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Meloni, il ricordo in aula poi l’omaggio a San Pietro: “Mi disse: la politica serve”

Crosetto saluta la premier Meloni 

 (ansa)

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Alla Camera la commemorazione del Pontefice con deputati e senatori. La premier: “Rompeva gli schemi, grata per la sua presenza al G7. Il nostro un rapporto personale, ripeteva di non perdere l’umorismo”
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Se ognuno, alla Camera dei deputati, tira il Papa dalla sua parte, il Bergoglio di Giorgia Meloni somiglia molto all’underdog della Garbatella: uno che «rompeva gli schemi», che «non aveva paura di andare controcorrente». In aula si commemora il Pontefice, seduta comune fortemente voluta dalla premier che ha convinto i presidenti di Camera e Senato a unificare le celebrazioni.

È il momento più alto, dal punto di vista delle Istituzioni, dei cinque giorni di lutto stabiliti dal Consiglio dei ministri e non c’è spazio, almeno per oggi, per le polemiche sul 25 aprile oscurato. Anzi, per una volta persino Meloni rinuncia allo sfottò, all’attacco contro le opposizioni, alla battuta velenosa. La premier resta compunta, tailleur nero a lutto, perché dopo la commemorazione andrà a San Pietro, insieme a Tajani e Piantedosi, per raccogliersi in preghiera davanti alla bara di Bergoglio. In aula si morde la lingua e tira dritto anche nel momento più difficile, quando subisce senza replicare gli a…

Se ognuno, alla Camera dei deputati, tira il Papa dalla sua parte, il Bergoglio di Giorgia Meloni somiglia molto all’underdog della Garbatella: uno che «rompeva gli schemi», che «non aveva paura di andare controcorrente». In aula si commemora il Pontefice, seduta comune fortemente voluta dalla premier che ha convinto i presidenti di Camera e Senato a unificare le celebrazioni.

È il momento più alto, dal punto di vista delle Istituzioni, dei cinque giorni di lutto stabiliti dal Consiglio dei ministri e non c’è spazio, almeno per oggi, per le polemiche sul 25 aprile oscurato. Anzi, per una volta persino Meloni rinuncia allo sfottò, all’attacco contro le opposizioni, alla battuta velenosa. La premier resta compunta, tailleur nero a lutto, perché dopo la commemorazione andrà a San Pietro, insieme a Tajani e Piantedosi, per raccogliersi in preghiera davanti alla bara di Bergoglio. In aula si morde la lingua e tira dritto anche nel momento più difficile, quando subisce senza replicare gli affondi di Elly Schlein (migranti) e Giuseppe Conte (disarmo). Anzi, mentre parla Schlein dal lato destro dell’emiciclo, dove siedono i fratelli d’Italia, si alza un brusio sempre più forte. Sta per esplodere la protesta contro la segretaria del Pd, ma Meloni, con un gesto della mano, fa cenno al gruppo di fermarsi. E i suoi parlamentari ammutoliscono. Alla fine, unica tra gli scranni della destra e del governo, concederà persino un piccolo applauso alla rivale dem.

Quando finalmente tocca a lei, Meloni, in piedi tra Tajani e Salvini, racconta il suo Papa, con il quale, effettivamente, ha saputo costruire un rapporto nonostante le tante differenze politiche. «Io ho avuto il privilegio — sottolinea all’inizio del suo intervento — di un rapporto personale, sincero, con il Pontefice. Papa Francesco era un uomo che sicuramente sapeva essere determinato, però quando parlavi con lui non esistevano barriere. Potevi aprirti senza timore di essere giudicato. Così lui poteva vedere la tua anima, poteva vederla a nudo».

I due si sono incrociati in poche occasioni, ma ogni volta Bergoglio ha lasciato intendere che con Meloni, forse perché giovane, forse perché donna, aveva un rapporto disteso. Le perdonò una prima gaffe, quando si presentò vestita di bianco a un incontro pubblico dove stavano insieme sul palco: «Oggi ci siamo vestiti uguali…», scherzò Bergoglio.

Meloni fu poi l’unica leader a essere ammessa nella stanza del Gemelli durante l’ultimo ricovero. Di quel colloquio emerge oggi un particolare rivelato dalla stessa premier. «Sarò sempre grata a papa Francesco per il tempo trascorso insieme, per i suoi insegnamenti, per i suoi consigli. Tra i quali il più assiduo era: non perda mai il senso dell’umorismo. È stata anche l’ultima cosa che mi ha detto. C’era un senso profondo anche in questo, ovviamente. La sua allegria contagiosa era un insegnamento sull’amore per la vita, e su come si assolvono alcune missioni». Meloni fa un cenno anche alle posizioni controverse del Papa sull’Ucraina e su Gaza, quell’insistenza sulla pace, «anche quando sapeva che alcuni avrebbero potuto non capire, e che le sue parole avrebbero potuto essere travisate e strumentalizzate». Il momento più stretto della collaborazione tra i due è comunque il G7 in Italia, quando il Pontefice accetta l’invito della premier a intervenire — un’altra delle prime volte di Bergoglio — al summit dei Grandi. In quell’occasione, ricorda, «il Santo Padre ha detto che “la politica serve” e che “la grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera pensando al bene comune a lungo termine». Meloni termina con un «A Dio, Papa Francesco». Applaudono tutti, compresa Schlein. Crosetto le fa il baciamano. Nessuno nota che la premier, in dieci minuti di intervento, è riuscita a schivare completamente la parola su cui il Papa ha martellato ogni giorno per dodici anni: i migranti.

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