Scontro in Cdm sul terzo mandato, Calderoli: per il Friuli nessun limite. Muro di FdI e FI
di Lorenzo De Cicco“E poi va affrontata la questione del terzo mandato per le regioni a statuto speciale”. È Roberto Calderoli a prendere la parola nel consiglio dei ministri di stamattina, davanti a Giorgia Meloni. Assente Matteo Salvini, impegnato in un tour nel Nord Italia, tra il lago di Garda e Bolzano, il ministro delle Riforme scodella sul tavolo di Palazzo Chigi la richiesta del Carroccio: se per il Veneto le chance di ricandidare Luca Zaia sono ormai praticamente azzerate, complice la sentenza della Consulta sulla Campania di Vincenzo De Luca, per il Friuli Venezia Giulia ancora no. Il governatore Max Fedriga ancora ci spera e lo ripete da settimane, l’ha fatto anche al congresso degli ex lumbard di inizio aprile a Firenze: per le regioni a statuto speciale il limite dei mandati non si applica, perché c’è la possibilità di autodeterminarsi. Calderoli davanti ai ministri e alla premier ripropone questa teoria. Tutti d’accordo? Decisamente no.
“E poi va affrontata la questione del terzo mandato per le regioni a statuto speciale”. È Roberto Calderoli a prendere la parola nel consiglio dei ministri di stamattina, davanti a Giorgia Meloni. Assente Matteo Salvini, impegnato in un tour nel Nord Italia, tra il lago di Garda e Bolzano, il ministro delle Riforme scodella sul tavolo di Palazzo Chigi la richiesta del Carroccio: se per il Veneto le chance di ricandidare Luca Zaia sono ormai praticamente azzerate, complice la sentenza della Consulta sulla Campania di Vincenzo De Luca, per il Friuli Venezia Giulia ancora no. Il governatore Max Fedriga ancora ci spera e lo ripete da settimane, l’ha fatto anche al congresso degli ex lumbard di inizio aprile a Firenze: per le regioni a statuto speciale il limite dei mandati non si applica, perché c’è la possibilità di autodeterminarsi. Calderoli davanti ai ministri e alla premier ripropone questa teoria. Tutti d’accordo? Decisamente no.
La prima a frenare lo sprint del Carroccio, da quanto risulta a Repubblica, è la ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati. Parla per conto di Forza Italia, visto che anche l’altro vicepremier, Antonio Tajani, è assente in Cdm, indaffarato a Valencia al congresso del Ppe che l’ha appena riconfermato vice-presidente. Il ragionamento di Casellati, riportato da diverse fonti presenti alla riunione, è il seguente: le regole devono valere per tutti, non possono esserci distinzioni. Anche se Meloni sarebbe rimasta in silenzio durante il confronto, per FdI è intervenuto il capo-delegazione nell’esecutivo, Francesco Lollobrigida. Sostanzialmente sulla stessa linea di Casellati: niente disparità di trattamento. Dunque il limite dovrebbe valere in tutto lo Stivale. Almeno all’interno della coalizione di centrodestra, che deve concertare insieme il candidato.
Il rebus non è sciolto. Per evitare di tirarla troppo per le lunghe, in un Cdm incentrato su tutte altre misure, da quelle sulla sicurezza sul lavoro alla protezione civile alle riforme del comparto scuola, si è deciso di aggiornare la discussione a un’altra seduta. Con i due vice-premier presenti. Ma l’accordo sul punto sembra ancora molto, molto lontano.
Interpellato dall’Adnkronos, Lollobrigida ha confermato la discussione in Cdm. «Non parlerei di scontro - le parole del ministro dell'Agricoltura - ma abbiamo posto la questione, che resta aperta. Con il collega Calderoli c'è un grande lavoro di collaborazione. Lo avevo avvisato preventivamente dell'intervento». La maggioranza tornerà a confrontarsi sulla questione: per l'impugnazione c'è tempo fino al 18 maggio, avrebbe puntualizzato Calderoli in Cdm. «Si approfondirà il tema dello statuto speciale e dei suoi limiti», dice ancora Lollobrigida, che osserva: «Gli statuti speciali sono di carattere organizzativo e non incidono, a mio avviso, sulle previsioni dell'articolo 3, come ha ricordato Casellati. I diritti di elettorato passivo e attivo sono identici in tutta Italia. Lo ritengo acquisito. La Corte, inoltre, si è appena espressa sulla Campania e ancora attendiamo le motivazioni».
Secondo il ministro dell'Agricoltura «si può certamente ragionare di eliminare il numero dei mandati, ma con legge nazionale». La discussione di oggi «è stata molto cordiale e costruttiva, ma Fdi in Trentino ha votato contro il terzo mandato non nel merito bensì sul metodo. E sarebbe illogico - osserva - certificare che in Trentino o in Friuli o in Sicilia vale una regola che non vale nelle altre Regioni. Questo aprirebbe uno scenario molto complesso. Dopodiché, se la legge verrà impugnata, sarà la Corte ad entrare nel merito e comunque prima del rinnovo del consiglio provinciale di Trento. Quindi, non ci sono ripercussioni pratiche», conclude il capo-delegazione di FdI.