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Gualtieri: “Sfida gigantesca, Roma l’ha vinta ancora con il suo volto più bello”

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Intervista al sindaco di Roma dopo i funerali del Papa: “La città ha confermato di avere quella che il pontefice definiva la sua vocazione universale. La macchina del Giubileo ci ha aiutato”
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Una giornata storica. Ospitando 400mila fedeli e 249 delegazioni straniere, Roma è stata il centro del mondo». Reduce dalle esequie di papa Francesco, il sindaco Roberto Gualtieri è provato ma soddisfatto: «Per me la sua scomparsa è stata un grande dolore e oggi è stato molto triste», premette. «Ci ha però confortato la straordinaria prova di efficienza, capacità organizzativa e senso civico offerta dalla città che, per dirla con le parole del papa, ha dimostrato ancora una volta la sua “chiara e costante vocazione di universalità”. La risposta più bella all’amore che lui ha sempre nutrito per Roma e i romani».

Che rapporto aveva Francesco con Roma e i suoi abitanti?

«Di profondo affetto, è stato vescovo tra la gente. Legame che ha tradotto in tantissime visite, spesso veri e propri blitz, nelle parrocchie, nelle periferie, nelle botteghe fuori dalle mura vaticane. All’inizio del mio lavoro di commissario per il Giubileo si è raccomandato che le opere non fossero solo per i pelleg…

Una giornata storica. Ospitando 400mila fedeli e 249 delegazioni straniere, Roma è stata il centro del mondo». Reduce dalle esequie di papa Francesco, il sindaco Roberto Gualtieri è provato ma soddisfatto: «Per me la sua scomparsa è stata un grande dolore e oggi è stato molto triste», premette. «Ci ha però confortato la straordinaria prova di efficienza, capacità organizzativa e senso civico offerta dalla città che, per dirla con le parole del papa, ha dimostrato ancora una volta la sua “chiara e costante vocazione di universalità”. La risposta più bella all’amore che lui ha sempre nutrito per Roma e i romani».

Che rapporto aveva Francesco con Roma e i suoi abitanti?

«Di profondo affetto, è stato vescovo tra la gente. Legame che ha tradotto in tantissime visite, spesso veri e propri blitz, nelle parrocchie, nelle periferie, nelle botteghe fuori dalle mura vaticane. All’inizio del mio lavoro di commissario per il Giubileo si è raccomandato che le opere non fossero solo per i pellegrini, ma anche per i cittadini. Ha difeso pubblicamente i cantieri, quando sentiva qualche legittima protesta di troppo. Attraverso il suo elemosiniere ha fatto moltissima beneficenza. Ha pure chiesto di lasciare le stanze libere delle istituzioni ecclesiastiche ai senza fissa dimora. Bergoglio era un campione di umanità».

E il rapporto con lei com’era?

«Quando ci vedevamo mi chiedeva sempre di mio figlio, voleva sapere come stava, mi esortava a trascorrere del tempo con lui. Parlavamo anche di storia, di letteratura. Ma, a prescindere da me, intratteneva un dialogo intenso con tutta l’amministrazione comunale. Ricordo ancora quando scelse di venire in Campidoglio, lo scorso giugno, sebbene ci fosse stato già cinque anni prima e tutti ci dicevano che non si poteva fare».

Come andò quella volta?

«Eravamo nel pieno dei lavori giubilari e a noi venne spontaneo invitarlo. Tutti sostenevano che non era possibile perché il Papa c’era già stato nel 2019, in visita ufficiale, e doveva passare non so quanto altro tempo per bissare. Lui però ribadì che ci teneva, quindi si è trovato il modo: è venuto in veste personale, senza cardinali, stupendo tutti e facendo un discorso bellissimo e impegnativo».

La sua morte, nonostante i problemi di salute, è stata improvvisa. Eravate preparati?

«Nessuno se l’aspettava, non dopo il bagno di folla del giorno prima in piazza San Pietro. È stato un colpo durissimo e una sfida gigantesca, sia per il poco tempo che avevamo a disposizione, sia perché l’evento si è intrecciato ai tanti appuntamenti in calendario: le celebrazioni per il 25 Aprile, il Giubileo degli adolescenti. Ci siamo messi subito al lavoro, con grande spirito di servizio: quando nel pomeriggio di Pasquetta ho convocato la prima riunione operativa non mancava nessuno. Il fatto che la macchina del Giubileo fosse già in moto ha aiutato».

Che giornata è stata per Roma?

«Dal punto di vista organizzativo è andata molto bene. La città era pulita, ordinata, mezzo milione di persone hanno viaggiato in metro, più di 4mila volontari hanno distribuito acqua e assistito i fragili, senza contare i maxi-schermi, la gestione della viabilità, i gazebo informativi, le mappe interattive. Vocazione universale, accoglienza ed efficienza si sono mescolate alla “grande bellezza”: oggi Roma era luminosa come non mai».

Ne parla come di un miracolo.

«Ma no. È accaduto che tutti questi elementi si sono fusi insieme nel nome di Francesco. Un Papa divenuto riferimento globale al di là della comunità dei credenti. Come dimostra il tributo ricevuto dai grandi del pianeta: ai funerali c’erano 249 delegazioni, più delle 175 arrivate per Giovanni Paolo II. Io ero seduto accanto al ministro Giorgetti e dicevamo proprio questo: speriamo che il successore sia capace di affrontare le sfide del mondo contemporaneo come ha saputo fare Bergoglio».

Di chi è il merito di tanta efficienza?

«Di due importanti fattori. La collaborazione fra istituzioni: la protezione civile nazionale, la filiera della sicurezza — prefettura, questura e Viminale — e Roma capitale sedute insieme intorno a un tavolo in assoluta concordia. Un altro esempio che il “modello Giubileo” funziona. E poi, la manutenzione e la trasformazione della città che è avvenuta in questi due anni: tutta l’area intorno al Vaticano, e non solo quella, è stata completamente riqualificata».

Il sepolcro a S. Maria Maggiore attirerà moltissimi fedeli. Avete un piano per fronteggiare il flusso?

«Sì, ci aspettiamo che diventi un nuovo polo di pellegrinaggio, perciò stiamo studiando come adeguare l’accessibilità della basilica e rafforzare il presidio sotto il profilo della sicurezza e del decoro. Una pianificazione nel solco dei tanti interventi realizzati in quell’area già per l’Anno Santo».

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