✕

Scalfarotto (Iv): “Con Bergoglio toni cambiati, si è passati dalla condanna dei gay all’accoglienza”

Ivan Scalfarotto, senatore di Iv 

Ascolta l'audio

Per il senatore di Italia viva e attivista per i diritti “non è da un pontefice che bisogna aspettarsi cambiamenti legislativi. Ma Francesco ha avuto un atteggiamento più conciliante nel linguaggio restando sempre fedele alla dottrina della chiesa”
1 minuti di lettura

Senatore Ivan Scalfarotto, da senatore di Italia viva e attivista per i diritti, come giudica le aperture di papa Francesco alla comunità lgbtq? Una rivoluzione nel mondo della Chiesa?

"Dobbiamo fissare un punto fondamentale. Ovvero che il pontefice era comunque il leader spirituale di una grande istituzione profondamente conservatrice quindi non ci si può aspettare una rivoluzione in senso stretto. Lui è stato molto fedele all’insegnamento della chiesa sull’eutanasia, sull’aborto, sulle unioni gay. Per questo dal punto di vista pratico chi si aspettava rivoluzioni aveva riposto male le sue aspettative. Non è da un papa che bisogna aspettarsi rivoluzioni o cambiamenti legislativi. I diritti non arrivano dal Papa”.

Quale è stato allora il cambiamento?

“Nella pratica non abbiamo visto grandi cambiamenti. Ma abbiamo visto cambiamenti nel tono, nella modalità con la quale papa Francesco si è relazionato rispetto alle persone lgbtq. Nella sua visione di chiesa degli ultimi, da ospedale da …

Senatore Ivan Scalfarotto, da senatore di Italia viva e attivista per i diritti, come giudica le aperture di papa Francesco alla comunità lgbtq? Una rivoluzione nel mondo della Chiesa?

"Dobbiamo fissare un punto fondamentale. Ovvero che il pontefice era comunque il leader spirituale di una grande istituzione profondamente conservatrice quindi non ci si può aspettare una rivoluzione in senso stretto. Lui è stato molto fedele all’insegnamento della chiesa sull’eutanasia, sull’aborto, sulle unioni gay. Per questo dal punto di vista pratico chi si aspettava rivoluzioni aveva riposto male le sue aspettative. Non è da un papa che bisogna aspettarsi rivoluzioni o cambiamenti legislativi. I diritti non arrivano dal Papa”.

Quale è stato allora il cambiamento?

“Nella pratica non abbiamo visto grandi cambiamenti. Ma abbiamo visto cambiamenti nel tono, nella modalità con la quale papa Francesco si è relazionato rispetto alle persone lgbtq. Nella sua visione di chiesa degli ultimi, da ospedale da campo, ha messo dentro anche le persone omosessuali”.

In che modo?

“Ha avuto parole di comprensione, di accoglienza, che sono una cosa importante. Con papa Francesco si è passati da una chiesa che utilizzava un tono di condanna e di stigma nei confronti di omosessualità, che parlava di omosessualità come disordine morale, a un pontefice che accoglie e dice che ognuno di noi deve essere rispettato per quello che è. Questo cambio nell’atteggiamento comporta conseguenze importanti perché costringe il mondo attorno a sé a cambiare tono”.

Che approccio ha utilizzato?

“Un approccio paternalistico, antiquato ma chi si aspettava di più ha misurato male le sue aspettative. Questo cambiamento si è riflesso nella conferenza episcopale italiana, che in passato aveva delle posizioni rigidissime, quasi militanti, invece in questi anni i vescovi italiani, su queste tematiche, sono stati meno protagonisti, meno parte attiva nel dibattito politico”.

Ha cercato dunque di introdurre un nuovo modo di pensare?

“Non ha approvato le unioni civili o il matrimonio ugualitario. Non ha prodotto dottrine sostanziali, ma ha contribuito ad abbassare la temperatura del dibattito. Ha avuto un atteggiamento più conciliante nel linguaggio e non è irrilevante, ma sul piano sostanziale è stato fedele alla dottrina della chiesa”.

Leggi i commenti