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La tregua in Ucraina nelle mani di un amico di Trump forse inesperto, sicuramente incompetente | Hanno tutti ragione

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Di giorno immobiliarista, di notte diplomatico. Il secondo lavoro dell'amico con avi russi al quale Trump ha affidato la trattativa per la tregua in Ucraina
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Questo è il numero di venerdì 25 aprile 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

L’altro giorno a Kiev c’erano degli adolescenti che si tenevano per mano mentre, davanti a loro, i vigili del fuoco scavavano tra le macerie di un palazzo sventrato da un missile. Un missile nordcoreano. Lanciato dai russi, ovviamente. La scena l’ha vista e raccontata Gabriella Colarusso, inviata di Repubblica. Quei ragazzi vegliavano sugli scavi nella speranza che da sotto un crocchio di cemento spuntasse vivo Danilo, un loro compagno di scuola che viveva nel palazzo abbattuto. Le loro preghiere non sono state accolte.

Di questi tempi molte preghiere vanno a vuoto in Ucraina. Poche ore prima, in tutt’altra parte del Paese, erano state straziate delle persone ferme ad aspettare il bus per andare al lavoro. E prima ancora, altre che andavano a messa per la domenica delle Palme. In quel caso l’attacco russo è stato doppio: una seco…

Questo è il numero di venerdì 25 aprile 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

L’altro giorno a Kiev c’erano degli adolescenti che si tenevano per mano mentre, davanti a loro, i vigili del fuoco scavavano tra le macerie di un palazzo sventrato da un missile. Un missile nordcoreano. Lanciato dai russi, ovviamente. La scena l’ha vista e raccontata Gabriella Colarusso, inviata di Repubblica. Quei ragazzi vegliavano sugli scavi nella speranza che da sotto un crocchio di cemento spuntasse vivo Danilo, un loro compagno di scuola che viveva nel palazzo abbattuto. Le loro preghiere non sono state accolte.

Di questi tempi molte preghiere vanno a vuoto in Ucraina. Poche ore prima, in tutt’altra parte del Paese, erano state straziate delle persone ferme ad aspettare il bus per andare al lavoro. E prima ancora, altre che andavano a messa per la domenica delle Palme. In quel caso l’attacco russo è stato doppio: una seconda pioggia di bombe è piovuta dal cielo mentre sul posto erano arrivati i soccorsi. È una vecchia tecnica terroristica, la chiamano double tap, e la Russia di Putin pratica il terrore con voluttà e passione. È il più grande Stato terroristico al mondo: uccide civili ucraini da tre anni, tutti i giorni. Ora che a Putin hanno offerto un tavolo diplomatico dove potrebbe ottenere tutto quello che con la forza non era riuscito, ne uccide ancora di più. Com’è che dicevano i teorici della “guerra per procura”? “Nessuno dica che Putin non vuole la pace”.

Mentre gli ucraini continuano a morire per mano dei russi, un immobiliarista americano con avi bielorussi di nome Steve Witkoff, scelto da Donald Trump come mediatore della cosiddetta pace in Ucraina, si è presentato la settimana scorsa all’Eliseo per un vertice con gli alleati europei, o forse ormai si dovrebbe dire ex. Una volta dentro l’edificio, ha dato un’occhiata in giro e poi ha detto: “Bello qui, mi ricorda Mar-a-Lago”. I francesi ci fecero un film di successo, su quelle cene rituali dove si invita una tipo strambo per riderne. Ma qui non serve pensare a Danilo e ai suoi amici per sapere che non c’è niente da ridere. Due settimane fa, quando Witkoff ha incontrato Putin a San Pietroburgo, lo ha salutato portandosi una mano sul petto all’altezza del cuore. I russi fanno meno commedie dei francesi ma sanno riconoscere un personaggio capace di farli divertire. Witkoff a Mosca ha incontrato di nuovo Putin. Come segno di una buona volontà in vista di un accordo, un raid russo ha fatto tre vittime civili nella città di Pavlograd. Uno era un bambino.

Witkoff è nato nel Bronx ed è cresciuto a Long Island. Sua madre confezionava cappotti. Faceva l’avvocato quando lui e Trump si sono conosciuti all’inizio degli anni Ottanta per via di un affare immobiliare, come ti sbagli. Ma l’inizio della loro amicizia è successivo. Testimoniando in un processo per frode dove Trump era imputato, nel 2023 Witkoff ha raccontato che la scintilla scattò per un fortuito incontro alle tre di notte in una gastronomia di New York. Trump era senza contanti e Witkoff gli offrì un panino con prosciutto e formaggio svizzero. Trump e Witkoff condividono tante cose. Immobiliaristi con base a New York e seconda residenza in Florida. Giocano a golf insieme. Erano insieme sul green anche quel giorno dello scorso settembre, a West Palm Beach, quando Trump fu oggetto di un secondo attentato alla sua vita. Sono anche soci in World Liberty Financial, la società di Donald che briga in criptovalute dove è rappresentata tutta la famiglia Trump: Barron è citato nell’organigramma come “visionario”, Donald Junior ed Eric sono “ambasciatori web”.

Witkoff ha finanziato tutte le campagne di Trump, che appena rieletto lo ha ingaggiato nel suo team. Quindi, prima di mandarlo a lanciare cuoricini a Putin, lo ha spedito in Medio Oriente per mediare la tregua tra Israele e Hamas. “Faccio parte del club di quelli che hanno seppellito un figlio, so di cosa si parla”, ha detto Witkoff per accreditarsi. Uno dei suoi figli è morto di overdose nel 2011. Negli Stati Uniti si dibatte da tempo se Witkoff abbia o meno le qualità, l’esperienza, le conoscenze necessarie per sedersi al tavolo di trattative diplomatiche complesse con interlocutori che hanno un bagaglio professionale molto più pesante. Gli analisti più gentili hanno concluso che Witkoff non è all’altezza. Quelli che non sono pratici di eufemismi dicono che raramente si è visto un incaricato più distante dalle competenze necessarie per svolgere un ruolo così delicato. Ma Trump non legge i giornali, o se li legge sa che sono tutte bullshit, e quindi ha affidato a Witkoff anche il dossier sul nucleare iraniano. Un altro affarista che lo conosce da anni, Don Peebles, ha detto al Wall Street Journal che Witkoff “non è il tipo di negoziatore che vuole vedere il sangue per terra prima di chiudere un accordo”. Forse per questo, o magari per via degli avi russi, è andato incontro a Putin come se incontrasse un vecchio amico del liceo. Forse vede in lui qualcosa che gli ricorda il suo vecchio amico Donald, e l’amicizia nella vita è tutto.

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