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La messa con i politici nel 2014: stupore e gelo per la sferzata del Papa con l’omelia sui farisei

(ansa)

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Il monito del pontefice 11 anni fa quando celebrò la funzione alla presenza di 518 politici tra stupore e sorpresa. Il ricordo di Bindi, Boldrini – allora presidente della Camera – e Fioroni “No alla corruzione, ai sepolcri imbiancati”
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Una prima volta diede buca. I politici che la sera del 22 giugno 2013 nell’Aula Paolo VI si erano messi in grande spolvero e avevano occupato la seconda fila in favore di telecamere per il Grande concerto di musica classica per l’Anno della Fede, tutti dietro la grande poltrona riservata al Papa da poco eletto, restarono con un palmo di naso, perché il posto rimase vuoto. Non sono un principe rinascimentale: disse Francesco che per il concerto non aveva tempo, né per le passerelle. Fu lì che si cominciò a scommettere se era peronista, populista, comunista, ma era il primo passo del Pontefice degli ultimi e delle periferie.

Tra Papa Bergoglio e la politica c’è stato un rapporto inedito nella storia della Chiesa: Francesco, gesuita e fine politico, li sfuggiva. O sembrava farlo. Antipatizzava con la casta. Batteva su alcuni tasti con costanza fino alla testardaggine, in primo luogo contro la corruzione. Disse negli anni che “la corruzione puzza”. Iniziò a raggelare i politici a poc…

Una prima volta diede buca. I politici che la sera del 22 giugno 2013 nell’Aula Paolo VI si erano messi in grande spolvero e avevano occupato la seconda fila in favore di telecamere per il Grande concerto di musica classica per l’Anno della Fede, tutti dietro la grande poltrona riservata al Papa da poco eletto, restarono con un palmo di naso, perché il posto rimase vuoto. Non sono un principe rinascimentale: disse Francesco che per il concerto non aveva tempo, né per le passerelle. Fu lì che si cominciò a scommettere se era peronista, populista, comunista, ma era il primo passo del Pontefice degli ultimi e delle periferie.

Tra Papa Bergoglio e la politica c’è stato un rapporto inedito nella storia della Chiesa: Francesco, gesuita e fine politico, li sfuggiva. O sembrava farlo. Antipatizzava con la casta. Batteva su alcuni tasti con costanza fino alla testardaggine, in primo luogo contro la corruzione. Disse negli anni che “la corruzione puzza”. Iniziò a raggelare i politici a pochi mesi dal suo insediamento, alla Messa dei parlamentari.

Parte il tam tam per la Messa celebrata dal Pontefice Bergoglio: è il 27 marzo 2014. I parlamentari rispondono entusiasti all’invito, coinvolgono le famiglie. A Santa Marta non c’è posto per tutti, troppa gente. Si rimedia scegliendo un’altra location: l’altare della cattedra nella Basilica vaticana. E lì arriva lo “schiaffone” di papa Francesco con una omelia inflessibile sui farisei.

Oggi il cordoglio dei politici di destra e di sinistra è unanime, ma allora lo stato d’animo era la sorpresa e lo sconcerto. Ricorda Rosy Bindi, cattolica bergogliana convinta, che l’omelia fu in sintonia con la liturgia di quel giorno. Una omelia conservata negli archivi di Montecitorio dove si denunciano i “sepolcri imbiancati” , gli “ipocriti”, coloro che hanno sbagliato strada. Sbagliare strada è umano e peccare – “tutti qui siamo peccatori” – ma il “corrotto è fissato nelle sue cose e non torna più indietro”. Senza sconti, senza remissione di peccato. Le cronache dell’evento citano Angelo Cera, deputato foggiano innamorato dello scudocrociato, che presto si rese conto della reprimenda che sarebbe piovuta addosso ai politici e che fece a tempo a mormorare un attimo prima: «Ascolta a me: sarà un massacro...». E poi parte l’omelia e, rimarca Giorgio Brandolini, dem: inizia a bastonarci. Il Pontefice sempre a insistere sulla classe dirigente e i dottori della Chiesa ai tempi di Gesù “lontani dal popolo”.

Laura Boldrini, presidente della Camera all’epoca, a fine Messa ebbe un incontro riservato con il Papa insieme con Pietro Grasso presidente del Senato. “Fu molto severo, la strigliata era per tutti anche se non tutti certo la meritavano e quindi alcuni di noi ci rimasero male”, annota. Ma la differenza tra i politici maturò nel tempo e quindi alcuni, tra cui Boldrini stessa, si trovarono dalla parte della barricata che il Papa ha indicato, sul fronte dei migranti, dei profughi, degli esclusi, dei soccorsi in mare. “Per tutto questo Bergoglio è stato messo alla gogna pubblica, è stato fatto bersaglio. Da non dimenticare”. In quel lontano 2013 la novità bergogliana veniva accolta così da un cattolico dem come Beppe Fioroni: «È chiaro che il Papa vive male la “messa della casta”», e perciò restò in piedi e sottolinea anche ora: “Mentre a Santa Marta abbracciava tutti”. È stato Bergoglio il Papa che non ha chiuso porte in faccia a nessuno, ma non ha mai derogato dalla sua strada: osserva Rosy Bindi.

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