Mancano ancora le date del voto, che si terrà in autunno, e anche per questo per le regionali del 2025 sia a destra che a sinistra c'è ancora molto da definire. Campania, Puglia, Toscana, Marche, Valle d'Aosta e poi Veneto, che potrebbe pure slittare al 2026: i nodi da sciogliere restano parecchi, ma va detto che Pd e alleati puntano al 3+1. Cioè la riconferma alla guida di Campania, Puglia e Toscana, la riconquista delle Marche.
Partendo dal sud, in Campania i dem vorrebbero riprodurre il "modello Napoli". Sia come composizione della coalizione che come percentuali elettorali: nel capoluogo alle scorse Europee la somma di Pd, M5S, Avs ha superato il 60 per cento, forze moderate escluse. Non sarà ricandidato Vincenzo De Luca dopo la sua battaglia persa per il terzo mandato. Il nome caldo per la successione è il 5 Stelle, sempre schierato a sinistra, Roberto Fico. Non c'è solo lui: l'ex ministro dell'Ambiente, oggi vicepresidente di Montecitorio Sergio Costa, sempre del M5S. Ma si tast…
Mancano ancora le date del voto, che si terrà in autunno, e anche per questo per le regionali del 2025 sia a destra che a sinistra c'è ancora molto da definire. Campania, Puglia, Toscana, Marche, Valle d'Aosta e poi Veneto, che potrebbe pure slittare al 2026: i nodi da sciogliere restano parecchi, ma va detto che Pd e alleati puntano al 3+1. Cioè la riconferma alla guida di Campania, Puglia e Toscana, la riconquista delle Marche.
Partendo dal sud, in Campania i dem vorrebbero riprodurre il "modello Napoli". Sia come composizione della coalizione che come percentuali elettorali: nel capoluogo alle scorse Europee la somma di Pd, M5S, Avs ha superato il 60 per cento, forze moderate escluse. Non sarà ricandidato Vincenzo De Luca dopo la sua battaglia persa per il terzo mandato. Il nome caldo per la successione è il 5 Stelle, sempre schierato a sinistra, Roberto Fico. Non c'è solo lui: l'ex ministro dell'Ambiente, oggi vicepresidente di Montecitorio Sergio Costa, sempre del M5S. Ma si tasta il terreno anche per il magistrato Raffaele Cantone, già presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione e oggi procuratore della Repubblica a Perugia. A destra si fanno ragionamenti su Antonio D’Amato, già presidente di Confindustria, proprietario della Seda International Packaging Group, quota FI. Resta in ballo il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Hanno già ufficializzato la loro candidatura - senza l'accordo della coalizione - Gianpiero Zinzi (Lega) ed Edmondo Cirielli (FdI).
In Puglia per il dopo-Emiliano dovrebbe essere in campo l’eurodeputato pd ed ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, che a giugno ha fatto il pieno di preferenze. Sembra quasi una competizione scontata; in corsa per Avs da capolista si potrebbe rivedere anche Nichi Vendola, due volte presidente della Regione eletto con Rifondazione e poi con Sel, ancora molto amato e fautore della cosiddetta "primavera pugliese".
Nelle Marche la competizione è chiara: un altro eurodeputato pd ed ex sindaco, ma di Pesaro, Matteo Ricci, il quale punta a strappare la regione a Francesco Acquaroli di FdI, fedelissimo di Giorgia Meloni. E, a vedere i sondaggi, potrebbe pure riuscirci. Anche perché la buona amministrazione della sua città è un ottimo biglietto da visita. La coalizione di centrosinistra è vicina all’accordo con i 5 Stelle.
In Toscana è ben quotata la ricandidatura del presidente uscente Eugenio Giani (Pd), eletto però senza essere sostenuto né dal M5S né da Sinistra Italiana. Nicola Fratoianni chiede le primarie di coalizione, a Elly Schlein piacerebbe il deputato Marco Furfaro. Il centrosinistra comunque è in vantaggio a prescindere, a destra non si è ancora capito il da farsi: Fratelli d’Italia vuole Alessandro Tomasi, attuale sindaco di Pistoia. La Lega vorrebbe Elena Meini, capogruppo leghista in Consiglio regionale ma bocciata pubblicamente da Roberto Vannacci. I forzisti vedrebbero bene Marco Stella, consigliere regionale e coordinatore toscano del partito, e Deborah Bergamini, vicesegretaria nazionale.
Quanto al Veneto, finita l'esperienza di Luca Zaia anche lui bloccato dai limiti dei mandati, la bagarre è a destra. La Lega vuole la candidatura a presidente, FdI idem, visti i numeri ottenuti dalla fiamma nel territorio regionale sia alle Politiche che alle Europee. Probabilmente si tratta della questione più complessa da risolvere per Meloni e soci. Il centrosinistra, sempre sonoramente sconfitto in Veneto, può solo sperare in una divisione degli avversari. I nomi in ballo sono quelli dell'ex sindaco di Vicenza Achille Variati, di Emma Ruzzon, in passato presidente del Consiglio degli studenti dell’Università di Padova e Sindi Manushi, sindaca di Pieve di Cadore, la prima di origine albanese a guidare un Comune italiano. Mentre l'immunologa Antonella Viola ha declinato la proposta di candidatura.