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Mattarella torna sul 25 aprile: “La Resistenza è un’eredità che va vissuta nel presente”

(ansa)

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Il capo dello Stato ha ricevuto le associazioni combattentistiche e d’armi al Quirinale
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“La Resistenza non è un feticcio, ma una responsabilità. Un’eredità che va vissuta nel presente e trasformata in impegno per riflettere sull’attualità di quei valori, a cominciare dal rifiuto dell’indifferenza”.

Sergio Mattarella torna a parlare del 25 aprile ricevendo le associazioni combattentistiche e d’armi al Quirinale, un incontro inizialmente previsto per il 23 aprile, ma che poi era stato differito perché cadeva nel lutto nazionale per la morte del Papa. Il presidente non ha voluto però rinunciare all’appuntamento, seppur in ritardo di qualche giorno.

“La Liberazione fu il frutto di un moto individuale delle coscienze, che divenne espressione della dignità del nostro Paese, del nostro popolo che non si lasciò sopraffare dalla barbarie. Un'energia morale che prese forma in tanti volti, in tanti luoghi drammatici uniti dallo stesso spirito. Dalle Fosse Ardeatine a Marzabotto, da Porta San Paolo a Cefalonia, a Montelungo, dalle montagne ai campi di prigionia, dai lager nazisti al…

“La Resistenza non è un feticcio, ma una responsabilità. Un’eredità che va vissuta nel presente e trasformata in impegno per riflettere sull’attualità di quei valori, a cominciare dal rifiuto dell’indifferenza”.

Sergio Mattarella torna a parlare del 25 aprile ricevendo le associazioni combattentistiche e d’armi al Quirinale, un incontro inizialmente previsto per il 23 aprile, ma che poi era stato differito perché cadeva nel lutto nazionale per la morte del Papa. Il presidente non ha voluto però rinunciare all’appuntamento, seppur in ritardo di qualche giorno.

“La Liberazione fu il frutto di un moto individuale delle coscienze, che divenne espressione della dignità del nostro Paese, del nostro popolo che non si lasciò sopraffare dalla barbarie. Un'energia morale che prese forma in tanti volti, in tanti luoghi drammatici uniti dallo stesso spirito. Dalle Fosse Ardeatine a Marzabotto, da Porta San Paolo a Cefalonia, a Montelungo, dalle montagne ai campi di prigionia, dai lager nazisti alle celle di Regina Coeli e San Vittore”.

Il senso dell’intervento è che la Resistenza contiene un giacimento di valori morali che sono pienamente attuali nel mondo presente. E che nutrono “una consapevolezza civile e responsabilità quotidiana. Un patrimonio etico e civile che deve guidare ogni nostra scelta, ogni nostra azione pubblica”. Perciò va coltivata la memoria.

Mattarella definisce la “liberazione come il frutto di un moto individuale delle coscienze che divenne espressione della dignità del nostro paese, del nostro popolo che non si lasciò sopraffare dalla barbarie".

Libera l’Italia dall’oppressione nazifascista, e apre la strada alla democrazia, “la premessa della Costituzione”, ma che condusse “all’Italia promotrice dell’Unione europea”.

E qui si collega all’oggi.

Fa l’esempio degli ottomila militari italiani - soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri – impegnati nelle missioni internazionali. “Sono il volto contemporaneo di quella stessa volontà di contribuire alla costruzione della pace, alla libertà, alla libertà, alla comprensione tra i popoli che ispirò il 25 aprile. La storia delle Forze Armate è ispirata al servizio al bene comune. Quel bene che trova radice nella Costituzione della Repubblica. Quei valori di umanità, di spirito di servizio, di senso del dovere testimoniati con la Resistenza e la Liberazione. Oggi testimoniati dai tanti impegni in missioni di pace e di stabilità. Oggi come ieri, ai nostri militari è affidato dal governo e dal Parlamento il compito di proiettare quei valori nel tempo, in Patria e nel mondo, con professionalità e umanità”.

Inoltre “minacce, in forme diverse, che pretendono di porre in discussione i valori di democrazia, libertà e pace che furono alla base della Resistenza, sono sempre presenti. Conflitti armati sempre più cruenti vicini ai confini d’Europa, tensioni nei rapporti internazionali che, con oblio della memoria, rischiano di provocare crisi globali dalle conseguenze catastrofiche”

Ecco “perché il 25 aprile non è mera occasione di formale omaggio”

“Si tratta di un’eredità che va vissuta nel presente, trasformata in impegno, in progettualità, in educazione per riflettere sull’attualità di quei valori, a partire dal rifiuto della indifferenza. Le Associazioni d’Arma e combattentistiche, in questo percorso, hanno un ruolo, di grande rilievo, di custodi della memoria, di strumenti di educazione civica, testimoni dell’insegnamento dei valori morali della Resistenza”.

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