ROMA – «Siamo alla propaganda». Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha appena finito di vedere il video di Meloni sul Primo maggio. «Descrive un mondo alla rovescia. Quando invece la precarietà aumenta, i giovani scappano, i salari scendono. E si continua a morire sul lavoro».
Segretario, la premier ha annunciato 1,2 miliardi di investimenti per la sicurezza dei lavoratori. Non bastano?
«I primi 600 milioni esistono già, stanziati per bandi Inail appena usciti. Gli altri 650 milioni sono soldi di imprese e lavoratori versati sempre all’Inail e da impiegare proprio su salute e sicurezza. Siamo pronti a entrare nel merito. Non ci possono vendere due volte la stessa cosa. O vantarsi di risorse aggiuntive che non ci sono».
Il metodo però è cambiato. Nessun decreto Primo maggio. Solo annuncio. E poi confronto con le parti sociali per decidere come spendere i fondi.
«Non vorrei che finisse come quello del 12 gennaio 2023, sull’onda emotiva dell’ennesima tragedia sul lavoro. Ci…
ROMA – «Siamo alla propaganda». Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha appena finito di vedere il video di Meloni sul Primo maggio. «Descrive un mondo alla rovescia. Quando invece la precarietà aumenta, i giovani scappano, i salari scendono. E si continua a morire sul lavoro».
Segretario, la premier ha annunciato 1,2 miliardi di investimenti per la sicurezza dei lavoratori. Non bastano?
«I primi 600 milioni esistono già, stanziati per bandi Inail appena usciti. Gli altri 650 milioni sono soldi di imprese e lavoratori versati sempre all’Inail e da impiegare proprio su salute e sicurezza. Siamo pronti a entrare nel merito. Non ci possono vendere due volte la stessa cosa. O vantarsi di risorse aggiuntive che non ci sono».
Il metodo però è cambiato. Nessun decreto Primo maggio. Solo annuncio. E poi confronto con le parti sociali per decidere come spendere i fondi.
«Non vorrei che finisse come quello del 12 gennaio 2023, sull’onda emotiva dell’ennesima tragedia sul lavoro. Ci dissero che il governo era pronto a fare incontri tecnici ogni 15 giorni per risolvere i problemi. Così non è stato. E le misure che hanno preso dopo non hanno sciolto i nodi».
Ce l’ha con la patente a punti?
«Non è quello che proponevamo, infatti la chiamano patente a crediti. Basta l’autocertificazione e l’iscrizione a una Camera di commercio per poter lavorare. Chi ha una certificazione Soa è pure esentato. E poi vale solo per i cantieri: meno della metà delle imprese ce l’ha».
La premier offre un’alleanza con le parti sociali. L’8 maggio andrete alla convocazione?
«Certo che ci saremo e faremo le nostre proposte. Ma se ci chiamano per “l’illustrazione delle iniziative” che vogliono mettere in campo e poi decidono loro senza aprire una trattativa vera che porti a risultati concreti, non ci stiamo. È già capitato. Uno schema già visto: è il momento di cambiare».
Quali sono le vostre proposte?
«Intervenire a monte, sulle cause di morti e infortuni. Cancellare il subappalto a cascata e le forme di lavoro precario. Contrastare la logica degli appalti al massimo ribasso. Assumere più ispettori e medici Inail e incrementare il personale della medicina preventiva della sanità territoriale. Rendere la formazione obbligatoria. Introdurre per tutte le imprese una vera patente a punti. Permettere l’elezione e le agibilità sindacali ai rappresentanti della sicurezza anche nei cantieri dove lavorano più imprese. Istituire una Procura speciale. E il reato di omicidio sul lavoro. Oggi queste cose non ci sono. Noi le chiediamo da anni. Sono nella nostra piattaforma».
Il governo punta a rafforzare il meccanismo esistente di bonus-malus: le aziende che investono in sicurezza pagano un premio Inail più basso. Condivide?
«Se si vuole intervenire sul lato delle aziende, bisogna abolire il subappalto a cascata anche nel privato come si è fatto con l’accordo per il giubileo con il Comune di Roma, replicato poi a Bologna e in altre città. Serve il badge di cantiere per garantire il rispetto dei contratti e della legalità e per il controllo degli orari. E poi estendere la responsabilità in solido pure all’azienda appaltante, come proponiamo in uno dei referendum dell’8-9 giugno. Il governo è pronto a farlo? Non è questo il momento della propaganda, ma di risposte. Morti e infortuni aumentano».
Il cordoglio non basta, lo dice anche Meloni. Siete in linea?
«Un problema sulla sicurezza evidentemente esiste. E anche la premier ora l’ammette: i suoi provvedimenti non funzionano perché sono sbagliati. Non passa giorno senza una tragedia. I richiami del presidente della Repubblica si fanno sempre più forti. La salute deve diventare un investimento, non può essere considerato un costo. È un tema di diritti negati: alla vita, alla dignità, a un lavoro pagato il giusto».
Le dà fastidio l’orgoglio esibito per il record dell’occupazione?
«I dati bisogna saperli leggere. Quando vedo che 550 mila giovani dal 2011 al 2023 sono scappati dall’Italia, di cui il 43% laureato, perché qui trovano contrattini e paghe basse, mi chiedo in quale mondo vive la premier. Il suo governo ha allargato la precarietà. Crescono i contratti a tempo, anche quelli che non superano il mese, e i part time involontari. Le donne hanno il livello più basso di occupazione d’Europa».
I salari però dal 2023 stanno risalendo. Mentre “con gli esecutivi precedenti sono scesi” per trent’anni. Fila?
«Per niente, visto che questo governo sta programmando la riduzione delle retribuzioni dei dipendenti pubblici proponendo un aumento del 6% a fronte del 17% di inflazione degli ultimi anni. Ci sono poi i contratti dei metalmeccanici, delle telecomunicazioni e dei multiservizi bloccati perché le imprese, seguendo la linea del governo, non vogliono incrementare il valore reale dei salari. Gli unici aumenti sono quelli ottenuti dal rinnovo dei contratti nazionali grazie all’azione sindacale. Il governo non si prenda meriti che non ha».
Come mai ha pubblicato una lettera su tutti i quotidiani?
«Perché “il voto è la nostra rivolta”. È un invito ad andare a votare l’8-9 giugno ai referendum che rimettono al centro il valore del lavoro, della cittadinanza e della democrazia. Una parte di questo Paese ancora non è informata sui referendum e non sa che si può votare per cambiare un modello di fare impresa che uccide e sfrutta le persone».
La premier non si è espressa ancora.
«Neanche la sua maggioranza, nonostante i nostri inviti a un confronto. Mi auguro però che nessuno disincentivi la partecipazione al voto. Come ha ripetuto il 25 aprile il presidente Mattarella, l’astensionismo va combattuto. È anche una battaglia di democrazia e libertà».