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Meloni-Erdogan, intesa sulle armi. L’Italia costruirà droni militari

La premier Giorgia Meloni e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan

 (ansa)

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Accordo tra Leonardo e la Baykar Technologies guidata dal genero del presidente turco. Nel patto anche migranti e una dorsale digitale adriatica per connettere i due paesi
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ROMA – Per la prima volta nel nostro Paese si produrranno droni di ultima generazione. Grandi come caccia, possono essere usati su scenari bellici sia per la ricognizione, sia per i bombardamenti. Dipende da come li utilizza chi li acquista.

Sarà Leonardo, colosso nei settori difesa e aerospazio, ad assemblare i velivoli senza pilota assieme alla turca Baykar Technologies, il secondo produttore mondiale. «Nasce una joint venture con sede in Italia che permetterà di valorizzare i rispettivi punti di forza», spiega Giorgia Meloni, durante il quarto vertice intergovernativo Italia-Turchia a Villa Pamphilji con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. L’accordo segue l’annuncio dell’intesa tra Leonardo e Baykar, a inizio marzo.

I siti industriali coinvolti sono quelli di Grottaglie, La Spezia e Ronchi dei Legionari. Il primo passo sarà realizzare a Ronchi un modello italianizzato dell’Akinci: drone lungo dodici metri, con un’apertura alare di venti, da sorveglianza ma anche da attacc…

ROMA – Per la prima volta nel nostro Paese si produrranno droni di ultima generazione. Grandi come caccia, possono essere usati su scenari bellici sia per la ricognizione, sia per i bombardamenti. Dipende da come li utilizza chi li acquista.

Sarà Leonardo, colosso nei settori difesa e aerospazio, ad assemblare i velivoli senza pilota assieme alla turca Baykar Technologies, il secondo produttore mondiale. «Nasce una joint venture con sede in Italia che permetterà di valorizzare i rispettivi punti di forza», spiega Giorgia Meloni, durante il quarto vertice intergovernativo Italia-Turchia a Villa Pamphilji con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. L’accordo segue l’annuncio dell’intesa tra Leonardo e Baykar, a inizio marzo.

I siti industriali coinvolti sono quelli di Grottaglie, La Spezia e Ronchi dei Legionari. Il primo passo sarà realizzare a Ronchi un modello italianizzato dell’Akinci: drone lungo dodici metri, con un’apertura alare di venti, da sorveglianza ma anche da attacco perché può trasportare missili aria-aria, bombe a guida laser e razzi. Per metterlo in commercio nell’Ue dovranno però fargli ottenere la certificazione europea e poi, ovviamente, trovare compratori. Ma con la nuova dottrina di difesa e riarmo provocata dal ciclone Trump, non dovrebbe essere difficile. Tant’è che Baykar ha già venduto droni Tb2 – i famosi Bayraktar che hanno aiutato gli ucraini all’inizio dell’invasione russa – a Polonia e Romania. Anche le forze armate italiane possono essere interessate, avendo in arsenale solo modelli americani.

Un secondo accordo commerciale, questo tra Tim Sparkle e Turkcell, connetterà la Turchia all’Italia e all’ecosistema europeo delle telecomunicazioni. «Costruiremo una dorsale digitale lunga circa 4.000 chilometri», afferma Meloni. Il cavo sottomarino partirà da Smirne per poi correre sottoterra fino a Milano. Insieme ad altri progetti infrastrutturali, all’incremento di riserve di gas naturale attraverso il Trans adriatic pipeline e a diversi protocolli di intesa tra Cassa depositi e prestiti e istituti di credito turchi, l’obiettivo è portare l’interscambio commerciale a 40 miliardi, dai 32 attuali.

Il patto con la Turchia è destinato a condizionare le prossime manovre geopolitiche negli scenari più caldi in cui l’Italia ha, o vuole giocare un ruolo: in Nord Africa, Ucraina e Medio Oriente. È la Libia, però, l’area più sensibile per Roma. Vale per l’approvvigionamento energetico e il governo dei flussi migratori. «Erdogan ha azzerato le partenze dalle coste turche, l’intesa quindi funziona». Il rapporto con la Turchia diventa cruciale a maggior ragione ora che la Casa Bianca si muove e sta ricevendo emissari di Tripoli e della Cirenaica, preparandosi a un piano americano per la regione. Quanto a Kiev, la linea italiana non cambia: «Sosteniamo gli sforzi di Trump per il cessate il fuoco. Prendiamo atto dell’iniziativa di una tregua unilaterale di tre giorni proposta dalla Russia, ma è un’altra cosa rispetto a quello che è necessario».

Al vertice di villa Pamphilji partecipano tra gli altri i ministri Matteo Piantedosi, Adolfo Urso, Andrea Abodi e Alessandro Giuli. Quattro ore di colloqui al termine dei quali vengono rilasciate le dichiarazioni alla stampa. È il formato scelto dalle delegazioni, nessuna domanda ammessa: si evitano così quelle più scomode sulle proteste di piazza in Turchia e le pesanti critiche internazionali per l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamo?lu, il principale leader dell’opposizione al sultano.I droni, si diceva. Sono il principale asset dell’intesa. Il primo passo risale a inizio 2025, quando Baykar ha acquisito il controllo di Piaggio aerospace. L’interesse turco è soprattutto per l’elettronica, la tecnologia radar e l’ottica di Leonardo. Baykar non è un interlocutore qualunque. A capo dell’impresa c’è Selcuk Bayraktar, che, assieme al fratello Haluk, dirige gli affari. E soprattutto, ha sposato Sumeyye Erdogan, la figlia del presidente turco.

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