TORVAIANICA (ROMA) – Sono vite randagie, talvolta feroci, in certe baracche di legno nascoste nella pineta, arrivano uomini che consegnano 5 euro per dieci minuti di sesso, e a volte uccidono. «È un lavoro sporco. Ma dobbiamo vivere», dice una, e quasi si scusa. Papa Francesco aveva capito tutto questo. Non c’è scandalo nel prostituirsi, piuttosto bisogna capire perché succedono le cose. Aiutare, magari. «Le ha accolte», il che non era scontato, dice don Andrea Conocchia, parroco di una frontiera che Francesco amava come essenziale, perciò voleva bene anche alle transessuali che ci vivono. «Molti le considerano gli scarti degli scarti, per il lavoro che fanno, o perché ormai sono anziane». Insomma relitti, come i pezzi di legno spiaggiati da un mare cattivo, di spuma giallo-grigia e battuto dal vento. E poi piove forte, in giro non c’è nessuno, e piove su case sbarrate, lo stradone che puzza di asfalto fresco. Stabilimenti chiusi, per forza. Dov’è la gente di Torvaianica? Aspetta che …
TORVAIANICA (ROMA) – Sono vite randagie, talvolta feroci, in certe baracche di legno nascoste nella pineta, arrivano uomini che consegnano 5 euro per dieci minuti di sesso, e a volte uccidono. «È un lavoro sporco. Ma dobbiamo vivere», dice una, e quasi si scusa. Papa Francesco aveva capito tutto questo. Non c’è scandalo nel prostituirsi, piuttosto bisogna capire perché succedono le cose. Aiutare, magari. «Le ha accolte», il che non era scontato, dice don Andrea Conocchia, parroco di una frontiera che Francesco amava come essenziale, perciò voleva bene anche alle transessuali che ci vivono. «Molti le considerano gli scarti degli scarti, per il lavoro che fanno, o perché ormai sono anziane». Insomma relitti, come i pezzi di legno spiaggiati da un mare cattivo, di spuma giallo-grigia e battuto dal vento. E poi piove forte, in giro non c’è nessuno, e piove su case sbarrate, lo stradone che puzza di asfalto fresco. Stabilimenti chiusi, per forza. Dov’è la gente di Torvaianica? Aspetta che cominci la stagione, che riparta il business dell’estate sul litorale romano.
«Potrei piangere, ma poi mi si scioglie il trucco», nel ricordo della prima volta che ha incontrato il Papa, perché negli anni tutte le 150 trans che lavorano in zona sono state ricevute in varie udienze del mercoledì, e anche abbracciate e «la prima volta mi sono messa un vestito bianco lungo, quasi da sposa». Giuliana, arrivata dalla Colombia trent’anni fa «per una vita migliore», ricorda «l’emozione che mi ha preso. E poi la “mirada”, lo sguardo che aveva». E vengono tutte dalle Americhe, le prime quattro erano argentine. Dice don Andrea che gli avevano chiesto se potevano incontrarlo, allora «ho chiesto aiuto a suor Geneviève Jeanningros, che viveva con i giostrai di Ostia. Mi ha detto di scrivergli una mail». Lui ha risposto. Quelle quattro non sono più qui, tre disperse nel mondo, una morta: «Naomi, che lavorava sulla strada vicino a me. L’hanno trovata dopo tanti giorni, i cinghiali l’avevano già divorata. Nessuno sa ancora chi l’abbia ammazzata».
Il parroco, don Andrea Conocchia, della parrocchia Beata Vergine Immacolata di Torvajanica (Roma)
«Le prime erano incredule. Eravamo sul sagrato, in prima fila, e una mi disse “ma questo è il posto delle regine. Allora siamo importanti”», forse anche don Andrea si è emozionato, lì, per l’enorme riconoscimento al suo personale impegno, stare vicino agli ultimi, gli anziani soli, i poverissimi, e queste lo sono, povere in canna, «io mando a casa ogni mese 150, anche 200 euro», dice Minerva, che ha 53 anni e viene dal Peru, da 14 anni fa la vita, ma adesso ha anche un piccolo lavoro da magazziniera in un supermercato. «Mantengo mia madre e i miei fratelli. Prostituirsi? È sporco, lo so bene. Il Papa l’ho incontrato due volte, e non so come spiegare, ma mi sono sentita ripulita, da tutto».
La pandemia le ha messe tutte in ginocchio, don Andrea un giorno di lockdown ne ha trovata «una al cancello. Mi ha chiesto da mangiare. Il giorno dopo è tornata con un’amica. Poi sono arrivate le altre, perché i loro clienti erano chiusi in casa, nessuna lavorava». Anche da Ostia, Acilia, Anzio, Nettuno, «e chi le paga, sono sempre uomini sposati in chiesa, eh». Allora ha scritto una mail all’Elemosiniere, il cardinale Krajewski. «Mi ha risposto subito, “dammi l’Iban”. I soldi sono arrivati davvero, mai avuto così tanti euro sul conto della parrocchia. Gli ho riscritto che forse c’era stato uno sbaglio, “perché qui, monsignore, noi contiamo i centesimi”. E lui “no no, nessun errore, questi sono per le ragazze, gli altri per i poveri”». C’è stata una grande distribuzione di pasta e scatolette di carne, sugo di pomodoro, biscotti.
«Conoscerlo è stato un grande privilegio. Un Papa vicino a tutti, anche a noi. E poi, lo ha mai visto con una catena d’oro? Mai. Il Vaticano era pura opulenza, tutti con i “machinones”, tutti ricchi. Lui gli ha insegnato l’umiltà», dice Coqui, che ha 70 anni e le protesi alle ginocchia: «Ha detto “io non sono nessuno per chiudere la porta, perché tutti sono figli di Dio”, è stata una frase importante». Adesso invece «io mi sento parte della Chiesa», qui parla Diana, 42 anni, da Medellin (una a cui uno zio ha sparato, «voleva eliminarmi perché si vergognava di me»). Diana ha cercato tanto un lavoro diverso, «ma quando la gente capisce che sono trans, come la signora che cercava una per le pulizie… mi ha fulminata con lo sguardo e messa alla porta». Eppure sa cucinare «e fare i capelli». Francesco una volta le ha detto «prega per me, e io prego per te». Così, «quando ho visto le sue mani da morto, mi è venuto da piangere. Sono le mani che hanno stretto le mie».
Marcela, 51 anni, dall’Uruguay, in Italia da 25 anni, e ne ha 51: «Mi piacerebbe una vita diversa. Studiare, perché ho smesso a 15 anni, a scuola mi aggredivano perché mi truccavo…», quante storie così, quanto dolore. «Francesco ha portato lo stile dell’America latina, aperto, gioioso, e ha mostrato rispetto per i poveri, gli scartati dalla vita», e don Andrea pensa che ci possa ancora essere «una Chiesa ospedale da campo, per tutte queste persone. Coraggiosa, profetica», e per questo suo stare sulla frontiera «il Papa mi ha detto “grazie per il lavoro che fai, vai avanti, accompagnale”», perciò oggi saranno tutte a San Pietro, per salutarlo.