«Ventimila accessi in Basilica». Alle sei del pomeriggio, nella sala gestione grandi eventi della questura di Roma risuona la voce di uno dei funzionari di turno a San Pietro. Il questore Roberto Massucci guarda lo schermo in alto a destra della enorme parete digitale che restituisce in tempo reale la situazione dei punti più caldi della città, che per un mese di fila vivrà sotto l’occhio sempre acceso di un sistema integrato di sicurezza 3D, in superficie, nel sottosuolo, aereo. «Quella è via di Porta Angelica, a occhio ci sono altre 10mila persone in attesa di entrare – dice – Ma nell’area circostante siamo sopra le 100mila presenze. E 13mila a Santa Maria Maggiore, un luogo che inevitabilmente cambierà la geografia del Giubileo e, per noi, della gestione di un evento assolutamente storico per importanza, durata e contesto internazionale in cui si inserisce».
I tiratori scelti sui tetti, nel mirino il cancello del Perugino da dove sabato entreranno gli almeno 50 capi di Stato e…
«Ventimila accessi in Basilica». Alle sei del pomeriggio, nella sala gestione grandi eventi della questura di Roma risuona la voce di uno dei funzionari di turno a San Pietro. Il questore Roberto Massucci guarda lo schermo in alto a destra della enorme parete digitale che restituisce in tempo reale la situazione dei punti più caldi della città, che per un mese di fila vivrà sotto l’occhio sempre acceso di un sistema integrato di sicurezza 3D, in superficie, nel sottosuolo, aereo. «Quella è via di Porta Angelica, a occhio ci sono altre 10mila persone in attesa di entrare – dice – Ma nell’area circostante siamo sopra le 100mila presenze. E 13mila a Santa Maria Maggiore, un luogo che inevitabilmente cambierà la geografia del Giubileo e, per noi, della gestione di un evento assolutamente storico per importanza, durata e contesto internazionale in cui si inserisce».
I tiratori scelti sui tetti, nel mirino il cancello del Perugino da dove sabato entreranno gli almeno 50 capi di Stato e di governo che parteciperanno alle esequie del Pontefice, il cane antiesplosivo Saetta e quelli addestrati a fiutare agenti chimici o batteriologici, gli uomini dell’Aeronautica con i fucili cosiddetti “spaziali”, capaci di neutralizzare droni non autorizzati e portarli a terra, la squadra fluviale che monitora i 70 chilometri di banchine del Tevere e quella sotterranea che pattuglia le fermate della metropolitana. E le immagini girate dall’alto dall’elicottero che vegliano su Roma mai così blindata per così tanto tempo. Piazza Pia, Piazza Risorgimento, via della Conciliazione, piazza di Santa Maria Maggiore ma anche lungotevere dei Cenci, il portico d’Ottavia. Decine di occhi fissi sugli schermi, 24 ore su 24.
È da questa sala che il questore Roberto Massucci gestirà la sicurezza della città, delle centinaia di migliaia di pellegrini che affluiranno, delle 170 delegazioni in arrivo da ogni parte del mondo da qui fino all’intronizzazione del nuovo Pontefice, che potrebbe anche non avvenire prima di un mese. «La morte di un Papa, nell’anno del Giubileo, in un contesto internazionale fortemente condizionato da due guerre e che vede il nostro Paese al centro di importanti interlocuzioni, un corteo, assolutamente inedito, di sei chilometri nel cuore della città per l’ultimo viaggio del Papa verso la sepoltura. E gli 80 anni dell’anniversario della Liberazione. L’evento della morte del Santo Padre non ci ha colti impreparati, ma è di questo che stiamo parlando», sintetizza il questore Massucci.
Ieri, giornata di esordio del piano di sicurezza, tutto è filato via liscio e anche oggi, secondo giorno di omaggio alla salma di Francesco, si preannuncia simile. Ma già per domani l’allerta è massima. Il 25 aprile, con diversi cortei annunciati, sarà il primo serio stress test. «Inevitabilmente il focus della giornata si sposterà sulla zona di Porta San Paolo. Ognuno avrà il suo spazio per festeggiare il 25 aprile. Per come sono state concordate con gli organizzatori, tutte le iniziative sono compatibili, se le distanze verranno rispettate. Avremo mille uomini in campo, le prime due ore della giornata saranno cruciali - spiega il questore – Mi auguro che nessuno scenda in piazza con l’intento di alzare la tensione. Non consentiremo azzuffate di gruppi contrapposti e speriamo che nessuno venga addosso a noi. Da quello che si legge sui social qualche campanello di allarme c’è, speriamo sia infondato, come spesso accade».
Sabato, il giorno della massima allerta. Con l’occhio digitale e quelli dei 1.200 uomini sul campo a vigilare, ma anche a rendere operative le indicazioni dell’intelligence a tutela soprattutto delle delegazioni dei capi di Stato e di governo che arriveranno in città nel giro di poche ore, già dal venerdì sera, e che sabato mattina si muoveranno tutte più o meno contemporaneamente dalle zone delle ambasciate verso San Pietro. Al cancello del Perugino il momento più delicato, da lì non potrà passare alcuna scorta armata. «Dal nostro comitato analisi strategica antiterrorismo al momento non arrivano informazioni di specifico allarme – dice Massucci - ma quello che abbiamo visto anche recentemente accadere in Europa ci ricorda che la minaccia del lupo solitario, magari influenzato dal fascino della radicalizzazione, in un momento come questo è sempre presente».
Da qui gli assetti operativi e tecnologici più avanzati schierati in campo: cecchini, artificieri, robot, squadre nelle periferie, droni che rimanderanno alla situation room 2.000 segnali di videosorveglianza che seguiranno dall’alto anche il corteo che, dopo le esequie, percorrerà i sei chilometri lungo corso Vittorio Emanuele, piazza Venezia, i Fori Imperiali per arrivare a Santa Maria Maggiore da via Merulana.
E non sarà ancora finita. «Dovremo mantenere il piano di sicurezza attivo nei giorni del Conclave preparandoci ad altri due giorni clou – dice ancora Massucci – quello della fumata bianca in cui migliaia di persone accorreranno a San Pietro con pochissimo preavviso e quello dell’intronizzazione del nuovo pontefice quando ancora saranno attese migliaia di persone e delegazioni straniere».