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Il cardinale Re: “Francesco è rimasto in carica solo per rispetto allo Spirito Santo”

(reuters)

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Intervista al decano del Collegio cardinalizio che sarà il celebrante delle esequie: “Il Papa soffriva ma ha scelto di dare l’Urbi et orbi e scendere in piazza San Pietro per stare in mezzo alla gente”
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CITTÀ DEL VATICANO – Cosa provo in questi momenti? Tristezza, dolore, dispiacere infinito. Ma anche sincera riconoscenza per la Divina Provvidenza che mi ha fatto camminare accanto ad un grande Papa che, scegliendo di chiamarsi non a caso Francesco, ha servito con tutte le sue forze la Chiesa fino alla fine con amore e dedizione, sempre rispettoso dei valori evangelici. Spendendosi per la pace, per tutta l’umanità del nostro tempo, specialmente la più povera e bisognosa come un padre affettuoso, con la premura del pastore che cura il suo gregge per tutta la vita».

A parlare con Repubblica – in via del tutto eccezionale, visti i gravosi impegni a cui deve far fronte in queste convulse giornate vaticane – è il cardinale Giovanni Battista Re, 91 anni, decano del Collegio cardinalizio, po…

CITTÀ DEL VATICANO – Cosa provo in questi momenti? Tristezza, dolore, dispiacere infinito. Ma anche sincera riconoscenza per la Divina Provvidenza che mi ha fatto camminare accanto ad un grande Papa che, scegliendo di chiamarsi non a caso Francesco, ha servito con tutte le sue forze la Chiesa fino alla fine con amore e dedizione, sempre rispettoso dei valori evangelici. Spendendosi per la pace, per tutta l’umanità del nostro tempo, specialmente la più povera e bisognosa come un padre affettuoso, con la premura del pastore che cura il suo gregge per tutta la vita».

A parlare con Repubblica – in via del tutto eccezionale, visti i gravosi impegni a cui deve far fronte in queste convulse giornate vaticane – è il cardinale Giovanni Battista Re, 91 anni, decano del Collegio cardinalizio, porporato di lungo corso, servitore di ben cinque papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, papa Francesco) in diplomazia, in Curia e come Prefetto del dicastero dei vescovi. Domani in piazza San Pietro celebrerà i funerali papali. Un impegno di grande responsabilità, delicatissimo, a partire dalle parole e dai toni con cui pronuncerà l’omelia per ricordare la figura e l’opera del Papa defunto e tracciare – non è azzardato immaginarlo – linee, programmi ed attese a cui dovrà guardare il successore di Francesco. Inutile, però, chiedergli qualche anticipazione. «L’omelia non è ancora pronta, ci sto lavorando in queste ore, ma anticiparla sarebbe scorretto», tiene a puntualizzare.

Cardinale Re, pur non entrando in Conclave per motivi di età, lei è il padre nobile d’Oltretevere, chiamato a gestire questa delicatissima fase della vita della Chiesa da decano dei cardinali e da corresponsabile, col cardinale Camerlengo Kevin Farrell, dell’ordinaria amministrazione della Santa Sede. Sarà sotto gli occhi di tutto il mondo quando celebrerà i funerali del Papa. Eminenza, qual è il suo stato d’animo in queste ore?

«Provo tristezza, dolore e profondo dispiacere per la perdita del Santo Padre, anche per il modo improvviso con cui ci ha lasciati. Negli ultimi giorni gli sono stato vicino per responsabilità d’ufficio e come uomo, sempre più turbato nel vedere come stesse soffrendo. Quel che mi ha sorpreso è stato constatare come fosse deciso a servire la Chiesa e ad amare il suo popolo con tutte le sue energie, fino alla fine. Ma, confesso che c’è stato un momento che mi ha letteralmente impressionato: quando ho toccato con mano, da testimone privilegiato, di essere al cospetto di un gigante della fede».

E quando è rimasto così tanto impressionato da Francesco? Lei gli è stato accanto per tutto il suo pontificato. Lo conosceva benissimo.

«È successo la mattina di Pasqua quando si è presentato, seduto sulla sedia a rotelle, alla Loggia delle Benedizioni della basilica di San Pietro. Sofferente, quasi privo di forze e col volto pallido, teso e rabbuiato, ha voluto ugualmente impartire la benedizione Urbi et Orbi, costretto a tralasciare alcuni aspetti formali per le sue precarie condizioni. Si è spinto a fare gli auguri pasquali con un filo di voce. Ed è stata l’ultima volta che lo abbiamo sentito. Ma, al momento di rientrare, senza ascoltare i consigli di chi lo invitava a rientrare a Casa Santa Marta per riposare, ha voluto con forza scendere in piazza San Pietro per stare in mezzo alla gente. È stata una sua scelta, decisa, direi ostinata, certamente dettata dal desiderio paterno di voler salutare ancora una volta fedeli e pellegrini radunati nel colonnato per lui. E lui, facendo leva sulle sue poche forze residuali, non ha voluto deluderli. Non lo avevo mai visto così fermo nel voler andare tra i pellegrini. Senza sapere che era l’ultima volta. Impressionante».

Negli ultimi tempi non sono mancate voci su sue possibili dimissioni proprio a causa delle sue precarie condizioni di salute. Ci ha pensato veramente?

«Lo escludo ed è stato proprio lui stesso ad assicurarcelo quando sui mass media si moltiplicavano ipotetiche indiscrezioni sulla rinunzia al papato. Per smentire quelle voci, spesso negli ultimi tempi ci rivelava che non si sarebbe mai dimesso per non fare uno “sgarbo” allo Spirito Santo».

E che significa in concreto che Francesco non ha voluto fare uno sgarbo allo Spirito Santo?

«Non avrebbe mai lasciato il papato. Era lui che ci rassicurava perché, ci spiegava, incoraggiandoci, “io sono stato eletto per volontà dello Spirito Santo, se dovessi dimettermi gli farei come minimo un gesto sgarbato. Cosa che non farò mai”. Ecco perché serviva la Chiesa fino a quando avrebbe voluto la Divina Provvidenza, pur con tutti i suoi problemi di salute e senza poter parlare liberamente. E così è stato».

Ed ora, eminenza, che succede?

«Adesso tutto è nelle mani dello Spirito Santo e di quella Divina Provvidenza tanto cara a papa Francesco. Preghiamo per la Chiesa e per il mondo».

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