattei?
«Non ho rapporti con lei da decenni. Ragioni familiari ci hanno divisi. Vedo che la destra la porta in giro come un vessillo».
Giampaolo, i suoi genitori, le sue tre sorelle si salvarono per miracolo. Il fotografo Antonio Monteforte immortalò il corpo carbonizzato di Virgilio aggrappato al davanzale della finestra.
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