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Il partigiano: “Questo governo vuole silenziare la Liberazione”

(afp)

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Intervista a Stefano Pagani: “Dire che il 25 aprile va festeggiato con sobrietà è una richiesta politica, temo una democrazia indebolita”
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Stefano Steno Pagani, lei c’era il 25 aprile di ottant’anni fa.

«Sì, la fine della guerra ci colse a Codevigo, in provincia di Padova. Dopo la liberazione di Ravenna, nel dicembre del ’44, noi partigiani romagnoli della Ventottesima Brigata Garibaldi ci eravamo spostati in Veneto».

Qual è il suo ricordo?

«Di una grande gioia, la guerra era finalmente finita: perciò il 25 aprile è una festa».

Il governo ora dice che va festeggiata con sobrietà.

«Mi sembra una richiesta politica».

Per silenziarla?

«Per forza. Ed è una manovra che dura da un pezzo: minare le nostre conquiste, libertà, democrazia, pace».

Cosa teme?

«Una democrazia indebolita. Con uno spostamento sempre più a destra, un governo sempre più forte e un’opposizione sempre più debole. Una cosa a cui penso da tempo».

Ha visto la premier su Ventotene?

«Ecco, appunto, conferma quello che le dicevo».

Il lutto nazionale copre anche il 25 aprile.

«Qualsiasi cosa succeda il 25 aprile non possiamo oscurarlo, né dimenticare».

Cosa …

Stefano Steno Pagani, lei c’era il 25 aprile di ottant’anni fa.

«Sì, la fine della guerra ci colse a Codevigo, in provincia di Padova. Dopo la liberazione di Ravenna, nel dicembre del ’44, noi partigiani romagnoli della Ventottesima Brigata Garibaldi ci eravamo spostati in Veneto».

Qual è il suo ricordo?

«Di una grande gioia, la guerra era finalmente finita: perciò il 25 aprile è una festa».

Il governo ora dice che va festeggiata con sobrietà.

«Mi sembra una richiesta politica».

Per silenziarla?

«Per forza. Ed è una manovra che dura da un pezzo: minare le nostre conquiste, libertà, democrazia, pace».

Cosa teme?

«Una democrazia indebolita. Con uno spostamento sempre più a destra, un governo sempre più forte e un’opposizione sempre più debole. Una cosa a cui penso da tempo».

Ha visto la premier su Ventotene?

«Ecco, appunto, conferma quello che le dicevo».

Il lutto nazionale copre anche il 25 aprile.

«Qualsiasi cosa succeda il 25 aprile non possiamo oscurarlo, né dimenticare».

Cosa pensa di Bergoglio?

«Non sono credente».

Glielo chiedo da laico.

«Ha fatto quello che ha potuto, come capita a tanti potenti».

Lei domani festeggerà sobriamente?

«Io ho le gambe che non mi vanno più tanto bene, purtroppo. Nella mia cittadina, Alfonsine, il 25 aprile è molto sentito, c’è una camminata per la pace cui partecipano in tanti. Ieri mia figlia mi ha accompagnato alla commemorazione di un eccidio nazista avvenuto nelle nostre campagne, a Zanchetta e Palazzone».

A Ravenna, lo scorso 10 aprile, lei è stato omaggiato da Re Carlo e da Mattarella.

«È stato un grande onore. Ecco, loro la Resistenza la ricordano».

Come divenne partigiano?

«Subito dopo l’8 settembre. Ero militare e disertai».

Quali erano le sue motivazioni?

«Volevo liberare l’Italia dai fascisti e dai nazisti. I tedeschi erano dappertutto».

Cosa ricorda della guerra?

«I troppi morti. Milioni di morti. Ci vogliamo mettere una pietra sopra?».

Cosa direbbe a un giovane?

«La libertà di cui godiamo noi oggi non è piovuta dal cielo. Noi l’abbiamo conquistata con le armi, a voi spetta difenderla con le parole».

Quanti anni ha, 97?

«No no, ne compio 103 a settembre».

E come trascorre il suo tempo?

«Leggo molto».

E cosa legge?

«Sto leggendo M, di Scurati. Sono libri un po’ lunghi, ma mi piacciono molto».

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