Papa Francesco, l’intesa con Mattarella e l’omaggio silenzioso a Napolitano
di Concetto VecchioLa scintilla della consonanza è scoccata subito. Quando Sergio Mattarella venne eletto la prima volta al Quirinale, nel gennaio 2015, Papa Francesco fu tra i più veloci nel congratularsi: 34 minuti. Non si conoscevano. Mattarella era da tempo fuori dal Parlamento. In aprile andò a trovarlo, una delle prime visite di Stato, accompagnato dai figli e dai nipoti. I discorsi che pronunciarono quel giorno si sovrapponevano: pace, migrazioni, lavoro, ambiente, la libertà religiosa. Mattarella ricordò «la responsabilità di affermare i valori della centralità della persona, che sono iscritti nella Costituzione e che sono alla base di tante manifestazioni della testimonianza della Chiesa cattolica».
A unirli sin dall’inizio è stato quindi quello che Mattarella chiama «il principio di umanità». Lo sguardo posato sugli ultimi. Il rifiuto dell’esasperazione delle paure. È così, pur essendo in fondo molto diversi, tra questi due uomini del Sud è sorta una consuetudine umana e culturale che si è r…
La scintilla della consonanza è scoccata subito. Quando Sergio Mattarella venne eletto la prima volta al Quirinale, nel gennaio 2015, Papa Francesco fu tra i più veloci nel congratularsi: 34 minuti. Non si conoscevano. Mattarella era da tempo fuori dal Parlamento. In aprile andò a trovarlo, una delle prime visite di Stato, accompagnato dai figli e dai nipoti. I discorsi che pronunciarono quel giorno si sovrapponevano: pace, migrazioni, lavoro, ambiente, la libertà religiosa. Mattarella ricordò «la responsabilità di affermare i valori della centralità della persona, che sono iscritti nella Costituzione e che sono alla base di tante manifestazioni della testimonianza della Chiesa cattolica».
A unirli sin dall’inizio è stato quindi quello che Mattarella chiama «il principio di umanità». Lo sguardo posato sugli ultimi. Il rifiuto dell’esasperazione delle paure. È così, pur essendo in fondo molto diversi, tra questi due uomini del Sud è sorta una consuetudine umana e culturale che si è rinnovata in numerose circostanze con slancio autentico.
Ieri Mattarella era profondamente commosso. Se ne è andato un altro punto di riferimento dentro un mondo che si è fatto irriconoscibile. Perciò la scomparsa del Pontefice è vista come una rilevante perdita dal Quirinale, perché viene meno non solo un ancoraggio ideale, ma anche un alleato politico e morale, accentuando così una solitudine dei valori.
A Trieste, nel luglio scorso, alla settimana sociale dei cattolici, questa unione di sentimenti, si ebbe plasticamente nel segno del cattolicesimo democratico, perché toccò proprio a Mattarella aprire l’evento e a Bergoglio chiuderlo. Il tutto sotto l’egida del cardinale Zuppi, che ora in tanti vorrebbero Papa. Il presidente ammonì contro l’assolutismo della maggioranza, che «non può esserci autorità senza limiti». Il pontefice mise in guardia dalle sirene del populismo, perché «la democrazia è risolvere insieme i problemi».
Bergoglio ha avuto un grande rapporto anche con Giorgio Napolitano, fatto di scambi di visite e telefonate. Quando morì volle andare alla camera ardente in Senato. Era già sulla sedie a rotelle. Un omaggio silenzioso, fuori dai protocolli. «Un ricordo e un gesto di gratitudine a un grande uomo servitore della patria», scrisse nel libro delle dediche. Napolitano non era credente, ma curioso del mondo cattolico, come tanti ex comunisti.
Mattarella invece è cattolico. Il segno più alto della stima del Papa è rappresentato dal fatto di averlo insignito del premio intitolato a Paolo VI (un inedito, per un capo di Stato), con la motivazione che il presidente della Repubblica non è salito sul piedistallo. Bergoglio definì Mattarella non solo «un maestro», ma anche un «testimone coerente e garbato, di servizio e di responsabilità». E citò il Manzoni caro a entrambi: «Si dovrebbe pensare più a fare bene che a stare bene, e così si finirebbe anche a star meglio». Mattarella volle devolvere il premio alla comunità Giovanni XXIII, di Rimini, la cui sede era stata danneggiata dall’alluvione.
Il Papa è stato ricevuto al Quirinale una volta, nel giugno del 2017. Era una radiosa giornata di inizio estate, e lui arrivò a bordo di una Ford Focus blu con cui era solito viaggiare a Roma. Ad attenderlo, nel cortile, due ali di folla, ragazzi e ragazze giunti dai territori colpiti dal terremoto di Amatrice, che lo acclamarono al grido ritmato di “Fran-ce-sco”. Invece Mattarella è stato in visita in Vaticano due volte, l’ultima nel dicembre 2021 alla fine del primo mandato, con figli, nipoti e lo staff al completo. Era una visita di congedo. Un mese dopo venne rieletto. Ad unirli, ora nella malinconia dei più, ci sono le due foto scattate nei giorni della pandemia: il Papa nella solitudine spettrale di piazza San Pietro, sotto la pioggia pregò Dio di «non lasciarci in balia della tempesta». Un mese dopo, il 25 aprile, toccò a Mattarella salire l’Altare della Patria da solo, pur di testimoniare la resilienza delle istituzioni.Due immagini che resteranno.