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Filippini e sudamericani, i fedeli venuti dalla fine del mondo

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Una folla di argentini, messicani, polacchi e asiatici per l’ultimo saluto a Bergoglio. Voli low cost e hotel 2 stelle. “Niente pizza o gelato, solo l’essenziale: giusto esserci”
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Jorge «come il Papa, ma è un caso». Cattolico fino alla punta delle scarpe da trekking, utili al pellegrino moderno che come lui è giovane, poliglotta, e pure ingegnere informatico. E al collo, la conchiglia bianca del Camino di Santiago di Compostela, che ha fatto l’anno scorso, probabilmente cantando “Don Bosco ritorna!”, essendo di ferrea educazione salesiana. Tre giorni fa a Lourdes, in ferie, e saputa la notizia «ho preso un pullman, e poi il treno a Ventimiglia». Argentino di Cordoba, arriva dall’altra parte del mondo, come il Papa compaesano che viene a onorare. Orgogliosamente “peregrino”, con il naso già bruciato dal sole, e neanche un posto per andare a dormire.

E quanti ce ne sono sulla via della Conciliazione, in attesa di entrare in San Pietro o appena usciti, con il gelato in mano e i piedi al vento, «perché andare a piedi è proprio l’essenza di noi credenti. È faticoso, come certe volte lo è il credere», e ci sono quelli solitari come Jorge e quelli dei gruppi orga…

Jorge «come il Papa, ma è un caso». Cattolico fino alla punta delle scarpe da trekking, utili al pellegrino moderno che come lui è giovane, poliglotta, e pure ingegnere informatico. E al collo, la conchiglia bianca del Camino di Santiago di Compostela, che ha fatto l’anno scorso, probabilmente cantando “Don Bosco ritorna!”, essendo di ferrea educazione salesiana. Tre giorni fa a Lourdes, in ferie, e saputa la notizia «ho preso un pullman, e poi il treno a Ventimiglia». Argentino di Cordoba, arriva dall’altra parte del mondo, come il Papa compaesano che viene a onorare. Orgogliosamente “peregrino”, con il naso già bruciato dal sole, e neanche un posto per andare a dormire.

E quanti ce ne sono sulla via della Conciliazione, in attesa di entrare in San Pietro o appena usciti, con il gelato in mano e i piedi al vento, «perché andare a piedi è proprio l’essenza di noi credenti. È faticoso, come certe volte lo è il credere», e ci sono quelli solitari come Jorge e quelli dei gruppi organizzati, tutti viaggianti seguendo la fede che li porta nelle tappe classiche, i grandi santuari famosi, o anche in una chiesetta romanica rintracciata con Google Maps, «a volte la spiritualità sta nelle cose piccole. Basta che ci sia una croce, anche arrugginita».

Così si va per il mondo da pellegrini, come si fa da un paio di millenni in direzione Roma e soprattutto verso il Santo Sepolcro, non c’erano mica solo i crociati e i brancaleoni, c’erano anche gli antenati dei viandanti cristiani di oggi, gli scavalcamontagne che partivano dall’Irlanda e passavano il Col du Grand Saint-Bernard, e scendevano sulla via Francigena, con la bisaccia e la fiasca dell’acqua (i ricchi a dorso di mulo, però). Oggi, borraccia termica e un pezzo di focaccia, uguale lo spirito antico: viaggiare scomodi, tra charter e alberghi di 2 stelle, sacrificare qualcosa pur di arrivare alla meta (poi ci sono anche i tour religiosi di gran lusso, i trasferimenti nei van con i vetri oscurati, i ristoranti stellati).

E molti erano già qui per il Giubileo, poi sorpresi dalla morte di Francesco, pronti a spendere altri soldi pur di rimandare un volo già costoso all’origine. «Tanti soldi, 1300 dollari, e adesso la penale. Ma li spendiamo volentieri», saccheggiando la pensione, spiegava ieri Zulima, infermiera a riposo di 67 anni, americana di Burlington, nel New Jersey. Filippina di origine, e quindi “super cattolica”, in viaggio con le amiche Angie, Joey e Tess, sedute su una panca di marmo mentre fa colazione con una banana e lo yogurt, e sono le tre del pomeriggio. «In coda per molte molte ore, non potevamo certo mangiare in piedi come i cavalli. Ma alla fine l’abbiamo visto, il Papa, seppure morto». Oggi riprenderanno il tour delle 7 chiese, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura, San Giovanni in Laterano e però «ne abbiamo già fatte più di sette, ho perso il conto ma ho le foto».

E sul perché fare questa grande fatica, «mangiando solo panini per risparmiare un po’», la risposta è così candida, semplice, che sconcerta: «Noi abbiamo avuto un bella vita tranquilla, sempre lavorando. Adesso vogliamo restituire al Signore quello che abbiamo ricevuto». Collezioniste di porte sante e mete sacre, «Fatima, l’anno dopo Santiago, poi Lourdes, che è molto commovente. Quest’anno Roma, finalmente». E levate le scarpe, che non sono tecniche, ma sneakers cinesi di poco prezzo, per riposare i piedi sformati dal caldo, non c’è vergogna a mostrare la stanchezza del pellegrino, abituato al sole e al vento,

E sono la grande base della Chiesa cattolica, i filippini e gli spagnoli (a torme, con bambini nel passeggino, nonne e zie). Falangi di polacchi, con la bandiera bianca e rossa in testa al corteo. Lo zaino in spalla, il pranzo al sacco, biberon e merendine per i molti bambini, ed è tutto comprato al super. Gli irlandesi, per lo più ragazzi, vestiti come per una gita in montagna, la maglietta verde squillante, e tutti allegrissimi, così come il prete in braghe corte che li guida verso Santa Maria in Traspontina. I messicani, come la famiglia Rodriguez, «in vacanza per la Settimana Santa, un regalo alle nostre figlie», Ana, Cecilia, Karen, e dice la madre Elisa che «volevamo venire qui, dove tutto è cominciato per la nostra fede». Si dorme in un bed & breakfast «molto economico: io faccio la spesa e cucino. Siamo peregrinos, e viaggiare in cinque dal Messico costa molto. Non sprechiamo, ecco». Non compriamo il gelato con una pallina (2,50 euro), non prendiamo il caffè, non andiamo a mangiare pizza and pasta.

Mildred, 55 anni, da Panama City assieme a 24 compagni, 3mila dollari tutto compreso per una settimana romana, e l’anno scorso «4mila dollari per 10 giorni a Medjugorie. Ne è valsa la pena, nonostante le scomodità e il poco mangiare. Ma è stata un’esperienza spirituale così forte, che sono contenta di aver risparmiato per mesi». E lo scopo era assistere alla canonizzazione di Carlo Acutis, «un ragazzo miracoloso, che rappresenta i credenti più giovani», poi il papa è morto, tutto è saltato. Infine Luz, che ha una certa età e una grande fede, ma parla solo la lingua quechua, così la aiuta una nipote. Arrivate dal Perù «per il Giubileo e vedere almeno una volta nella vita il papa…», avendo speso 6mila euro di risparmi di una vita, Luz dice «sono Incas, e anche cattolica apostolica romana, io», pellegrina di quasi 80 anni, e che sguardo, che forza.

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