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Meloni, malumori sul summit anticipato: “Errore farlo sabato”

Giorgia Meloni

 

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La leader teme che salti il vertice di maggio con i 27. Tajani: “Serve rispetto”. Tensioni con Salvini su Mosca
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Sbuffi di malumore trapelano dalla cerchia di Giorgia Meloni sul tentativo europeo di mettere in piedi un vertice Ue-Usa a Roma questo weekend, a ridosso di un funerale. Per di più: il funerale di un pontefice, per la cui dipartita la presidente del consiglio, da 48 ore, esterna un po’ ovunque, dai tiggì Rai ai giornali, il suo personale e profondo dolore. È un malumore per ora trattenuto, perché come ammettono diversi ministri, «nessuno può sapere come finirà». Se cioè si arriverà davvero a una chiacchiera informale, con stretta di mano, fra Donald Trump e il duo che guida le istituzioni Ue, Ursula von der Leyen e Antonio Costa. In quel caso, Meloni dovrebbe probabilmente fare buon viso a un gioco che non condivide, per non apparire scavalcata. Anzi, magari, proverà a intestarsi l’operazione. Però in questi giorni di negoziati sotterranei sull’asse Washington-Bruxelles, da Roma non filtra certo entusiasmo per la possibilità che il summit alla fine si tenga. E in questo modo: di frett…

Sbuffi di malumore trapelano dalla cerchia di Giorgia Meloni sul tentativo europeo di mettere in piedi un vertice Ue-Usa a Roma questo weekend, a ridosso di un funerale. Per di più: il funerale di un pontefice, per la cui dipartita la presidente del consiglio, da 48 ore, esterna un po’ ovunque, dai tiggì Rai ai giornali, il suo personale e profondo dolore. È un malumore per ora trattenuto, perché come ammettono diversi ministri, «nessuno può sapere come finirà». Se cioè si arriverà davvero a una chiacchiera informale, con stretta di mano, fra Donald Trump e il duo che guida le istituzioni Ue, Ursula von der Leyen e Antonio Costa. In quel caso, Meloni dovrebbe probabilmente fare buon viso a un gioco che non condivide, per non apparire scavalcata. Anzi, magari, proverà a intestarsi l’operazione. Però in questi giorni di negoziati sotterranei sull’asse Washington-Bruxelles, da Roma non filtra certo entusiasmo per la possibilità che il summit alla fine si tenga. E in questo modo: di fretta, a margine delle esequie papali.

Il perché è chiaro, raccontano nel giro meloniano: sarebbe squalificante parlare di dazi, cioè di affari, durante un funerale, peraltro in giornate su cui grava il lutto nazionale, che investe tutti gli appuntamenti istituzionali, persino la ricorrenza degli 80 anni della Liberazione. «L’Italia è impegnata per un incontro a Roma, ma sabato ci sono i funerali e non penso che ci saranno riunioni tra le delegazioni, va rispettato il lutto dei cristiani», tagliava corto ieri il vicepremier forzista, Antonio Tajani.

Il tempo del summit poi sarebbe davvero poco: la finestra di cui comunque si ragiona ai piani alti del governo è proprio quella del 25 aprile. Di sera, all’atterraggio di Trump. Alla vigilia delle esequie di Francesco. Poco più che un rendez-vous. I piani di Meloni di ritorno dalla Casa bianca erano altri: sognava un vertice strutturato fra l’Ue e The Donald, esteso ai leader dei 27 stati membri. Idea che ora traballa, soprattutto se il “contatto” Trump-Ursula alla fine dovesse esserci tra pochi giorni. Quante possibilità ci sono che l’operazione possa ripetersi nelle prossime quattro-sei settimane, prima del vertice Nato di fine giugno? Nonostante le difficoltà, intorno alla premier si tenta comunque un rilancio sul summit di maggio. Con questo ragionamento: meglio farlo bene che così, con il rischio che sia infruttuoso, visto che le trattative sulle tariffe sono alle battute iniziali. Altro scenario invece, non sgradito alla premier, è quello di una semplice stretta di mano, a favore di flash, tra von der Leyen e Trump a San Pietro.

Sarebbe il segnale del riavvicinamento, ma senza una discussione vera, da sviluppare in seguito. Si studia comunque un piano B: un vertice senza l’Ue, con il format Quint (Gran Bretagna, Germania, Francia, Usa e Italia). Si parlerebbe soprattutto di Ucraina, di pace, non di beghe commerciali. È un’ipotesi, per ora sullo sfondo. Come quella di un incontro Trump-Zelensky, che per Tajani potrebbe essere al massimo «un saluto». Sul punto poi in maggioranza le posizioni restano molto distanti: ieri proprio mentre il ministro degli Esteri ribadiva che «Putin non può imporre la pace alle sue condizioni», Matteo Salvini lodava «il segnale importante di Mosca», cioè il piano russo svelato dal Financial Times, incalzando l’Ue ad avallarlo.

Per i funerali di Francesco, Meloni ha cancellato tutti gli appuntamenti della settimana: il premier time in Senato è rimandato al 7 maggio. Saltata la trasferta in Asia. La premier stamani dovrebbe visitare la camera ardente in piazza San Pietro. Poi sarà a Montecitorio per la commemorazione del pontefice. Parlerà, in una cerimonia che alla fine sarà congiunta, sia per la Camera che per il Senato, proprio come chiedeva la leader della destra. Decisamente infastidita, sulle prime, per la scelta dei due rami del Parlamento di procedere con due celebrazioni separate. Decisione rivista in serata, proprio come suggeriva Chigi.

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