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Farrell e Re, chi sono le figure chiave della transizione

Il cardinale Kevin Joseph Farrell 

 (reuters)

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Il camerlengo e il decano. L’americano nemico dei radicalismi. L’altro venuto su dal cattolicesimo democratico del bresciano, profilo wojtyliano, resta la figura di spicco della Curia
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Cardinali diversi. Per radici, formazione, carriere. Non bergogliani per visione. Ma vicini a Francesco. E accomunati, in questa primavera di transito, dal ruolo che il destino della Chiesa assegna loro: custodi e, insieme, traghettatori. Il camerlengo e il decano: Kevin Joseph Farrell e Giovanni Battista Re.

L’americano nemico dei radicalismi, Farrell. A lui toccherà sciogliere le rogne di ore intensissime, dalle emergenze alle spese. E il bresciano, colto porporato di mondo, Re: dovrà pronunciare l’omelia più attesa al mondo in ascolto. Magari per abbracciare le sfide che attendono l’era post-Francesco. Il primo entrerà nel conclave. L’altro, per i suoi 91 anni, non potrà.

Farrell ne ha 77: origini irlandesi, statunitense di fatto, com’è noto è oggi figura chiave. Dall’istante in cui si ferma il cuore del Papa, con il Vaticano “apostolica sede vacans”, è lui a predisporre tutto, cura il governo del Palazzo apostolico, di tutti i beni e diritti temporali della Santa sede. Er…

Cardinali diversi. Per radici, formazione, carriere. Non bergogliani per visione. Ma vicini a Francesco. E accomunati, in questa primavera di transito, dal ruolo che il destino della Chiesa assegna loro: custodi e, insieme, traghettatori. Il camerlengo e il decano: Kevin Joseph Farrell e Giovanni Battista Re.

L’americano nemico dei radicalismi, Farrell. A lui toccherà sciogliere le rogne di ore intensissime, dalle emergenze alle spese. E il bresciano, colto porporato di mondo, Re: dovrà pronunciare l’omelia più attesa al mondo in ascolto. Magari per abbracciare le sfide che attendono l’era post-Francesco. Il primo entrerà nel conclave. L’altro, per i suoi 91 anni, non potrà.

Farrell ne ha 77: origini irlandesi, statunitense di fatto, com’è noto è oggi figura chiave. Dall’istante in cui si ferma il cuore del Papa, con il Vaticano “apostolica sede vacans”, è lui a predisporre tutto, cura il governo del Palazzo apostolico, di tutti i beni e diritti temporali della Santa sede. Era il camerlengo del dialogo. L’americano moderato: non a caso il Papa gli aveva affidato, nel 2016, il “Dicastero per laici, vita, famiglia”, terreno a rischio di tensioni. Un’affidabilità che aveva cancellato, nelle felpate stanze, presunte “macchie”: Farrell proveniva dai Legionari di Cristo, su cui si abbatté il pugno duro di Ratzinger; in più era stato pupillo di McCarrick, l’ex arcivescovo di Washington, colpevole di abusi su adulti e minori, morto il 3 aprile.

L’altro, Re, venuto su dal cattolicesimo democratico del bresciano, profilo wojtyliano, resta la figura di spicco della Curia: guida con mano ferma il Collegio cardinalizio, riceverà le condoglianze dei capi di Stato arrivati a Roma, compito che toccò al cardinale Ratzinger nel 2005. In quanto decano, Re presiederà sia la liturgia dell’addio a Francesco, sia la “Missa pro eligendo” che precede l’inizio del Conclave. Da anni punto di riferimento della Curia: il cardinale ama l’arte, i concerti, la presentazione di qualche buon libro.

Francesco lo ha sempre stimato. Alla sua età, classe 1934, e nei ritmi febbrili di questi giorni, non rinuncia a guidare l’auto. Ha fama di uomo macchina: rigoroso e flessibile. Toccherà a lui, insieme con Farrell, tramontato un pontificato dall’alto valore simbolico e destinato a restare nella storia, spianare la strada al papa di domani.

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