La fornaia antifascista identificata: “Io, nipote di partigiani, allibita: vogliono intimidirci”
di Ernesto Ferrara“Il vento è cambiato evidentemente” dice ancora molto scossa Lorenza Roiati, fornaia antifascista di Ascoli Piceno. La polizia di Stato prima e poi la municipale l’hanno identificata e controllata per quello striscione appeso fuori dal suo negozio in centro, nel giorno della Liberazione, un lenzuolo con su scritto “25 aprile buono come il pane bello come l’antifascismo”. Lei ha denunciato tutto sulle pagine social della sua attività, che si chiama “Assalto ai forni”, con foto e video. La sua storia Instagram è stata condivisa migliaia di volte. E Lorenza, pluripremiata per i suoi prodotti, adesso denuncia: “Vengo da una famiglia di antifascisti. I miei zii erano partigiani. Ogni anno metto uno striscione antifascista fuori dal forno il 25 aprile. Qualcuno vuole intimidirci forse”
Roiati, cos’è successo precisamente?
“Ogni anno celebriamo il 25 aprile al forno. Anche negli anni scorsi ho messo striscioni. La mia è una famiglia antifascista. I miei zii Renato e Vittorio sono stati decor…
“Il vento è cambiato evidentemente” dice ancora molto scossa Lorenza Roiati, fornaia antifascista di Ascoli Piceno. La polizia di Stato prima e poi la municipale l’hanno identificata e controllata per quello striscione appeso fuori dal suo negozio in centro, nel giorno della Liberazione, un lenzuolo con su scritto “25 aprile buono come il pane bello come l’antifascismo”. Lei ha denunciato tutto sulle pagine social della sua attività, che si chiama “Assalto ai forni”, con foto e video. La sua storia Instagram è stata condivisa migliaia di volte. E Lorenza, pluripremiata per i suoi prodotti, adesso denuncia: “Vengo da una famiglia di antifascisti. I miei zii erano partigiani. Ogni anno metto uno striscione antifascista fuori dal forno il 25 aprile. Qualcuno vuole intimidirci forse”
Roiati, cos’è successo precisamente?
“Ogni anno celebriamo il 25 aprile al forno. Anche negli anni scorsi ho messo striscioni. La mia è una famiglia antifascista. I miei zii Renato e Vittorio sono stati decorati, hanno combattuto da partigiani. Stamattina ho messo lo striscione, come sempre. Passa una volante della polizia. Si fermano. Mi chiedono se siamo noi gli autori dello striscione. Ci chiedono i documenti. Poi fanno una telefonata di una decina di minuti e se ne vanno”.
Ma non finisce così.
“No. Dopo qualche ora, verso mezzogiorno, arrivano tre agenti in borghese della polizia locale. Entrano nel forno. Decido di filmare. Tutti hanno potuto vedere come sono andate le cose. Mi domandano chi sia l’autore dello striscione. Di chi sia la paternità. Domando quale sia il motivo di un simile controllo. Rivendico che lo striscione è nostro. Che dire antifascista non è una parolaccia. Che non ho certo scritto “fascisti tutti appesi” anche se lo riterrei auspicabile. Mi viene risposto che si tratta di accertamenti amministrativi. Ma onestamente mi pare un fatto grave. Un tentativo di intimidirci. Altrimenti non si spiegano due controlli in tre ore per uno striscione antifascista”.
Il palazzo è di vostra proprietà, ha fatto notare.
“Appunto. Le mura della casa sono della mia famiglia, famiglia di antifascisti. E non facevamo nulla di male. Li ho incalzati gli agenti, volevo capire in quale controllo amministrativo stessimo incappando. Il nostro era un modo per festeggiare il 25 aprile niente altro. Non era pubblicità. Non abbiamo occupato suolo pubblico. Non abbiamo offeso nessuno. Che abbiamo fatto di male? Non abbiamo infranto nessuna regola”.
Che idea vi siete fatti?
“Che il vento è cambiato evidentemente. Non si può più dire che sei antifascista e mettere uno striscione. Ma io intendo andare avanti. Voglio capire se d’ora in avanti è un problema mettere uno striscione antifascista in questa città. Forse qualcuno vuole intimidire l’antifascismo? Pure una consigliera comunale leghista si è scandalizzata e ha detto che farà un’interrogazione sul caso. Faranno interrogazioni parlamentari. Molti compagni sono venuti davanti al nostro forno in presidio dopo i fatti. Un buon segno, nonostante tutto”.