✕

Pace fiscale, la Lega ci riprova. Salvini: via libera entro maggio

(agf)

Ascolta l'audio

La riunione del Carroccio al ministero delle Finanze. I dubbi di Forza Italia: risorse da utilizzare per il taglio dell’Irpef
2 minuti di lettura

Le chiacchiere stanno a zero, è l’ora della pace fiscale: entro maggio dobbiamo portare a casa un primo via libera». Così ragiona Matteo Salvini, secondo quanto riferiscono diversi leghisti presenti ieri alla riunione convocata al Mef da Giancarlo Giorgetti. Il vicepremier fisicamente a via XX Settembre non c’era, ma tanto tiene alla maxi-rottamazione delle cartelle, che vorrebbe spalmare addirittura in 120 rate, cioè in 10 anni, che ieri si è collegato con il ministero dell’Economia mentre era in giro per il Trentino, tra Levico Terme e Pergine Valsugana, pur di dettare la linea ai suoi. E la linea suona così: è arrivato il momento di accelerare, di chiudere l’operazione fisco. E pazienza per le resistenze di Forza Italia, che ha già fatto capire in tutte le salse di avere altre priorità, come il taglio dell’Irpef al ceto medio, da realizzare con lo stesso gruzzolo.

La Lega però fa sul serio. Torna alla carica. Dopo le bizze di fine anno, prima della manovra, il tema “pace fiscale” è…

Le chiacchiere stanno a zero, è l’ora della pace fiscale: entro maggio dobbiamo portare a casa un primo via libera». Così ragiona Matteo Salvini, secondo quanto riferiscono diversi leghisti presenti ieri alla riunione convocata al Mef da Giancarlo Giorgetti. Il vicepremier fisicamente a via XX Settembre non c’era, ma tanto tiene alla maxi-rottamazione delle cartelle, che vorrebbe spalmare addirittura in 120 rate, cioè in 10 anni, che ieri si è collegato con il ministero dell’Economia mentre era in giro per il Trentino, tra Levico Terme e Pergine Valsugana, pur di dettare la linea ai suoi. E la linea suona così: è arrivato il momento di accelerare, di chiudere l’operazione fisco. E pazienza per le resistenze di Forza Italia, che ha già fatto capire in tutte le salse di avere altre priorità, come il taglio dell’Irpef al ceto medio, da realizzare con lo stesso gruzzolo.

La Lega però fa sul serio. Torna alla carica. Dopo le bizze di fine anno, prima della manovra, il tema “pace fiscale” è stato rilanciato a Firenze, a inizio aprile, durante il congresso che ha riconfermato il ministro dei Trasporti al timone del Carroccio. Per lanciare un messaggio anche agli alleati, oltre che per limare gli ultimi dettagli tecnici del provvedimento, ieri pomeriggio Giorgetti si è riunito con tutto lo stato maggiore del partito che si occupa di economia: il sottosegretario Massimo Bitonci, il presidente della commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, il capo dei dipartimenti della Lega, Armando Siri, il pugnace responsabile Economia del partito, Alberto Bagnai, e il capo della commissione Attività produttive della Camera, Alberto Gusmeroli. Secondo i presenti, nel corso del vertice, il Mef avrebbe promesso una relazione tecnica sul provvedimento entro maggio. La prossima settimana, al massimo quella dopo ancora, il ministro dell’Economia sarà audito nella commissione Finanze di Palazzo Madama. L’obiettivo degli ex lumbard è strappare un primo via libera entro fine mese, in Parlamento.

La proposta di legge è già stata incardinata. In Senato l’ha presentata il capogruppo Max Romeo, a Montecitorio se n’è occupato Gusmeroli. Nonostante lo sprint leghista, la partita è ancora in salita. Restano alcuni intoppi tecnici da levigare. E c’è il nodo delle coperture. Il progetto iniziale di Salvini prevedeva una rottamazione per tutti, un filotto di 120 rate, senza alcun limite rispetto agli importi delle cartelle. Dopo la riunione, riferiscono alcuni leghisti, si sarebbe ragionato su una rottamazione più limitata, con un tetto insomma, ancora da quantificare. Per capire quante risorse potranno essere impiegate, vanno tenute d’occhio anche due scadenze: ieri è scaduto il termine per la riammissione alla rottamazione quater e il 30 settembre scadrà l’adesione al concordato preventivo biennale. Secondo alcune fonti del Carroccio, con i dovuti ritocchi, la misura potrebbe costare circa 1 miliardo di euro.

Ma lo scoglio principale è politico. FI non ha voglia di polemizzare, ma il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, spiega che la linea degli azzurri rispetto a dicembre non è cambiata: «Per noi la priorità è tagliare l’Irpef al ceto medio dal 35 al 33%. Lo abbiamo detto anche prima della manovra. Poi se si può aggiungere altro ben venga, ma il tema è la tenuta dei conti, che devono restare in equilibrio».

Leggi i commenti