ROMA – «Non possiamo tacere». Di nuovo in campo i costituzionalisti. Stavolta contro il decreto Sicurezza, con 260 firme che pesano. Contro un altro «degli attacchi» della destra «volti a comprimere diritti e accentrare il potere».
Un duro appello, dallo stesso autorevole gruppo che un anno fa si schierò al fianco della senatrice Liliana Segre, dopo il suo j’accuse in Senato sul premierato. «Dobbiamo confidare che tutti gli organi di garanzia costituzionale mantengano alta l’attenzione», auspica Roberto Zaccaria, già deputato e presidente Rai, promotore della mobilitazione che vede, come prime firme, ex presidenti e vice della Consulta: De Siervo, Silvestri, Zagrebesky, Cheli, Maddalena.
Professore Zaccaria, il dl è per voi una “forzatura di particolare gravità”. È sufficiente per un appello?
«Di fronte a profili incostituzionali di questo tenore, si ha il dovere di assumere una posizione. E le ragioni sono molteplici, di forma e sostanza. Già è significativo che un decreto legge…
ROMA – «Non possiamo tacere». Di nuovo in campo i costituzionalisti. Stavolta contro il decreto Sicurezza, con 260 firme che pesano. Contro un altro «degli attacchi» della destra «volti a comprimere diritti e accentrare il potere».
Un duro appello, dallo stesso autorevole gruppo che un anno fa si schierò al fianco della senatrice Liliana Segre, dopo il suo j’accuse in Senato sul premierato. «Dobbiamo confidare che tutti gli organi di garanzia costituzionale mantengano alta l’attenzione», auspica Roberto Zaccaria, già deputato e presidente Rai, promotore della mobilitazione che vede, come prime firme, ex presidenti e vice della Consulta: De Siervo, Silvestri, Zagrebesky, Cheli, Maddalena.
Professore Zaccaria, il dl è per voi una “forzatura di particolare gravità”. È sufficiente per un appello?
«Di fronte a profili incostituzionali di questo tenore, si ha il dovere di assumere una posizione. E le ragioni sono molteplici, di forma e sostanza. Già è significativo che un decreto legge, che incide fortemente sulla materia penale, sia sprovvisto totalmente dei requisiti di necessità e urgenza».
Anche altri governi hanno fatto largo uso di decreti d’urgenza.
«Qui non siamo al “solito” abuso: ma a un pericolosa escalation...».
Per la trasformazione repentina da disegno di legge a decreto d’urgenza ?
«Uso un termine improprio: è stato uno “scippo”. Il governo si è appropriato del disegno di legge e si è sostituito alle Camere. Eppure il ddl era quasi all’approvazione dopo un lungo iter: ma con un cambio di mano si è voluto un decreto di enormi dimensioni, con gravissime ipotesi di reato e aggravamento di reati esistenti. Che peraltro i cittadini ad oggi non conoscono».
Scrivete anche: “Un disegno estremamente pericoloso”.
«Perché rivela una strategia chiaramente repressiva di quelle forme di dissenso che è invece fondamentale riconoscere in una società democratica. Per di più,lo realizzano mediante un irragionevole aumento qualitativo e quantitativo delle sanzioni».
Il principio dell’uguaglianza è gravemente compromesso, voi dite: perché?
«Perché, tra le altre cose, si equiparano i centri di trattenimento per stranieri extracomunitari al carcere, e la resistenza passiva alle condotte attive di rivolta».
Anche il tema del daspo urbano è di dubbia costituzionalità?
«Sì, appare in contrasto con l’articolo 13 della Costituzione che sancisce che la libertà personale è inviolabile. Basta una denuncia del questore a determinarlo: ma così si equipara irragionevolmente condannati e denunciati».
Lei, in commissione commissione Affari, cinque giorni fa, ha parlato di grave torsione. E ha detto: siete riusciti a mettere d’accordo giudici, avvocati e costituzionalisti contro il dl Sicurezza.
«In effetti, è singolare: mentre sulla riforma della giustizia avvocati e magistrati sono agli antipodi, qui siamo tutti preoccupati allo stesso modo, e faremo dibattiti assieme».
Il professor Manes ha parlato anche di “ossessione securitaria”.
«Sì, lo condivido totalmente».
I rilievi del Quirinale hanno scongiurato il peggio, poi toccherà alla Consulta?
«Il presidente della Repubblica interviene di fronte ai profili di manifesta illegittimità, e benissimo ha fatto. Ma, come in uno Stato di diritto che funzioni, a ciascuno il suo compito».