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Quella foto senza Meloni, l'affondo delle opposizioni: “Forse non è così indispensabile”

(afp)

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La premier assente nell’istantanea che ritrae Trump, Zelensky, Macron e Starmer. Per palazzo Chigi, una scelta di sobrietà
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C’è una foto storica e una leader assente. Ritrae il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader ucraino Volodymyr Zelensky officiati dal francese Emmanuel Macron e dal britannico Keir Starmer tra i marmi della Basilica di San Pietro. La premier Giorgia Meloni non c’è. Palazzo Chigi la rivendica come una scelta di sobrietà: avrebbe preferito stare un passo indietro, pur informata del colloquio.

Le opposizioni leggono un segnale diverso: la premier balla da sola. Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera, lo dice con una battuta: “In questo caso non credo si possa dire ‘mi si nota di più se non c’ero’”. Il ragionamento però è serio: “È chiaro che la Meloni, rimanendo fuori da quello scatto non si attesta tra gli interlocutori privilegiati né per l’Europa né per Trump”.

Sulla stessa linea Alessandro Alfieri, senatore dem e membro della commissione Affari esteri di Palazzo Madama: “Quell’istantanea conferma un rischio: rispetto al governo precedente, l’I…

C’è una foto storica e una leader assente. Ritrae il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader ucraino Volodymyr Zelensky officiati dal francese Emmanuel Macron e dal britannico Keir Starmer tra i marmi della Basilica di San Pietro. La premier Giorgia Meloni non c’è. Palazzo Chigi la rivendica come una scelta di sobrietà: avrebbe preferito stare un passo indietro, pur informata del colloquio.

Le opposizioni leggono un segnale diverso: la premier balla da sola. Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera, lo dice con una battuta: “In questo caso non credo si possa dire ‘mi si nota di più se non c’ero’”. Il ragionamento però è serio: “È chiaro che la Meloni, rimanendo fuori da quello scatto non si attesta tra gli interlocutori privilegiati né per l’Europa né per Trump”.

Sulla stessa linea Alessandro Alfieri, senatore dem e membro della commissione Affari esteri di Palazzo Madama: “Quell’istantanea conferma un rischio: rispetto al governo precedente, l’Italia rischia di uscire dal formato a quattro che la vedeva in primo piano con Regno Unito, Francia e Germania”.

Un rischio al quale il governo di Giorgia Meloni si espone deliberatamente: “Negli ultimi tempi – continua Alfieri – l’Italia è sembrata rimanere fuori dal “gruppo dei volenterosi” per un eccesso di prudenza da parte della premier: così si perde l’occasione di stare nel gruppo di testa”. Perché, conclude il senatore, è “un errore se la presidente del Consiglio pensa di poter giocare un ruolo da sola nel creare un ponte con Trump”.

Il capogruppo di Italia viva a Palazzo Madama Enrico Borghi è ancora più tranchant: “Parliamoci chiaro, solo se si dà credito a una narrazione corriva si può credere che la nostra premier sia indispensabile, e questa foto ne è solo la prova”. Lo scatto, secondo il senatore membro del Copasir, mostra come “il maggior impegno europeo sull’Ucraina chiesto dagli Stati Uniti trovi come punti di riferimento il Regno Unito di Keir Starmer e la Francia di Emmanuel Macron, che provoca la gastrite alla premier”. Con un terzo componente, al massimo: “La Germania di Friedrich Merz non appena si sarà insediato”.

“L’Italia finora ha detto che non intende partecipare a nulla che non abbia la copertura delle Nazioni Uniti, che vorrebbe dire dare la golden share alla Russia”, aggiunge Borghi. “Se gli Stati Uniti incoraggiano la ‘coalizione dei volenterosi’, la presidente del Consiglio dovrà rimangiarsi la linea sostenuta finora: e in quel caso potremo al massimo gestire il catering di questi grandi incontri”, l’affondo finale.

Una riflessione che Borghi lega a una certa moderazione nel leggere il valore della foto Trump-Zelensky: “Non possiamo riporre troppe speranze in una photo-opportunity”.

Il verde Angelo Bonelli esprime comunque il suo augurio: “È con la diplomazia che si può raggiungere la pace, non con le armi, e ieri, al funerale di Papa Francesco, sono arrivati segnali importanti”.

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