Bonino: “Con Papa Francesco siamo diventati amici anche parlando di eutanasia ”
di Giovanna CasadioPapa Francesco, a sorpresa, a casa di Emma Bonino nel novembre del 2024
A Papa Bergoglio, arrivato un mattino d’autunno, a novembre del 2024, in visita nella sua casa nel centro di Roma, Emma Bonino non fece sconti: «Santo Padre, lei ha ragione, dobbiamo dialogare sulle questioni fondamentali. Però se poi scendiamo un po’ più nel dettaglio, il dialogo non è così facile». E ora è quell’insistenza e quella reciproca franchezza che ricorda. Con commozione.
Il dialogo! «Cosa è davvero dialogare? Io ci penso spesso e concludo che non lo so». Entrambi in carrozzina, entrambi infragiliti dalla malattia nella terrazza di casa della leader radicale, tra clematidi e rose invernali, si sono sfidati sull’importanza e la difficoltà del dialogo tra laici e cattolici.
D’altra parte per lei - radicale, femminista, estremista sui diritti civili -, l’incontro privato che Papa Bergoglio le regalò andandola a trovare a casa dopo il ricovero in ospedale il 5 novembre, fu una sorpresa. «Una graditissima sorpresa», dichiarò, e lo ripete ancora. Di ciò di cui veramente parlaro…
A Papa Bergoglio, arrivato un mattino d’autunno, a novembre del 2024, in visita nella sua casa nel centro di Roma, Emma Bonino non fece sconti: «Santo Padre, lei ha ragione, dobbiamo dialogare sulle questioni fondamentali. Però se poi scendiamo un po’ più nel dettaglio, il dialogo non è così facile». E ora è quell’insistenza e quella reciproca franchezza che ricorda. Con commozione.
Il dialogo! «Cosa è davvero dialogare? Io ci penso spesso e concludo che non lo so». Entrambi in carrozzina, entrambi infragiliti dalla malattia nella terrazza di casa della leader radicale, tra clematidi e rose invernali, si sono sfidati sull’importanza e la difficoltà del dialogo tra laici e cattolici.
D’altra parte per lei - radicale, femminista, estremista sui diritti civili -, l’incontro privato che Papa Bergoglio le regalò andandola a trovare a casa dopo il ricovero in ospedale il 5 novembre, fu una sorpresa. «Una graditissima sorpresa», dichiarò, e lo ripete ancora. Di ciò di cui veramente parlarono non c’è traccia nei comunicati ufficiali.
Parlarono di eutanasia, punto di massima distanza tra di loro. Legame personale con la malattia. Racconta Bonino: «Anche se poi, nelle note di fine colloquio non è stato scritto che discutemmo di questo, di eutanasia. Io gli dissi: Santo Padre, sì posso essere d’accordo sulla vita che è un dono, un regalo che ci è affidato, ma devo poterlo restituire. Se sono ridotta a una melanzana che vita è? L’eutanasia deve essere possibile, accettata, ammessa». L’opposto della posizione della Chiesa.
La visita di Papa Bergoglio in casa sua fu una grande sorpresa. Come andò, quale ricordo le resta?
«Mi chiamarono il lunedì sera dalla segreteria vaticana. Avevo avuto il telefono bloccato per due giorni, quindi quella telefonata mi colse del tutto di sorpresa, praticamente la prima a telefono riattivato. Dissero: il Santo Padre potrebbe venire domani a salutarla. Aggiunsero di non comunicarlo a nessuno. Pensavo fosse uno scherzo. Comunque l’ho detto alle amiche e alle mie collaboratrici. Hanno cominciato a fare pulizie che manco a Pasqua».
E poi, il momento dell’incontro?
«Al mattino intorno alle 11 arrivò il Papa. Io avevo chiamato la mia amica più robusta perché non cammino e doveva portarmi in braccio in terrazza. Immaginavo che lì potessi accoglierlo. E lui arrivò con la sua carrozzella: “Cerea”, fu il suo saluto alla piemontese. In terrazza in realtà mi trasportò uno dei suoi corazzieri, dicendomi che ero un fuscello per loro, non pesavo niente. Mi diede i regali: una scatola di cioccolatini e un bel mazzo di rose bianche e rosa».
Beh, Bergoglio nel pieno di uno sciopero della fame di Marco Pannella gli telefonò. L’autorità ecclesiale somma e il “diavolo”, il leader che aveva introdotto divorzio e aborto, dialogarono anche allora, era il 2014. E Pannella interruppe lo sciopero della fame.
«Pannella era lusingato, credo. Io ho vissuto in un partito, il partito radicale, dove c’era un “correntone” di leader e militanti attenti alla religiosità, di difensori del diritto religioso come diritto umano. Che fossero credenti è possibile, che fossero anche praticanti un po’ meno. Sulla religiosità io invece non credo di avere alcuna sensibilità».
Avete parlato della malattia?
«Abbiamo parlato della quotidianità. La sua a Santa Marta, dove ci sono i suoi amici prelati, il cibo, le abitudini. Su molte cose - ha ripetuto il Papa – alla fine potevamo trovare un accordo. Certo ma, ripeto, non era facile quando si andava sulle cose concrete».
Come l’eutanasia?
«Sì. Se si tratta di affrontare il tema dell’eutanasia come diritto, ecco che la distanza si sente tutta. La vita sia essa regalo, dono o diritto, deve poter essere restituita. Dovessi ridurmi a una melanzana, devo poter restituire la mia non vita».
Il divorzio, il fine vita, le battaglie su cui lei è stata ed è in prima linea segnano una divaricazione netta. Però su migranti e questioni sociali avete una sintonia forte con la dottrina della Chiesa?
«Da commissaria Ue agli aiuti umanitari mi occupavo dei poveri, dei martoriati, degli ultimi, delle vittime delle guerre e delle epidemie. L’attenzione all’Africa ha creato legami con i comboniani, ad esempio. Per il resto con il Papa dove guardiamo siamo stati in disaccordo».
È stato un Papa femminista?
«Ha valorizzato le personalità e figure femminili. Di certo il più femminista di tutti, ma si è fermato ad alcune nomine importanti ed è stato già molto quello che ha fatto».
Non c’è stato da convincersi reciprocamente?
“No. Ascoltare è bello, semplicemente perché è giusto».