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A Valencia Merz si “prende” il Ppe, stop a Trump e difesa dell’Ucraina

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Il futuro cancelliere tedesco ha parlato davanti a Ursula von der Leyen e Manfred Weber
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VALENCIA - “Dopo aver infastidito la gente con tappi di bottiglia attaccati, ora vogliamo chiedere alla gente di far controllare le proprie auto ogni anno invece che ogni due. Francamente: siamo forse impazziti?”. Mentre il futuro cancelliere tedesco, Friedrich Merz, pronunciava questa frase al congresso del Ppe, ad ascoltarlo in prima fila c’era la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il presidente dei popolari europei, Manfred Weber. E la loro faccia non esprimeva grande soddisfazione. Anzi, molta preoccupazione. Hanno visto in un attimo ridursi drasticamente il loro spazio politico a Bruxelles e tra le Cancellerie dell’Unione. Quelle parole infatti rappresentavano il più semplice e diretto atto d’accusa nei confronti di chi ha guidato e orientato l’Ue negli ultimi anni.

“La Germania – ha ripetuto il leader della Cdu dal palco di Valencia – è tornata”. Più che un annuncio è un monito. Un modo piuttosto diretto per dire ai suoi due connazionali che le decisioni adess…

VALENCIA - “Dopo aver infastidito la gente con tappi di bottiglia attaccati, ora vogliamo chiedere alla gente di far controllare le proprie auto ogni anno invece che ogni due. Francamente: siamo forse impazziti?”. Mentre il futuro cancelliere tedesco, Friedrich Merz, pronunciava questa frase al congresso del Ppe, ad ascoltarlo in prima fila c’era la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il presidente dei popolari europei, Manfred Weber. E la loro faccia non esprimeva grande soddisfazione. Anzi, molta preoccupazione. Hanno visto in un attimo ridursi drasticamente il loro spazio politico a Bruxelles e tra le Cancellerie dell’Unione. Quelle parole infatti rappresentavano il più semplice e diretto atto d’accusa nei confronti di chi ha guidato e orientato l’Ue negli ultimi anni.

“La Germania – ha ripetuto il leader della Cdu dal palco di Valencia – è tornata”. Più che un annuncio è un monito. Un modo piuttosto diretto per dire ai suoi due connazionali che le decisioni adesso passano da lui. E che con lui devono fare i conti. Ed entrambi, von der Leyen e Weber, non è che in passato avessero un rapporto amichevole con Merz. Le battaglie intestine tra i Cristiano-democratici tedeschi hanno lasciato diversi detriti. “Ursula e Manfred – commentava un vecchio democristiano tra le sedie dell’assise popolari – sono finiti”. Una certa centralizzazione imposta dalla presidente della Commissione con la sua “seconda” squadra e l’autonomia con cui il capo del Ppe si è mosso nel Parlamento europeo era in parte la conseguenza della presenza a Berlino di un gabinetto pilotato dal socialdemocratico Olaf Scholz che non poteva incidere sulle scelte dei Popolari. Il quadro ora è mutato.

L’avvertimento del prossimo Cancelliere è piuttosto chiaro: “Basta con queste follie”. Serve concretezza. Senza alcuna concessione al trumpismo e alla destra trumpista. E senza cedimenti al putinismo nella difesa dell’Ucraina. Sui dazi e gli accordi commerciali, allora, servono intese che “non dovremmo appesantire con troppe altre questioni non direttamente legate al commercio”. Un chiaro segnale di apertura verso la Cina. In più serve “maggiore equilibrio” sul Green Deal. Una linea che il Ppe segue da diversi mesi, ma detta così, con la presidente della Commissione in platea ad ascoltare, ha risuonato come una bacchettata all’indirizzo della sua connazionale. Non a caso ieri la portavoce di Palazzo Berlaymont, pur senza citare Merz, è intervenuta per metter i puntini sulle “i”: “Ursula von der Leyen sostiene pienamente il Green deal, che è stato una delle sue iniziative principali fin dal suo primo mandato. Non si tratta più di un progetto della Commissione, essendo stato approvato dagli Stati”.

Resta il fatto che i Popolari, il primo partito europeo, sembra cambiare trazione. “Saremo tra i più convinti europeisti – ha ripetuto Merz -. E io mi occuperò di più di questioni internazionali e di Europa”. La Commissione probabilmente avrà un raggio d’azione inferiore. E l’asse Berlino-Parigi sarà di nuovo quello portante nell’Unione.

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