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Mediobanca, la mossa spiazza il governo: allo studio le contromosse

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Contatti tra Palazzo Chigi e l’Economia. Tajani frena sul ricorso al golden power: “Meno interviene la politica, meglio è”
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Il senso dello smarrimento è tutto in un’immagine. Sono le otto di sera. A tredici ore dall’annuncio dell’offerta per Banca Generali, sul tavolo di Palazzo Chigi c’è solo il comunicato stampa di Piazzetta Cuccia. Come Giorgia Meloni, anche Giancarlo Giorgetti è incredulo per la mossa di Alberto Nagel. Spiazzati. Come tutti i ministri. Nessuno sapeva. Nessuno aveva avuto neppure un sentore, anche minimo. Neanche nelle interlocuzioni informali con i vertici degli istituti di credito che pure stanno animando le settimane calde di un risiko bancario incessante. Per l’esecutivo, una nuova grana da affrontare. Da capire appieno, innanzitutto.

Le poche informazioni a disposizione, anche a causa della mancata notifica agli uffici della presidenza del Consiglio, rendono la valutazione delle prime ore assai complicata. Difficile, così, comprendere il livello di ostilità della strategia messa in campo da Mediobanca. Per questo Meloni prende tempo. D’altronde, l’operazione partirà solo in autunno…

Il senso dello smarrimento è tutto in un’immagine. Sono le otto di sera. A tredici ore dall’annuncio dell’offerta per Banca Generali, sul tavolo di Palazzo Chigi c’è solo il comunicato stampa di Piazzetta Cuccia. Come Giorgia Meloni, anche Giancarlo Giorgetti è incredulo per la mossa di Alberto Nagel. Spiazzati. Come tutti i ministri. Nessuno sapeva. Nessuno aveva avuto neppure un sentore, anche minimo. Neanche nelle interlocuzioni informali con i vertici degli istituti di credito che pure stanno animando le settimane calde di un risiko bancario incessante. Per l’esecutivo, una nuova grana da affrontare. Da capire appieno, innanzitutto.

Le poche informazioni a disposizione, anche a causa della mancata notifica agli uffici della presidenza del Consiglio, rendono la valutazione delle prime ore assai complicata. Difficile, così, comprendere il livello di ostilità della strategia messa in campo da Mediobanca. Per questo Meloni prende tempo. D’altronde, l’operazione partirà solo in autunno: c’è tempo per capire e studiare le contromosse. Ma a caldo, seppure con pochi elementi in mano, la presidente del Consiglio deve pesare le valutazioni dei tecnici. Sono loro ad abbozzare un primo giudizio di massima. Negativo. Il timore è che il valore delle azioni di Mediobanca salga nel medio periodo, rendendo così meno appetibile per gli azionisti l’offerta di scambio di Mps. Un bel problema per un disegno che il governo ha benedetto con l’obiettivo di creare il terzo polo bancario italiano.

I dubbi si mischiano alla necessità di acquisire altri elementi prima di capire come muoversi. Ma non per questo, l’attenzione viene meno. La premier vuole prima consultarsi con Giorgetti. Non è escluso che i due si siano sentiti al telefono per condividere una prima valutazione. Dovranno incontrarsi, ragionare ancora. Farlo assieme al capo di gabinetto della premier, Gaetano Caputi. Come da Palazzo Chigi, anche da via XX settembre non arrivano commenti ufficiali. Attesa, allarme, prudenza.

L’aria che tira nei palazzi del governo sembra diversa da quella che si respirava nei giorni in cui Unicredit lanciò l’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm. Allora, seppure in presenza di condizioni diverse, l’esecutivo mise subito in conto di esercitare il golden power, come ha fatto poi con il Dpcm che ha previsto una serie di prescrizioni in capo alla banca guidata da Andrea Orcel. Una scelta voluta, rivendicata e difesa in nome della sicurezza nazionale, a tutela dei risparmi italiani. Ma anche una decisione malgradita a Forza Italia, che ha fatto mettere a verbale la sua contrarietà durante il Consiglio dei ministri che ha approvato il golden power. E proprio il leader degli azzurri, Antonio Tajani, ieri è tornato a ribadire il concetto: «Sono stato sempre per il libero mercato, quindi è il libero mercato che decide. Meno interviene la politica, meglio è».

E a differenza dell’operazione Unicredit-Banco, questa volta anche il resto della maggioranza è cauta. «A me interessa che il risparmio italiano rimanga in Italia», commenta il leader della Lega, Matteo Salvini. Una posizione espressa anche da Fratelli d’Italia: «Quello che deve interessare alla maggioranza è che il risparmio degli italiani sia tutelato», dice il responsabile economico del partito, Marco Osnato. Nessuno si sbilancia sul golden power. Tra l’altro Mediobanca è oggetto di un’offerta: l’attivazione dei poteri speciali risulterebbe assai complessa da gestire politicamente, oltre che tecnicamente. Il rischio è attirarsi nuove critiche, dopo quelle arrivate per la decisione presa nei confronti di Unicredit. A meno che dall’analisi del dossier non emergano elementi tali da mettere in crisi l’operazione Mps. A quel punto ogni mezzo diventerebbe lecito. O quantomeno, verrebbe messo sul tavolo delle decisioni.

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