Da Parigi a Madrid e Varsavia, cresce l’asse del dissenso. Avviso a Ursula: restiamo uniti
dal nostro corrispondente Claudio TitoGiorgia Meloni alla Casa Bianca
(agf)Il triangolo di Weimar allargato alla Spagna. Sulla strada che nei piani di Donald Trump e Giorgia Meloni dovrebbe condurre ad un summit Ue-Usa a Roma, si stanno mettendo di traverso i quattro Paesi principali dell’Unione europea: Francia, Germania, Polonia e Spagna. Con sfumature diverse, con accenti non marcati nello stesso modo. Ma tutti con diversi dubbi. Una “geografia” del dissenso che mette insieme gli Stati del Triangolo di Weimar (Parigi, Berlino e Varsavia) con l’iberica Madrid.
Il punto è che un vertice nella capitale italiana li convince davvero poco. Nel metodo e nel merito. E da ieri sono partiti dei messaggi chiari in questo senso anche alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Si è allora subito formato un asse tra Emmanuel Macron e Pedro Sanchez. Entrambi considerano sbagliato offrire al presidente americano il palcoscenico che lui ha scelto. Credono che convocare con queste modalità il primo incontro tra l’Unione europea e gli Stati Uniti equivalga …
Il triangolo di Weimar allargato alla Spagna. Sulla strada che nei piani di Donald Trump e Giorgia Meloni dovrebbe condurre ad un summit Ue-Usa a Roma, si stanno mettendo di traverso i quattro Paesi principali dell’Unione europea: Francia, Germania, Polonia e Spagna. Con sfumature diverse, con accenti non marcati nello stesso modo. Ma tutti con diversi dubbi. Una “geografia” del dissenso che mette insieme gli Stati del Triangolo di Weimar (Parigi, Berlino e Varsavia) con l’iberica Madrid.
Il punto è che un vertice nella capitale italiana li convince davvero poco. Nel metodo e nel merito. E da ieri sono partiti dei messaggi chiari in questo senso anche alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Si è allora subito formato un asse tra Emmanuel Macron e Pedro Sanchez. Entrambi considerano sbagliato offrire al presidente americano il palcoscenico che lui ha scelto. Credono che convocare con queste modalità il primo incontro tra l’Unione europea e gli Stati Uniti equivalga a mettere l’Ue in una posizione di debolezza. Per di più l’idea che sia la presidente del consiglio italiana, ossia la più trumpiana dei leader europei, a gestire l’evento non li persuade affatto.
Nei contatti informali che nelle ultime ore hanno riguardato anche Berlino, sono emersi molto dubbi — anche se meno pressanti — da parte del futuro Cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Per due motivi: battezzare di fatto il nuovo governo di Berlino con un summit organizzato da Meloni per favorire Trump non risulta pienamente persuasivo. In considerazione anche del fatto che tra i primi obiettivi della guerra commerciale mossa dalla Casa Bianca, sicuramente c’è la Germania.
Poi c’è la Polonia che si vedrebbe superare nel suo ruolo di presidente di turno dell’Ue. Il premier Tusk non sta apprezzando questa eventualità. Per non contare che le riunioni di questo tipo sono convocate dal presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, che vede con sospetto l’ipotesi di discutere con il tycoon americano in Europa fuori dalle sedi istituzionali dell’Ue. Sarebbe l’accettazione delle critiche asperrime lanciate dalla nuova amministrazione statunitense contro il Vecchio Continente. Accuse che il vicepresidente Usa, J.D. Vance, ha rinnovato nelle ultime 48 ore durante gli incontri con il governo italiano. Insomma l’iniziativa di Palazzo Chigi per il momento ha un esito tutt’altro che scontato.
E infatti le stesse quattro capitali stanno trasmettendo a Ursula von der Leyen un messaggio ulteriore. Se l’Europa — è il concetto di fondo — ritenesse di non accettare le condizioni poste dal presidente americano, allora lei non può correre il rischio di mostrare un’Unione spaccata recandosi in solitaria al summit romano. La preoccupazione, dunque, è che la responsabile dell’esecutivo comunitario decida di partecipare da sola alla riunione adducendo la motivazione che quella sul commercio è una competenza esclusiva della Commissione. Una scelta del genere, è il timore emergente, è che si offrirebbe l’immagine di un’Ue debole e impaurita. E se poi si verificassero incidenti — eventualità certo non remota con The Donald — diventerebbe più difficile difendere il ruolo delle istituzioni europee.
Ragionamenti accompagnati da questioni di merito sulle tariffe. Le richieste del “Commander in chief” rappresentano un martello che si abbatte sull’incudine europea. Non è un caso che anche il recente incontro a Washington del Commissario al commercio, Maros Sefcovic, si sia risolto con un nulla di fatto. Le pretese statunitensi erano al di sopra anche di una logica negoziale: dall’azzeramento unilaterale dei dazi alla cancellazione di iva e web tax (quindi anche la digital tax italiana), dai maggiori acquisti di gas liquido americano alla crescita degli investimenti di armi prodotte negli Stati Uniti a scapito quindi di tutte le industrie europee del settore. Tutti punti, dunque da risolvere prima del summit. Se possibile.